‘Crolla’ la mozzarella
"Che c’entriamo noi?"
| GIOIA — La mozzarella, la mucca pazza. Anche nella
patria del fior di latte vaccino le vendite sono in calo. Del 30 per
cento, cui va però aggiunto il normale decremento registrato
annualmente dopo le feste natalizie: in parole povere, un tonfo del 40
per cento circa. E i maestri caseari di Gioia si domandano a questo
punto: «Che c’entriamo noi in questa storia?». «O la gente si è spesa tutti i soldi per pagare le tasse e non mangia più – dice Matteo Grandieri, titolare del caseificio "De Bellis" a Gioia e presidente dell’associazione provinciale lattiero casearia – Oppure è vero che tutti credono a quelle frottole della mucca pazza». Comunque sia, si vende meno. Intanto, sul fronte dei controlli sugli allevamenti nel territorio gioiese, i veterinari dell’Asl Bari 5 si schierano dalla parte degli allevatori e, assumendosi personalmente le responsabilità di questa decisione, stanno autorizzando il seppellimento nelle aziende delle carcasse di mucca morte per cause diverse dalla Bse. Caseifici vuoti, banconi pieni. La merce resta tutta lì. Anche a Gioia, dove per tradizione i caseifici producono la migliore mozzarella di latte vaccino. Le aziende in zona sono una quindicina. Quasi tutte a conduzione familiare e di dimensioni mediopiccole. Eppure, anche un caseificio di dimensioni modeste riesce a fatturare tre o quattro miliardi l’anno. «A voler quantificare il danno che questa situazione ci sta portando – dice Gentile, titolare di un caseificio e di un centro di stoccaggio latte – si dovrebbe parlare di due o 300 milioni di lire». Il mercato in questo momento è quindi fermo. Solo a Bari si registra un nuovo incremento nelle vendite. «Sulla base dei dati dell’ultima settimana – dice il presidente Grandieri – nel capoluogo abbiamo venduto un po’ di più. Ma Bari è un caso a parte. Si sa che sulle tavole dei baresi, le provoline sono considerate come il crudo di mare: indispensabili». Ad avere i maggiori timori sono i distributori del nord, che non comprano. I clienti spendono sempre meno. E gli stessi caseifici richiedono meno latte ai centri di stoccaggio. Il giro è lungo, la questione una sola: anche la mozzarella più famosa di Puglia è in crisi. La causa? Nemmeno a dirlo la mucca pazza. Eppure a Gioia non sono ancora stati registrati casi di Bse, ma il rischio è dietro l’angolo. «Finora abbiamo analizzato una cinquantina di casi e sono risultati tutti negativi – spiega il veterinario dell’Asl Bari 5, Vito Paradiso – Ma siamo ancora all’inizio. Il fatto che a due passi da noi, a Noci, si sia scoperto l’uso di mangimi proibiti fa sospettare che anche qui qualcuno ne abbia fatto uso. La buona fede degli allevatori è assodata, il problema è che se i controlli non sono stati fatti a monte, direttamente dai mangimifici, il rischio rimane». Intanto, per la questione dell’incenerimento delle carcasse, l’Asl Bari 5 ha preso una decisione a favore degli allevatori. Durante una riunione collegiale dei veterinari, il dott. Paradiso ha proposto di permettere agli allevatori di seppellire le carcasse nelle aziende, almeno fino a che non sarà realizzato un inceneritore in Puglia. «In un primo momento ci sono state delle resistenze – spiega Paradiso – anche perché delle garanzie date a parole dall’assessore regionale Mazzaracchio non esiste ancora alcun documento scritto, e tocca a noi veterinari assumerci la responsabilità di una decisione del genere». 28 gennaio 2001 |
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