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Prodi e la grana del parmigiano europeo
MARCO MAROZZI

Dopo Parma, il Parmigiano. Per di più Reggiano, come lui. Sulla testa di Romano Prodi continuano ad arrivare grane alimentari dalla sua Emilia Romagna. E stavolta si tratta di un problemaccio da oltre 68 milioni di euro, quasi 140 miliardi di lire nostrane. Una grana al formaggio, incarnata da colossali forme di Parmigiano Reggiano, di Grana Padano, di Provolone e uscendo un po' dalla Padania antica, preBossi, ma sempre con le maiuscole nobiliari pure del Pecorino Romano. Tutti i grandi formaggiari italiani chiedono al reggiano presidente della Commissione europea di muoversi perché l'Europa non tagli i suoi contributi ai nobili derivati del latte e delle vacche italiche. Così un'altra querelle padana di aggiunge a quella già sul tavolo prodiano di Parma, la città che chiede di essere sede dell'Authority europea per gli alimenti. Una corsa in cui Prodi è stato pure accusato di non fare abbastanza per aiutare la sua terra, preso da beghe eurocratiche (la comodità di avere l'Authority in Lussemburgo) e spartizioni da Cencelli Ue (Helsinki vuole una sede europea).
L'allarme fra i produttori di formaggi è scattato nei giorni scorsi quando la Direzione generale al Bilancio della Commissione ha messo in moto un meccanismo per tagliare i 74 milioni di euro di aiuti annui che l'Ue concede all'ammasso privato dei formaggi. Un contributo per aiutare il mercato di questi prodotti di alta qualità, custoditi ad arricchirsi per mesi e mesi in magazzini.
Il supporto Ue per il 92,84% è destinato all'Italia. Solo percentuali minime finiscono a Francia e Grecia. Ad Emmental, Gruyere, Comtè, Beaufort vanno in tutto 5 milioni di euro. Al Kefalotiri Kasseri 300 mila euro. Il sostegno al Pecorino Romano viaggia sui 3,9 milioni, quello a Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Provolone esplode a quota 64,8 milioni. Morale: al formaggio italiano l'Europa accorda 68,7 milioni di euro all'anno.
Al centro delle polemiche, le necessità di bilancio di cui si fanno portabandiera tutti i palazzi di Bruxelles. «Ma c'è risparmio e risparmio», rimbombano associazioni come Assolatte e Confagricoltura, cooperative bianche e rosse, assessori e il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Tutti in varie vesti minacciano di marciare su Bruxelles e intanto tirano per la giacca a suon di lettere ed appelli Prodi nella sua veste di presidente e Giuliano Amato in quella di premier di un'Italia comunque indebolita dalla propria nebulosità politica. «Intervenite, intervenite» è la richiesta corale che passa da Roma e corre a Bruxelles e di cui si è fatto capofila un conterraneo di Prodi, il diessino assessore all'Agricoltura dell'EmiliaRomagna Guido Tampieri.
Scattano proteste per i diversi pesi negli interventi. «Le previsioni di budget 2001 della Commissione europea si arrabbiano al Consorzio del Parmigiano Reggiano prevedono una spesa di 67 milioni di euro per l'ammasso di latte scremato in polvere. Ma in questo caso non se ne propone l'abolizione o il ridimensionamento, nonostante gli stock siano inesistenti e il mercato sia decisamente sostenuto». In soldoni, se si vuole risparmiare sui 2.500 milioni di euro che ogni anno la Ue destina al settore lattiero caseario (su 42 miliardi di tutto il Piano agricolo comunitario, il Pac che tanti dicono vada riformato) perché non si guarda anche a Paesi come Francia, Olanda, Belgio. Dove burro il cui aiuto per l'ammasso è cresciuto recentemente grazie all'incremento del tasso di interesse e latti da sempre sono superprotetti a spese Ue.
Dietro i guai, il panorama fosco di mucche pazze ed afta, con le immense spese che deve sostenere l'Europa. I problemi per i formaggi italiani scattano quando il commissario all'Agricoltura, l'austriaco Franz Fischler, ha proposto al Comitato di gestione latte della Ue un taglio del 10% sui 74 milioni di euro di aiuti all'ammasso privato. Invece di approvare una misura accettata da tutti, la Direzione bilancio ha chiesto ed ottenuto la cancellazione dell'ordine del giorno sugli aiuti all'ammasso dei formaggi. E intanto sono saltate le sovvenzioni al Pecorino Romano, che per l'80% si produce in Sardegna. «Un segnale di quel che si sta preparando anche per gli altri formaggi italiani. Un vero e proprio attacco politico all'Italia» per Lega Coop e Confcooperative unite nella lotta.
«E' un comportamento non nuovo all'Unione che con analogo blitz accusano qualche anno fa eliminò le misure su Grana Padano e Parmigiano Reggiano, senza alcuna motivazione economica, dal momento che non rappresentavano un costo per la comunità. Non si può infatti, come fa la Ue, affermare di voler affrontare la globalizzazione dei mercati, puntando sui prodotti di qualità e poi penalizzare formaggi che hanno tutti i marchi europei di origine protetta». E a Prodi adesso una richiesta: sbloccare gli aiuti.

23 aprile 2001


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