DOSSIER MUCCA PAZZA


Mucca pazza in Piemonte Primo caso nel Verbano


ARTURO BUZZOLAN

Gli esperti se lo aspettavano, prima o poi. E ora, sia pure con un certo ritardo, Mucca pazza è arrivata anche in Piemonte: vicino a Verbania, per la precisione, in un piccolo allevamento di montagna nel comune di Malesco, ai confini con la Svizzera. È il quattordicesimo caso in Italia, peraltro piuttosto «atipico» come lo definisce il direttore della Sanità pubblica regionale, Mario Valpreda, che, dopo ben 8630 controlli in tutto il Piemonte, il primo animale affetto da Bse se lo sarebbe aspettato, al massimo, in una supertecnologica azienda agricola di pianura.
Invece no. L'allevamento dei fratelli Besana, Claudio ed Ettore, sperduto in località «Alle Fontane» di Malesco, uno dei sette comuni della Valle Vigezzo, conta una trentina di mucche, alcune anche molto anziane, destinate alla riproduzione e all'ingrasso e, soprattutto, a rifornire di latte un piccolo caseificio cooperativo della zona nel quale, tra l'altro, uno dei due fratelli fa il casaro. E la scoperta della vacca «a rischio» è avvenuta un po' per caso: quell'esemplare, una «bruna alpina» da latte, di cinque anni, nata e cresciuta lì, avrebbe dovuto infatti seguire il tranquillo destino delle altre. «Il fatto è che quella mucca non riusciva a rimanere gravida - hanno spiegato, ieri, Claudio ed Ettore Besana - e così abbiamo deciso di farla macellare...». Dopo la macellazione, avvenuta a Villette, sempre nel Verbano, è stato prelevato, martedì scorso, un campione di encefalo dell'animale che è stato analizzato. E la risposta dell'Istituto zooprofilattico di Torino non si è fatta attendere: quella mucca era «positiva». Certo, l'esame andrà ripetuto, e sempre nello stesso istituto che è centro di riferimento nazionale per la Bse: i risultati della controanalisi si conosceranno mercoledì prossimo. Ma, già da ora, dubbi ce ne sono pochissimi. «Abbiamo ripetuto due volte il test rapido proprio perché la presenza di Bse in un allevamento di montagna ci appariva molto strana...» spiegano allo Zooprofilattico torinese.
Nella ditta sono stati trovati, e posti sotto sequestro assieme agli animali, alcuni mangimi che verranno ora tutti analizzati. «Non abbiamo ancora ricevuto nulla di ufficiale -affermano i titolari della stalla - alimenti "strani" alle nostre mucche non ne abbiamo mai dati e, del resto, i mangimi sono solo una piccola parte del vitto dei nostri animali, che qui in montagna possono nutrirsi di erba di ottima qualità». Ma è proprio la collocazione geografica dell'allevamento, a un tiro di schioppo dal confine elvetico, a suscitare qualche dubbio nel direttore della Sanità piemontese Valpreda: «Proprio in Svizzera sono stati scoperti numerosi casi di Bse e di commercio di mangimi a rischio. Senza contare che, nelle zone di confine, l'andirivieni e lo scambio di animali al di fuori dei controlli sono pratiche tutt'altro che rare». Per i trenta capi dell'azienda Besana, ora, il destino sembra segnato: verranno tutti abbattuti. Oggi lo stesso Valpreda, con i suoi collaboratori e i carabinieri del Nas, raggiungerà Malesco per cercare di capire, di persona, come la contaminazione da Bse sia potuta arrivare fin lì.

12 maggio 2001


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