Carlo Bologna
MALESCO Il
trasferimento delle prime cinque vacche è atteso per oggi. Dalla stalla
dei fratelli Besana, nell’Ossola, dove si è verificato il primo caso di
«mucca pazza» in Piemonte, i capi verranno trasportati vivi a Torino su
camion.
Qui,
a più riprese, arriveranno tutti i 31 esemplari di razza bruna per essere
abbattuti con l’iniezione letale: una «morte dolce» che non recherà
dolore. Le carcasse, dopo aver prelevato l’encefalo per gli esami sulla
Bse, verranno poi distrutte all’inceneritore Sardigna del
capoluogo.
E’
quanto previsto dalla legge. L’intera mandria deve essere abbattuta,
anche se soltanto «Bulla» ha contratto il morbo.
L’ordinanza
è stata firmata dal sindaco Federico Cavalli quattro giorni fa. Non
poteva fare altrimenti dopo la nota del Servizio veterinario dell’Asl
che riportava le conclusioni dell’Istituto zooprofilattio di Torino,
riferimento scientifico nazionale per i casi di Bse. E gli stessi
allevatori vigezzini hanno capito che la strada dei ricorsi e delle lotte
senza quartiere non avrebbe portato lontano. Così le 31 vacche lasceranno
la stalla senza che nessun trattore si metta in mezzo ad impedire
l’abbattimento. «I Cobas del latte - dice Ettore Besana - erano pronti
a manifestarmi solidarietà. Li ringrazio ma ho deciso di rifondare
l’allevamento da zero.
Nonostante
l’alto patrimonio genetico che si disperde. Ci sono campioni delle èlite
nazionali. Un allevamento di questo genere non si crea in un giorno. Ho 36
anni, ho iniziato a 15. Devo però tenere conto che vivo in una valle a
fortissima vocazione turistica ed è meglio stroncare sul nascere
qualsiasi sospetto». L’altro pomeriggio in Regione i fratelli Besana
hanno ottenuto garanzie per il risarcimento dei capi da abbattere ed il
mancato guadagno. Con questi soldi ricompreranno altri animali. «Una
scelta importante - dice Pieto Bianchi, presidente dell’Associazione
allevatori di Novara e Vco della razza bruna - che va sottolineata con
particolare apprezzamento. Siamo vicini ai Besana e faremo di tutto per
aiutarli». In questa direzione si stanno muovendo tutte le
amministrazioni.
Dalla
Regione fino ad arrivare al Comune. Franco Bonardi è il presidente della
Comunità montana della Valle Vigezzo: «Speriamo che la cosa finisca al
più presto, vorremmo proprio che scivolasse nel silenzio. Abbiamo avuto
già tante batoste per il turismo, basta pensare a frane e alluvioni. Da
anni siamo impegnati a difendere la qualità della nostra zootecnia, non
ci fermeremo.
Ad
aprile abbiamo inaugurato la nuova latteria sociale, mancava da anni.
Turismo e agricoltura, per la nostra valle, sono complementari e vitali.
Siamo certi che la gente che sceglie le nostre località non ci volterà
le spalle».
21 maggio 2001 |