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ministro dell'Agricoltura Pecoraro Scanio "Faremo gli esami ma il
rischio non c'è"
Gb, controlli sul latte - ma l'Italia è tranquilla |
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ROMA - L'allarme arriva dall'Inghilterra dove il governo ha esteso gli esami sul caso "mucca pazza" anche al latte. L'obbiettivo è verificare che il morbo non viaggi anche su altri percorsi altrettanto pericolosi per i consumatori. Un nuovo fronte d'inquietudine che l'Italia si affretta a smentire, o comunque a restringere. il primo a parlare è il ministro dell'Agricoltura, Alfonso Pecoraro Scanio che assicura: "Il latte non è considerato a rischio". Nessun allarme, anche se un altro esponente del governo, il sottosegretario alla Sanità, Ombretta Fumagalli Carulli che ritiene i test eseguiti in Inghilterra "opportuni". "Ben vengano - aggiunge - ulteriori accertamenti. Personalmente, sono sempre d'accordo con il principio di cautela. Anche se l'Organizzazione mondiale della Sanità ci ha sempre detto che il latte è a bassissimo rischio è pur vero che sul prione e sulla trasmissione della malattia al momento non si hanno certezze scientifiche". "Proprio seguendo il principio precauzionale - ricorda infine Fumagalli Carulli - è stato distrutto tutto il latte proveniente dall'allevamento bresciano da dove proveniva la vacca da latte risultata positiva ai primi test rapidi anti-Bse". Sul fronte del latte arrivano messaggio tranquillizanti anche dagli esperti. Secondo il presidente della Società italiana di Igiene, Gaetano Maria Fara, i sequestri di latte negli allevamenti sospetti non devono essere motivo di nuovi allarmi. "Non c'è nessuna documentazione - ha rilevato - di casi di contagio avvenuti tramite il latte. Molti agenti virali possono passare effettivamente nel latte, ma generalmente non avvengono infezioni per questa via". Bisogna inoltre considerare, ha rilevato, che finora non è stato documentato il passaggio dall'animale all'uomo della proteina alterata responsabile dell'encefalopatia spongiforme bovina (Bse). "Certamente - ha proseguito Fara - ci sono elementi che destano sospetti, ma c'è anche da domandarsi perchè i casi della variante della malattia di Creutzfeldt Jakob nell'uomo siano limitati. Una situazione che farebbe pensare all'esistenza di fattori naturali di protezione presenti nell'uomo". Riferendosi al caso sospetto individuato in Italia, Fara ritiene che non sia stato corretto darne notizia prima della conferma definitiva da parte dei test. "I test di screening - ha osservato - hanno infatti la caratteristica di avere un'alta sensibilità e una bassa specificità. Vale a dire che possono esserci anche dei falsi positivi, poi scartati dai test di conferma". Solo tra qualche settimana, ha concluso, si potrà avere un quadro completo della situazione. (14 gennaio 2001) |
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