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Sequestro in azienda - nel mirino 142 bufale Centoquarantadue bufale e cinque vitelli (quest'ultimi di età non superiore ai tre anni, quattro da latte e un maschio) sono stati sequestrati in un'azienda zootecnica di Cancello Arnone, di proprietà di D.F., 48 anni di San Cipriano d'Aversa. Stavolta il rischio non è soltanto quello del morbo della «mucca pazza», ma anche quello dell'afta epizootica, che ha focolai mai domati in provincia di Caserta e su cui da anni esiste una vera e propria cortina, nessuno parla e controlli inesistenti. Il sequestro degli animali porta la firma del Nucleo antisofisticazione di Napoli e dei veterinari dell'Asl di Aversa. Bufale e vitelli valgono sul mercato 350 milioni, erano privi di certificazione sanitaria e dei marchi alle orecchie che servono ad individuare l'allevamento dal quale provengono. La Procura di S. Maria Capua Vetere indaga anche sul fronte «mucca pazza», in particolare, nelle scorse settimane, ha aperto tre fascicoli, per tre diverse vicende. A Teano, sempre i carabinieri dei Nas, in un blitz in un mangimificio, sequestrarono prodotti contenenti farine animali. A Cancello Arnone, gli investigatori scoprirono, tempo fa, un allevamento nel quale si faceva uso di impasti strani con ossa e interiora. Il blitz scattò anche in un allevamento di Piana di Monteverna. I carabinieri aggiungono: «Nessun allarme, solo normale routine per i controlli. I bovini e le bufale non sono stati sequestrati perché affetti dal morbo della Bse, ma perché non avevano la certificazione sanitaria». In provincia di Caserta, la carne bovina è quasi tutta importata dal nord Italia, ha subìto un controllo gigantesco. Va bene l'unica macelleria equina in centro a Caserta, in via Roma, e i due allevamenti di struzzi nella zona di Capua. E' poi in crescita esponenziale il consumo di carne di bufala, ma importata da Salerno e Latina, già, a Caserta nessun allevamento è specializzato per i filetti. 26 aprile 2001 |
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