DOSSIER - "LATTE FRESCO"


notizie a cura di AGRISOLE

Su Frescoblù Granarolo e Parmalat finiscono in Tribunale 

Finisce in Tribunale la contesa fra Granarolo e Parmalat su Frescoblù

da Agrisole n. 11, (dal 15 al 21 marzo 2002)

Con un ricorso d'urgenza al Tribunale di Bologna la Granarolo ha infatti chiesto "di interrompere immediatamente ogni atto lesivo della concorrenza, astenendosi dal produrre, confezionare, distribuire, commercializzare e pubblicizzare con la denominazione di latte fresco pastorizzato" il prodotto denominato "Frescoblù". 

In particolare Granarolo accusa la Parmalat di "concorrenza sleale" considerato che "la caratteristica di Frescoblù - si legge nel ricorso - è costituita dal fatto di possedere, a fronte di una denominazione 'latte fresco partorizzato omogeneizzato' una durata superiore a quella prevista dalla legge che è pari a 4 giorni più quello di confezionamento. 

Frescoblù invece - continua il ricorso - è pubblicizzato con una durabilità di otto giorni". 

19 marzo 2002


Alemanno: prodotto subordinato alla legge 

Sul latte fresco scatta la diffida

Annamaria Capparelli

(NOSTRO SERVIZIO) NAPOLI - «La commercializzazione di latte fresco non conforme alla normativa è vietata». A Napoli per partecipare al forum economico di Confagricoltura, il ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno, annuncia di aver «diffidato» le aziende a utilizzare in etichetta la denominazione "latte fresco" per il prodotto a scadenza allungata, ottenuto con il processo della microfiltrazione. 
«L'uso della denominazione latte fresco - ha aggiunto - è subordinato al rigoroso rispetto dei procedimenti e dei requisiti previsti dalla normativa vigente. 
Qualunque commercializzazione di latte non conforme a tale legge è vietata». Il ministro ha anche annunciato la costituzione di una commissionie tecnico-scientifica interministeriale (Politiche agricole e Salute) che dovrà verificare le caratteristiche del latte prodotto con procedimenti diversi e verificarne la compatibilità con la legge 169. 
«Se la commissione ci dirà che la microfiltrazione è un metodo scientificamente e ingienicamente accettabile - ha poi precisato il ministro - ci sarà un nuovo tipo di latte, ma non si chiamerà latte fresco». 
All'intervento di Alemanno replica la Parmalat, l'azienda che produce il latte "Frescoblu", annunciando la sospensione della microfiltrazione. 
«Pur ritenendo che la dichiarazione del ministro contrasti con i principi che regolano in Europa la libera circolazione delle merci, essendo il prodotto latte fresco pastorizzato "Frescoblu" fabbricato in Germania, Parmalat Spa ed Eurolat Spa, hanno comunque deciso di continuarne la commercializzazione, sospendendo momentaneamente la microfiltrazione in attesa del responso della commissione tecnica appositamente convocata dal ministro». 
Nella stessa nota Parmalat ed Eurolat spiegano di ritenere comunque «che la microfiltrazione sia assolutamente idonea per produrre un latte fresco pastorizzato di eccellente qualità e pienamente conforme alla normativa comunitaria e nazionale attualmente in vigore. Frescoblu - spiega continuerà quindi ad essere presente sul mercato italiano grazie all'eccellente qualità della materia prima e dei procedimenti produttivi, fresco per 8 giorni». 
Il caso del latte fresco con scadenza superiore ai 4 giorni previsti dalla legge 169 è stato al centro, ieri mattina, di una manifestazione organizzata a Roma dalla Cia. 
Assieme a Legambiente l'organizzazione agricola ha offerto la colazione, a base di latte fresco italiano, ai parlamentari che entravano a Montecitorio. «Un gesto simbolico - dice il presidente della Cia, Massimo Pacetti - per far capire al Governo quanto sia importante difendere il nostro latte e la legge che ne disciplina il mercato e che dà certezze al consumatore». 
A questo punto per Alemanno l'obiettivo da raggiungere è un decreto che annulli la circolare con la quale il ministero delle Attività produttive ha autorizzato la vendita di latte microfiltrato "fresco". Questo in virtù della difesa del principio di libera circolazione dei prodotti all'interno dell'Unione europea. 
Per trovare una sponda giuridica il ministro ha chiamato in causa anche il Consiglio di Stato, a cui ha chiesto un parere sulla possibilità di applicare la legge 169 non solo al prodotto italiano ma anche a quello importato. Alemanno comunque non vuole chiudere la porta alla tecnologia industriale. «I trattamenti, però, devono essere preventivamente autorizzati. 
Lo prevede la stessa legge 169 - ha detto - ma sino a oggi non risulta agli atti del ministero alcuna richiesta di autorizzazione».

