| Sezione: Cronache italiane del 28/2/2002 |
Rivolta sul latte fresco «Stop» di Alemanno Il ministro: dobbiamo definire norme chiare per garantire la qualità |
| Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. Ma il latte che dopo otto giorni è ancora fresco non crea problemi solo al ragazzino dello spot, che non riesce a far uscire di casa la fidanzatina. Quello della deroga alla legge che fissa in quattro giorni dalla data di confezionamento il tempo massimo di conservazione perché il latte possa fregiarsi in etichetta del termine «fresco» sta sollevando una bufera di proteste da parte di consumatori e allevatori. Oggi l'Adiconsum chiederà al ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, un´etichettatura chiara per questo tipo di prodotto, in cui vengano riportate provenienza e procedure di conservazione. L´associazione di tutela dei consumatori punta il dito contro il latte «Fresco Blu» della Parmalat: «Il prodotto - spiega una nota dell´Adiconsum - segue un procedimento tecnologico che gli permette una durata di 14 giorni rispetto ai 4 del latte fresco pastorizzato. La denominazione di vendita non può essere latte fresco, come riportato sull'etichetta perché ai sensi della legge 169/89 questa denominazione è riservata al prodotto sottoposto alla sola pastorizzazione a temperature comprese fra 72 gradi ed il punto di ebollizione e la cui durata non eccede i 4 giorni dalla data di confezionamento». Sostanzialmente identica la linea di Federconsumatori. Il ministro Alemanno ha già risposto che, pur non ritenendo ci siano rischi per il latte fresco italiano, oggi stesso convocherà una riunione della filiera del settore lattiero-caseario. «Dobbiamo definire nuove norme che diano garanzie chiare al consumatore - dice il ministro -. Intanto siamo intervenuti per cancellare la circolare del ministero delle Attività produttive in contrasto con la legge nazionale». Anche il ministro delle attività produttive, Antonio Marzano, assicura che è già allo studio una soluzione: «Stiamo parlando di un latte che è commercializzato negli altri paesi europei - sottolinea Marzano - e non possiamo pensare ad imporre barriere alle quali poi si opporrebbe Bruxelles». A far scoppiare il caso è stata una denuncia della Confederazione italiana agricoltori: «Il latte fresco rischia di scomparire dalle tavole degli italiani - avverte il presidente, Massimo Pacetti - l'immissione in commercio di un prodotto la cui durata di conservazione è superiore ai termini di legge può determinare un pesante sconvolgimento delle attuali condizioni di mercato, vanificando gli sforzi degli allevatori verso una qualità superiore e consentendo in un prossimo futuro di utilizzare latte proveniente anche da paesi attualmente al di fuori dall'Unione europea. Non si può - conclude Pacetti - definire latte fresco un prodotto che viene lavorato due volte e sottoposto a processi di micro-filtrazione. Questo vorrebbe dire prendere in giro i consumatori». Sulle posizioni della Cia si schierano anche le altre grandi organizzazioni agricole: la Confagricoltura chiede di «blindare» la legge che fissa i requisiti di produzione e la durata del latte che può essere venduto come fresco. E la Coldiretti va all´attacco di quello che definisce «il falso made in Italy alimentare» proponendo per il latte una carta d´identità come quella istituita per la carne. Intanto, mentre cominciano a fioccare le interrogazioni parlamentari, Legambiente annuncia la decisione di ricorrere all'Authority garante della concorrenza ed al Comitato per il controllo dell'autodisciplina pubblicitaria. «Il governo non inganni i consumatori - avverte infine il presidente dei Verdi ed ex ministro delle Politiche agricole, Alfonso Pecoraro Scanio - qui si tenta di spacciare per fresco un latte che fresco non è. Occorre fermare la deriva industrialista, ricordiamoci delle battaglie che abbiamo fatto per ridare dignità all'agricoltura rifiutando per questo settore il ruolo di succursale dell'industria». 28 febbraio 2002 |
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