DOSSIER MUCCA PAZZA


 

Mucca pazza - sesto caso a Bergamo 

Scattati i controlli di Nas e veterinari in Valcavallina

PIERO COLAPRICO

la conferma


ENDINE GAIANO - Una stalla che sembra fuori dal mondo, nulla a che vedere con il mondo degli allevamenti intensivi della Valle padana. Siamo a Perlisa, una frazioncina che domina il laghetto di Gaiano, nell'Alta Bergamasca. Nella stallapresepe ci sono appena trentacinque vacche e più in su c'è anche la malga «alta», per il pascolo estivo in montagna. E i due fratelli allevatori, Remigio e Pietro Dallangelo, quando la vacca è stata male, dopo un parto - esattamente com'era successo lo scorso gennaio alla vacca 103 di Pontevico, la prima «pazza d'Italia» - si sono rivolti alla Asl.
Sono scattati i controlli, l'istituto zooprofilattico di Brescia diretto da Ezio Lodetti ha eseguito il triplotest, il campione di cervello è risultato «non negativo» e così anche in Valcavallina, la «valle delle vedove», per i tanti emigranti e più d'una banda di rapinatoripistoleros, adesso è tutto un girare di carabinieri dei Nas e veterinari. Tra questi, Tino Consoli che, oltre a essere l'ex capogruppo di Forza Italia per la Provincia, è il responsabile Asl per il distretto di Trescore: secondo le sue indagini, la vacca, macellata sempre nel Bergamasco, a Casazza, era però nata in Germania nel novembre 1996.
Lì ha vissuto sino a due anni fa, risulta infatti importata in Italia nell'estate del 1999. Se questo caso verrà confermato dall'istituto torinese, questa frisona bergamasca sarà il primo caso certo di mucca con prione Bse importata dall'estero.
In Italia i controlli sono stati più di 46mila. Cinque sinora i casi positivi (tre in Lombardia, uno in Friuli, a Bicinicco, uno in Puglia, a Castellaneta) e, com'è noto, la prima mandria, quella della cascina «Malpensata» di Pontevico, è stata distrutta all'inizio di questa settimana: 28 bovini (la «famiglia» e le coetanee della 103) restano in vita e sono stati ricoverati all'istituto zooprofilattico di Brescia, tutti gli altri 180 macellati, ad Agrate, e lì sottoposti a prelievo di campioni cerebrali. La prossima settimana, molto probabilmente, seguiranno la stessa sorte le oltre 200 mucche della cascina Canove di Verolanuova, a 4 chilometri dalla Malpensata, già controllate dal veterinario Silvestro Abrami: una grande cascinamodello, con albero genealogico del bestiame, con mangimi naturali.
Tutti i test serviranno a capire «se» ci sono e «quanti» sono i capi malati in una stalla dove una mucca era affetta dalla sindrome spongiforme bovina. Ai Greci di Pontevico andrà un rimborso tra i 680 e i 750 milioni, lo stesso trattamento verrà riservato agli altri allevatori e poi, alla fine delle analisi, in base al numero dei capi realmente affetti da Bse, si capirà meglio se è il caso di continuare l'ecatombe.
Solo nella provincia di Brescia ci sono infatti 158mila vacche da latte, e in tutto 550mila bovini: di fronte a simili numeri, alle autorità sanitarie sembra ragionevole ammazzare e «testare» qualche centinaio di capi.

16 marzo 2001


Sesto caso di mucca pazza
arriva la conferma dei test 

Annuncio del ministero della Sanità: 
la vacca di Endine Gaiano (Bergamo) è stata abbattuta il 10 marzo
L'allarme


BERGAMO - È stato confermato il sesto caso di mucca pazza in Italia. Lo ha annunciato un comunicato del ministero della Sanità sull'esito delle analisi definitive effettuate all'istituto zooprofilattico di Torino sulla vacca da latte abbattuta il 10 marzo proveniente da una stalla di Endine Gaiano, in provincia di Bergamo. Domani l'allevatore avrà un incontro con i responsabili della Asl, che hanno comunque già anticipato un accordo di massima per l'abbattimento delle altre 35 mucche di razza bruno alpina finora sotto sequestro cautelativo. Ai titolari dell'azienda agricola dovrebbe essere concesso dalla Regione un rimborso pari al valore del bestiame e un incentivo per l'acquisto di altre vacche da latte. La mucca positiva all'esame Bse aveva quattro anni ed era stata macellata dopo che non si era più ripresa dal parto di un vitello. Erano stati gli stessi allevatori a chiedere l'intervento dei veterinari della Asl. L'animale era stato in contatto con altri 23 esemplari della Germania e acquistato il 27 agosto del ‘99 alla Fiera di Sant'Alessandro di Bergamo, una delle più importanti rassegne della Lombardia. Secondo i veterinari della Asl, probabilmente era già ammalata. Gli altri animali venduti in quell'occasione a diversi allevatori sono stati rintracciati. Intanto Romano Marabelli, direttore generale del Dipartimento alimenti, nutrizione e sanità pubblica veterinaria del ministero della Sanità, nel corso di un convegno a Pavia sulla mucca pazza ha ribadito l'importanza della messa al bando delle farine animali, «perché è evidente» ha detto il relatore, «che il prione si trasmette attraverso gli alimenti contaminati. Però è importante sapere se esistono altri fattori di trasmissione».
(s.car.)

18 marzo 2001


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