Giovedí 14 Marzo 2002

Martedì vertice interministeriale per cambiare la data di consumo del prodotto pastorizzato, oggi ferma a quattro giorni

Scadenza lunga per il latte fresco

Dalla Coldiretti arriva una cauta apertura alle richieste dell'industria di settore ma «centrali» e coop puntano i piedi Alessandro Mastrantonio

ROMA - Il latte torna alla ribalta di un duro braccio di ferro. Questa volta, le famigerate quote comunitarie e il suo pesante fardello di multe arretrate però non c'entrano. 
A tener alta la polemica è la durata del latte fresco pastorizzato. Che in Italia, sulla base di una legge che risale al 1989, è di soli quattro giorni (più uno per il confezionamento). 
Diversa la situazione in Europa, dove i produttori sono sostanzialmente liberi di indicare la data che vogliono, anche fino a due settimane. 
Una situazione che si è trascinata per anni, senza particolari tensioni commerciali. L'Italia è un Paese storicamente deficitario, ma fino a qualche anno fa il fiume di latte che scorreva dalla Baviera o dalle vicine Austria e Francia viaggiava in cisterna. 
Un serbatoio importante per far fronte alla cronica carenza di materia prima per produrre formaggi, latticini o latte a lunga conservazione (Uht). Ma di latte fresco, già confezionato, ne arrivava poco. 
Senza disturbare più di tanto i produttori italiani. Soprattutto le centrali del latte che avevano il loro core business proprio nel latte fresco. 
Furono le pressioni delle municipalizzate e delle associazioni degli allevatori a ispirare la legge 169/89 che, per valorizzare la materia prima italiana e metterla al riparo dall'agguerrita concorrenza del latte straniero, introdusse la scadenza di "breve durata". 
Ma da qualche tempo molte cose sono cambiate e quello "scudo" fa acqua. La libera circolazione delle merci dà ormai diritto di cittadinanza in Europa a tutti i prodotti comunitari. 
Così, anche gli esportatori tedeschi e austriaci hanno deciso di puntare alla conquista del mercato italiano con il prodotto confezionato, a più alto valore aggiunto e con una durata anche doppia rispetto alla scadenza del latte fresco italiano. 
Un paio di anni fa l'import di prodotto confezionato e pronto al consumo era di poco più di tre milioni di quintali, mentre il consuntivo 2001 segna poco meno di quattro milioni di quintali. 
Di cui, si stima, mezzo milione di quintali arriva con la digitura «fresco» e una scadenza che va anche oltre gli otto giorni. I primi approcci commerciali si sono avuti sui mercati più vicini agli esportatori austriaci e bavaresi, come a esempio i supermercati del Trentino-Alto Adige. 
Poi, con l'arrivo anche di colossi, come la tedesca Muller, la presenza è stata sempre più massiccia. Di fronte a questa offensiva, i principali competitor italiani hanno reagito. 
Come la Parmalat, che ha cominciato a distribuire «Fresco blu», latte prodotto in un suo stabilimento tedesco e che ha una scadenza di otto giorni. Ma già si segnalano altre iniziative che, pur mantenendo la scadenza nazionale di «breve durata», informano i consumatori che - se ben conservato - può durare anche di più. Ma l'iniziativa delle imprese italiane non è piaciuta al mondo delle cooperative e a Frescolatte (l'associazione delle imprese del latte fresco). 
Partite al contrattacco, hanno chiesto il rispetto della normativa italiana, che riserva al latte fresco pastorizzato una vita commerciale molto breve. 
Prima in sede legale contro una circolare del ministero delle Attività produttive della scorsa estate (che ribadiva il principio della libera circolazione delle merci), poi in sede politica, chiedendo l'intervento del ministro delle Politiche agricole, Giovanni Alemanno. 
Sul primo fronte, una recente decisione del Consiglio di Stato ha revocato la sospensiva ottenuta in un primo momento dal Tar del Lazio. 
Mentre la riunione interministeriale tra Attività produttive e Politiche agricole si dovrebbe tenere, salvo ulteriori rinvii, martedì prossimo. I
n quella sede forse si riuscirà a capire se c'è la possibilità di trovare un giusto compromesso o se invece le scaramucce di quseti mesi sfoceranno in una battaglia. 
Dalla Coldiretti della Lombardia, regione leader nella produzione di latte, giunge una cauta apertura. «Noi vogliamo valorizzare la materia prima nazionale e la sua origine - afferma il direttore, Duccio Castellotti -. 
Non abbiamo dogmi, siamo pronti a discutere anche nuovi parametri, ma non vogliamo che le nuove regole ci siano calate dall'alto».

Sabato 16 Febbraio 2002


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