DAIRY NEWS SELECTION


17/02/2004 Cronaca Torino

DOPO L’ACQUISIZIONE DEL 60% DA PARTE DELLA COOPERLAT DI JESI CHE ORA PUNTA ALLA EUROLAT (GRUPPO PARMALAT)  

Abit, il futuro è ancora in cooperativa

La Abit ha superato la crisi finanziaria che l’aveva colpita nell’estate e oggi il gruppo che ne ha rilevato il 60 per cento - la Cooperlat di Jesi - punta ad acquisire una delle società della Parmalat, la Eurolat produttrice di latte fresco.
La cooperativa marchigiana - che già oggi è il terzo produttore lattiero caserario in Italia, dopo Parmalat e Granarolo - ha scritto a Enrico Bondi, commissario straordinario della Parmalat, manifestando l’interesse per l’acquisizione; contatti si avvieranno quando sarà stato definito il piano industriale del gruppo parmense. 
Dall’inizio del mese è diventato operativo Abit Piemonte, un consorzio cooperativo con capitale sociale di 15 milioni di euro. 
La cooperativa produttori latte Abit ne detiene il 40% pari ad un valore di 6 milioni; il 60% appartiene al gruppo marchigiano. 
I dirigenti prevedono entro il 2006 un fatturato in crescita del 20% rispetto all’attuale andamento di 45 milioni e un conto economico positivo già dal 2005. La Abit - l’acronimo significa allevamenti bovini indenni da tubercolosi - funziona dal 1967, raggruppa oltre cento produttori che ogni giorno consegnano 1.300 quintali di latte. 
Nell’80 ha introdotto la confezione in cartone, nell’82 ha incominciato a produrre formaggi, nell’84 gelati. 
Dal ‘97 fa yogurt, dal 2000 la mozzarella “cubettata” e dal 2002 latte arabo fresco. 
L’azienda - che nell’89 ha inventato la fortunatissima Abitella e nel ‘90 il Grana padano - ha attualmente 152 dipendenti, altri 35 sono in cassa integrazione per un anno. 
Malgrado la ricca e apprezzata gamma di prodotto, nell’agosto dello scorso anno la Abit si è trovata in una situazione economico-finanziaria drammatica con perdite di esercizio di 2,6 milioni di euro che si aggiungevano a quelle degli esercizi precedenti, sbilancio tra debiti e crediti di circa 20 milioni. 
Spiega Sergio Giustetto, ex presidente della Cooperativa e ora del Consorzio: «Accertata l’impossibilità di una ricapitalizzazione nell’ambito societario siamo riusciti ad assicurare la sopravvivenza finanziaria per i mesi necessari a trovare un partner in grado di apportare capitali adeguati, disposto a rimanere nell’ambito del sistema cooperativo». 
E il direttore generale del Consorzio, Angelo Lombardini, aggiunge: «Abbiamo evitato approcci tipici del capitalismo finanziario d’assalto e disatteso aspettative di chi era interessato non al core business, ma soltanto a mere operazioni finanziarie. Dopo una complessa trattativa abbiamo condiviso con Cooperlat un rapporto di partnership ideale. Inoltre si è mantenuto il rapporto con i cento soci allevatori che, con i loro dipendenti e con tutte le rispettive famiglie portano a 1.450 il numero delle persone interessate direttamente o indirettamente». 
Il gruppo Cooperlat, che è ora il socio di maggioranza, è un colosso del settore con un fatturato nel 2003 di oltre 180 milioni, esporta in 40 paesi ed è composto da 15 cooperative formate da centinaia di allevatori di otto regioni. 
I prodotti Abit, che manterranno il marchio, saranno integrati nella rete di vendita della Cooperlat. Il direttore generale del gruppo Cooperlat, Carlo Filippa, assicura: «Dal punto di vista organizzativo Abit Piemonte avrà una sua autonomia. Per quanto attiene la produzione saranno portate in Cooperlat parte delle lavorazioni che Abit affidava ad aziende terze e nel Consorzio Abit produzioni che il gruppo acquista da altri».  


