DOSSIER MUCCA PAZZA


 

La marcia degli agricoltori
"Difendiamo noi la qualità"

 

A Roma sfila la protesta dei centocinquantamila
allarme mucca pazza

BERNARDINO CAMPELLO

ROMA - Le piazze italiane hanno trovato una nuova protagonista. Non è più la mucca Ercolina, vera mucca in carne ed ossa simbolo della guerra alle "quote latte". Ma è la "mucca intelligente" che sfila in corteo a Roma contro la sua più sfortunata sorella impazzita. Sono centinaia i manifestanti, in gran parte provenienti dal Veneto che indossano questo copricapo con un volto bovino, un fiore in bocca e la lingua, verde, di fuori. Spiccano nel corteo dei centocinquantamila agricoltori che, organizzati dalla Cia (Confederazione italiana agricoltori) da tutta Italia ieri hanno raggiunto la capitale per esprimere il disagio del settore dopo gli ultimi avvenimenti e ricordare che esiste un'Italia che cura l'ambiente e difende la qualità dei nostri prodotti
Le delegazioni, arrivate da tutta Italia si sono date appuntamento in piazza del Popolo dopo aver attraversato la città con un corteo partito dallo Stadio Flaminio che ha praticamente diviso in due la città. Hanno sfilato dietro agli striscioni agitando le bandiere verdi e i campanacci. Molti Comuni si sono presentati nella loro forma più istituzionale con tanto di gonfalone e sindaco con il tricolore. In piazza anche costumi folkloristici, bande con majorette, danzatrici e acrobati sui trampoli. Elementi che hanno dato alla manifestazione un tono festoso. Negli slogan, non solo rabia ma anche tanta ironia come quella esibita da un cartello della delegazione toscana che paragonava l'Unione Europea a Cecchi Gori: «Hanno entrambi rovinato la Fiorentina».
Il fantasma della mucca pazza si faceva sentire nella manifestazione a partire dallo slogan guida che recitava: «La nostra qualità è la vostra sicurezza». Anzi, tre sicurezze, come ha messo in risalto Massimo Pacetti presidente della Cia: quella alimentare, quella dell'ambiente e quella del territorio. «Il nostro impegno è far sì che chi sceglie di lavorare in agricoltura non si senta sacrificato, emarginato».
Una sensazione, quella di far parte di un mondo in via di estinzione, che tocca molti manifestanti. Come Bruno, coltivatore della provincia di Brindisi, che se la prende con la difficoltà di usufruire del carburante a prezzi agevolati. «Non solo siamo costretti a file estenuanti per ottenere i rimborsi, quando arrivano, ma oltre a questo siamo costretti a tenere i registri per qualsiasi spostamento facciamo poi con quel carburante. La perdita di tempo è tale che talvolta pensiamo sia meglio pagarci il carburante di tasca nostra a prezzo intero. Il risultato è che io ho tre figli e nessuno dei tre ci pensa minimamente a impiegarsi nell'agricoltura». Anche Giuliana, della provincia di Siena, lamenta la stessa cosa. «Ormai sono rimasta solo io ad occuparmi della terra. Mio marito è passato al settore edilizio e mio figlio pensa ad altro».

22 marzo 2001


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