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Confermata la seconda mucca pazza JENNER MELETTI MARMIROLO — Il messo della Asl arriva alle 17,50, con le carte ufficiali. Sopra c’è scritto che la mucca 285, morta di polmonite dopo essersi rotta una zampa, era affetta da Bse. Tre test, effettuati all’istituto zooprofilatico di Torino, hanno eliminato ogni dubbio. E’ il secondo caso in Italia, dopo la mucca 103 di Pontevico, un mese fa. Le carte della Asl — c’è scritto anche che l’allevamento resta sotto sequestro e tutte le 167 vacche debbono essere abbattute — arrivano quando tutti sanno tutto da quattro ore. «E ancora una volta — dice Marco Crovetti, che in questi giorni di bufera fa il portavoce della famiglia Mantovani — le notizie arrivano prima alla stampa poi agli interessati». Come se cambiasse qualcosa. Ma bisogna pure reagire in qualche modo, quando arriva una sberla come questa. Bse in una stalla dove le vacche costano cinque milioni l’una, perché sono selezionate da dieci anni e producono 40 litri di latte al giorno. Bse in una stalla nella quale — i cugini Gabriele e Orlando Mantovani lo ripetono anche oggi — non sono mai entrate le famigerate farine animali. «Solo foraggio e granaglie, prodotti nei nostri campi». Gli amici, i compagni di tante battaglie nella guerra del latte, scaldano già i trattori. «Per ora stiamo calmi — dice Franco Cauzzi presidente del Cospa — e studiamo i ricorsi legali. Queste vacche però non vanno abbattute. Se sarà necessario, scenderemo in campo come guerrieri. Abbiamo combattuto in tutta Europa. Non lasceremo certo distruggere un nostro allevamento». Squilli di tromba anche dai parte dei Cobas. «Porteremo i nostri trattori dice Giovanni Robusti a Marmirolo come abbiamo atto a Pontevico. Abbattere tutti i capi è un massacro inutile». Il ministero della Sanità cerca di frenare l’allarme. «Due casi di Bse accertati su 23.000 test effettuati dice il ministro Umberto Veronesi permettono di affermare che la malattia dei bovini nel nostro Paese deve essere considerata sporadica, né endemica né epidemica. Per gli uomini il rischio resta quasi nullo». I dubbi sono ancora tanti. O nell’azienda sono state usate magari senza saperlo farine animali, o la malattia non è provocata solo da questo alimento. Gli allevatori mettono le mani avanti. «Come possiamo essere certi che i sacchi che arrivano dai mangimifici siano sicuri?». Questa la preoccupazione anche del ministro dell’Agricoltura Pecoraro Scanio, che annuncia «tolleranza zero sui mangimi a rischio Bse». Ispettorato repressione frodi, carabinieri e corpo forestale controlleranno le aziende produttrici, le rivendite e gli allevamenti. «Se c’è una cosa ormai certa dice il ministro è che i mangimi con farine animali sono il primo pericolo. Su questo, in passato, c’è stata sottovalutazione». 17 febbraio 2001 |
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