DOSSIER - " LATTE FRESCO"


Del 17/3/2002 Sezione: Speciali

Latte, la guerra degli 8 giorni
TORINO 

«E´ impossibile inventare un latte fresco che duri più di quattro giorni. O meglio si può inventare solo se si dà un nome nuovo ad un prodotto che esiste già. Nessuna violazione, per carità, anzi una corretta applicazione della normativa europea ma la verità è un altra: il latte che dura otto giorni ha meno vitamine ed enzimi di quello fresco made in Italy, cioè è meno nutriente». La sentenza arriva dal professor Giorgio Calabrese, dietologo di fama internazionale. Dal suo studio guarda con attenzione «una campagna pubblicitaria sicuramente di successo» ma sottolinea la necessità di «chiamare le cose con il loro nome». Spiega: «Secondo le regole dell´Unione Europea scrivere che il latte di 8 giorni è fresco è legittimo. Per le norme italiane, invece, quello stesso latte non può essere chiamato fresco. Dunque, se si vuole vendere quel prodotto in Italia bisognerebbe scrivere sull´etichetta la sua origine. Solo in questo modo il consumatore saprebbe che il latte che dura otto giorni ha meno qualità nutritive di quello che ne dura solo quattro». 

Professor Calabrese, a quali caratteristiche nutrizionali si riferisce?

«La legge stabilisce che si possa chiamare latte fresco quello appena munto e subito sottoposto a pastorizzazione, cioè riscaldato a 72 gradi per quindici secondi. E i numeri non sono stati stabiliti per caso: solo a quella temperatura e in quel breve lasso temporale è possibile eliminare i microrganismi pericolosi e si evitano danni alle altre componenti del latte». 

Quali sono le conseguenze?

«Più il riscaldamento è forte, tanto è maggiore il danno relativo per molte proteine ed enzimi e, soprattutto per le vitamine del gruppo B, che sono idrosolubili. Si perdono soprattutto gli effetti positivi della B12 e dell´acido folico che sono fondamentali per dare una maggiore pressione di globuli rossi e quindi di ferro. Dunque, se si vogliono conservare le caratteristiche positive del latte fresco si deve usare solo il sistema della pastorizzazione». 

Dunque lei boccia la microfiltrazione?

«Cerco di semplificare il ragionamento: con la sola pastorizzazione i microbi "buoni" diventano inattivi e, successivamente, ritornano attivi. La microfiltrazione, invece, non fa distinzione e cancella la presenza di gran parte dei microrganismi che causano la degradazione del latte ma, allo stesso tempo, lo rendono così utile all´alimentazione». 

I produttori del latte 8 giorni affermano che possono ottenere latte fresco usando un sistema diverso dalla microfiltrazione. E´ possibile?

«Guardi, secondo me possono usare solo la sterilizzazione, il sistema che garantisce la distruzione di tutti i microrganismi presenti impedendone la proliferazione. Anche questo sistema, però, garantisce un latte buono ma più povero dal punto di vista nutrizionale di quello fresco. Il punto è un altro: invece di cambiare la tecnologia bisognerebbe cambiare le regole. Dunque, perché non allargare all´Unione Europea, a partire dalla Germania, la legge 169 approvata dal Parlamento Italiano che regolamenta la pastorizzazione?». 

Maurizio Tropeano 

17 marzo 2002


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