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Prioni, forse anche nel latte di ovini malati
A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
04/11/2005
I prioni responsabili del morbo della mucca pazza e malattie correlate potrebbero essere presenti anche nel latte degli animali infetti. A lanciare l'allarme, sottolineando però che per ora non è stata trovata traccia alcuna di prioni nel latte, il patologo dell'Università di Zurigo Adriano Aguzzi, super-esperto di malattie prioniche. In un articolo pubblicato sulla rivista Nature Medicine l'esperto ha riportato infatti la presenza di prioni nelle ghiandole mammarie infiammate di quattro pecore (da allevamenti sardi) affette da scrapie, la forma ovina corrispondente al morbo della mucca pazza.
Di per sé è difficile rilevare la presenza di queste proteine malate nel latte, ma “è improbabile”, ha anticipato Aguzzi, “che i prioni non siano presenti pure nel latte, e la prospettiva non è delle migliori”. I prioni sono gli agenti infettivi del morbo della mucca pazza (encefalopatia spongiforme bovina - BSE) e di altre encefalopatie come la variante fatale umana del morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD), causata da contagio alimentare con carne bovina infetta da BSE. I prioni sono la variante malata di proteine normalmente presenti nel corpo di moltissimi animali, uomo compreso.
Tra la proteina sana e il prione vi è una differenza di forma tridimensionale. I prioni si trovano normalmente nel cervello, nel midollo spinale e nel sistema immunitario. Fino a poco tempo fa altre parti del corpo erano ritenute sostanzialmente sicure e non veicolo di contagio, tanto che i divieti governativi, tra l’altro di recente rimossi, si limitavano principalmente al commercio e consumo diffusi di parti bovine con osso. Ma poi in una serie di studi il gruppo di Aguzzi ha dimostrato che i prioni possono trovarsi anche in altri organi, purché questi ultimi abbiano uno stato infiammatorio in atto. Per esempio nei primi mesi del 2005 Aguzzi annunciò di aver trovato prioni in fegato, pancreas, reni infiammati. Inoltre solo lo scorso mese la sua équipe ha pubblicato la scoperta della presenza di prioni nelle urine di topi infetti e con i reni infiammati. Tutto ciò ha indotto Aguzzi ad analizzare ghiandole mammarie infiammate.
Gli esperti hanno quindi esaminato in Sardegna 261 pecore geneticamente suscettibili allo scrapie. Sette di queste avevano la malattia e quattro di loro avevano anche ghiandole mammarie infiammate. Aguzzi ha trovato prioni nelle ghiandole mammarie di questi quattro animali. E non è tutto: Aguzzi ha fatto sapere che l’infiammazione ghiandolare era dovuta a infezione con il virus che causa la malattia contagiosa ovina “Maedi Visna”, dovuta a lentivirus della famiglia Retroviridae. Se la combinazione virus-prioni è comune, ha ipotizzato Aguzzi, questa scoperta potrebbe suggerire come combattere lo scrapie. “Forse per eradicare lo scrapie”, ha dichiarato Aguzzi, “bisogna prima eradicare il virus”. La buona notizia è che i prioni presenti nelle ghiandole mammarie sono a concentrazioni mille volte inferiori a quelle tipiche del sistema nervoso, ha concluso Aguzzi, ma la verità è che non è ancora noto quanti prioni siano necessari per indurre la vCJD negli uomini.
Fonte: Ligios C et al. Nature Medicine 2005;11:1137-1138. Published online: 3 November 2005;
doi:10.1038/news051031-7
Paola Mariano
7
gennaio 2004
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