DOSSIER MUCCA PAZZA


CRONACHE Martedì 20 Marzo 2001
Negativi i test a Malpensata

 

ROMA Mentre si attende il responso da Torino sul presunto, settimo caso di mucca pazza, si apprende che i test sugli animali abbattuti della cascina Malpensata di Pontevico, primo allevamento italiano colpito dal morbo, sono negativi. «Chiediamo di sospendere ulteriori abbattimenti», dice il presidente del Coordinamento Associazioni produttori latte, Roberto Cavaliere. È stata, intanto, completata la carta d’identità della vacca sospettata di aver contratto l’encefalopatia spongiforme nell’allevamento marchigiano di Serralta di San Severino, in provincia di Macerata. Era nipote di una frisona acquistata nel Cremonese agli inizi degli Anni '90. L’allevamento nell’89 era ripartito da zero, con una totale riconversione dalle pezzate rosse alle pezzate nere, animali importati tutti dalla Lombardia. La frisona pezzata nera, macellata a Senigallia d'urgenza perché, oltre a essere giunta a fine carriera, accusava problemi dopo il parto, era nata alla fine del '94. Si ipotizza, per questo capo, che l'eventuale trasmissione del morbo non sia di tipo orizzontale, cioè alimentare, perché non si sarebbe fatto uso di farine animali, e l'allevatore è in grado di esibire la certificazione sugli acquisti di mangimi effettuati. Si pensa piuttosto a una trasmissione verticale, cioè da madre a figlia. I carabinieri del Nas di Aosta, intanto, assistiti dai veterinari regionali, hanno sequestrato due allevamenti valdostani di bovini, uno a Gressan, l’altro a La Salle: una sessantina di capi che sarebbero stati nutriti con farine animali. Il problema dell’alimentazione del patrimonio bovino resta al centro del dibattito. Confagricoltura ritiene inaccettabile il documento licenziato ieri dalla Commissione Europea, sulle prospettive della produzione di proteine vegetali, in cui si propone di far ricorso a maggiori importazioni, per soddisfare gli effetti del bando delle farine animali. «Questo orientamento - spiega Confagricoltura - è contrario agli interessi dei consumatori e degli agricoltori. Dei consumatori, perché nei Paesi grandi esportatori di soia viene fatto largo uso di colture OGM (organismi geneticamente modificati). Degli agricoltori, perché è giusto che essi possano produrre di più, per rispondere alla domanda di una maggiore sicurezza alimentare». Il calo dei consumi di carne bovina nell'Unione Europea è stimato, in media, pari al 25 per cento: le punte massime si sono avute in Germania ed Italia, con flessioni rispettivamente del 50 e del 42 per cento. [d.dan.]

20 marzo 2001


IL VIDEO DI TG5.IT


torna a
DAIRY NEWS SELECTION