DOSSIER MUCCA PAZZA


N. 9 - 11 gennaio 2004

Mucca pazza: più 20% acquisti carne
a tre anni dal primo caso italiano
 


Gli acquisti di carne bovina degli italiani sono aumentati del 20% a tre anni dal primo caso di mucca pazza in Italia accertato il 13 gennaio 2001. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che un'ulteriore spinta ai consumi potrebbe essere registrata nel 2004 grazie al ritorno della "fiorentina" che manca dalle tavole da 2 anni e quasi 10 mesi, dopo che il Consiglio dei Ministri agricoli della Unione Europea il 29 gennaio 2001 ha deciso di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la tradizionale bistecca con l'osso ottenuta dalla macellazione di capi di età compresa tra i 18 e i 22 mesi. Una decisione che - sostiene la Coldiretti - dovrebbe essere rimossa nel 2004 dopo il parere non sfavorevole del comitato scientifico comunitario del 16 maggio 2002 e le altre misure adottate per far fronte all'emergenza Bse come il divieto dell'uso delle farine animali nell'alimentazione del bestiame, il test obbligatorio su tutti i bovini di età superiore a 24 mesi e su tutti i capi malati o sottoposti a macellazione d'urgenza, l'eliminazione degli organi a rischio BSE dalla catena alimentare e la distruzione volontaria nel 2001 di oltre 100.000 capi "a rischio" oltre i 30 mesi. Ma anche e soprattutto - precisa la Coldiretti - l'introduzione a partire dal 1 gennaio 2002 di un sistema obbligatorio di etichettatura completa delle carni bovine in circolazione sul mercato che consente di conoscere l'origine della carne acquistata con riferimento agli Stati di nascita, di ingrasso, di macellazione e di sezionamento, nonché un codice di identificazione che rappresenta una vera e propria carta d'identità del bestiame. Si tratta di una misura di salvaguardia dei consumatori che - sottolinea la Coldiretti - assume particolare rilievo dopo la scoperta del primo caso di mucca pazza negli Usa che ha portato al blocco delle esportazioni di carne statunitense in molti Paesi. Una etichetta trasparente dal campo alla tavola divenuta obbligatoria - ricorda la Coldiretti - dal primo gennaio 2004 anche nella commercializzazione delle uova ma che purtroppo manca ancora per il pollame, la carne di coniglio e per quella suina dove rappresenterebbe una misura di garanzia rispetto ai recenti allarmi alimentari come l'importazione di "polli all'antibiotico" dal Brasile e i "suini alla diossina" dal Belgio. Una situazione che potrebbe cambiare nel 2004 grazie alla proposta di legge di iniziativa popolare presentata dalla Coldiretti e supportata da un milione di firme che prevede "l'indicazione obbligatoria nell'etichettatura dell'origine di tutti i prodotti alimentari" e che è già all'esame della commissione agricoltura del Senato. Nel 2003 sulla base dei dati forniti dal Ministero della Sanità sono state effettuate negli allevamenti bovini 777.500 analisi ed individuati solo 29 casi di positività alla Bse. Dal primo gennaio 2001 sono state eseguite 1.989.767 analisi per verificare la presenza del morbo della mucca pazza, a cui vanno aggiunti altri 1.446 test effettuati nel 2000 che hanno rilevato la presenza in totale di 115 casi di Bse (encefalopatia spongiforme bovina) in Italia, di cui 50 individuati nel 2001, 36 nel 2002 e 29 nel 2003. Complessivamente in Europa nel 2003 - riferisce la Coldiretti - i casi di Bse sono diminuiti del 41% rispetto al 2002, passando da 2.125 a 1.244, localizzati soprattutto in Gran Bretagna (527), Irlanda (184), Spagna (158), Francia (136), Portogallo (120) e Germania (54), mentre i 29 casi italiani rappresentano appena il 2% del totale comunitario. Nel 2003 - continua la Coldiretti - gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane del panel Ismea-AcNielsen sono risultati pari a 398.000 tonnellate (22 chili per famiglia acquirente) per un importo di 3,4 miliardi di Euro con un aumento del 18,7% in quantità e del 22% in valore rispetto al 2001, anno in cui si è registrato un drastico calo. In Italia - conclude la Coldiretti - operano circa 90.000 allevamenti, 2.200 imprese di lavorazione della carne, circa 40.000 punti vendita tradizionali e nel 2003 sono stati macellati 3.465.240 animali (-2,9%). 

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