Mercato, imprese, prodotti ( 18 Feb 2004 )

JESI PUNTA DRITTO SUL LATTE PARMALAT

Cooperlat è la terza realtà nazionale del settore e vuole crescere ancora 

Il Gruppo Cooperlat (ex Tre Valli) vuole comprare anche una parte del latte di Parmalat. Lo ha detto ieri a Torino, il direttore dell’azienda di Jesi, Carlo Filippa, durante l’incontro di presentazione della nuova acquisizione dell’Abit, azienda del settore piemontese.
Evidentemente l’azienda di Jesi che rappresenta la terza realtà nazionale del settore con i circa 200 milioni di euro di fatturato sta pensando che di approfittare del fatto che il settore lattiero-caseraio si è messo in movimento con la crisi di Cirio, prima e di Parmalat poi. In effetti l’acquisizione della società Abit era già stata programmata ben prima che si fosse registrato il default della società di Collecchio. 
Abit fattura 65 milioni di euro annui e si è distinta per essere una delle più grandi realtà lattiero-casearie del Nord Ovest. 
Tra le altre cose aveva anche la più alta remunerazione verso i soci, ma la gestione ha negli ultimi tempi provocato uno sbilancio di 15 milioni di Euro pregiudicando il patrimonio sociale. 
Con l’Abit la Cooperlat dovrà avviare una ristrutturazione del business e per il momento sono stati tagliati alcuni "rami secchi" come l’abbandono della centrale del latte di Aosta e dello stabilimento di Gressan, ritenuti rapporti non profittevoli. 
Dopo l’operazione piemontese, quindi, non si esclude che la crescita per linee esterne della società di Jesi continui. 
A far gola possono essere sia i marchi del latte, per crescere in dimensioni nel core business, ma anche le attività della produzione lattiero casearia di cui Cooperlat è leader in Italia. Sull’acquisizione c’è l’incognita tempo: non si sa, in questo momento, come e quando verranno vendute le attività di Parmalat. 
Sicuramente prima o poi lo saranno, ma vista la complessità dell’operazione i tempi non saranno brevi. Per questo il direttore di Cooperlat, Carlo Filippa, ha fatto presente l’interessamento. 
Ci sarà, infatti, tutto il tempo di digerire un piccolo boccone come quello dell’Abit per pensare di mettersi in pista per un'altra e ben sostanziosa acquisizione targata Parmalat. Del resto se è proverbiale la oculatezza dell’azienda jesina nelle offerte: non comprò la Centrale del latte di Ancona (finita al Gruppo di Cagnotti) perché fece un’offerta più bassa e non ha comprato, recentemente, la Centrale del latte di Firenze, per lo stesso motivo. 
Oculatezza che si è dimostrata saggezza, dato che sia Cagnotti sia Tanzi si sono gettati in una corsa dissennata a comprare le Centrali a prezzi esorbitanti. E dire che l’azienda di Jesi di acquisizioni ne ha fatte nel passato: soltanto tra il 1985 ed il 1990 sono state comprate la Deltalat nel Veneto, la San Giorgio e Colavev Valtellina in Lombardia, la Latte Cigno in Abruzzo, la Valmetauro e Sibilla nelle Marche. 
Una corsa alla crescita che è continuata anche per tutti gli anni ’90: ulteriori partecipazioni sono state acquisite in società di cui deteneva un pacchetto azionario in Fattorie Marchigiane e Colavev Valtellina, ma anche nuove partecipazioni come in Granarolo Bologna e Torre Cooperlat Grecia. 
Proprio quest’ultima acquisizione ha fatto sbarcare il gruppo di Jesi in Grecia attraverso l’accordo con Torre Cooperlat di Salonicco. Il Gruppo, nel frattempo, si è internazionalizzato esportando i suoi prodotti in 40 paesi in tutto il mondo. 
Tra i suoi prodotti, oltre alla linea del latte del Gruppo Fattorie Italia, c’è da registrare anche Hplà, leader nel settore delle creme vegetali. L’intera struttura societaria è composta da 15 cooperative e da 2.500 soci. 

Il Messaggero, 17 febbraio 2004 


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