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Del 10/3/2002 Sezione: Speciali

Italia senza «Ogm»? Deciderà il Parlamento

Alemanno: la legge sulla tracciabilità entro l´anno 

inviato a VERONA 

Il ministro delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, punta ad un grande dibattito politico parlamentare che permetta di individuare la direttrice di marcia nel dibattito sul tema «Ogm free», coinvolgendo le forze politiche e sociali, le Regioni e i produttori. «Il mio orientamento - ha detto Alemanno intervenendo alla Fieragricola di Verona - è quello di tenere le coltivazioni di Ogm lontano dall'Italia, però è un orientamento che deve avere un riscontro a livello governativo e politico generale». 

Intanto l´Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato con la Fao l'approvazione di nuovi principi per valutare gli alimenti geneticamente modificati. 
Principi che stabiliscono tra l'altro il bisogno di una valutazione dell'innocuità caso per caso prima di immettere prodotti transgenici sul mercato. 

E qui si innesta il discorso sulla tracciabilità con un altro annuncio di Alemanno: «Abbiamo chiesto la delega al Parlamento, nel collegato agroalimentare alla Finanziaria, per definire la nuova normativa in proposito e credo che entro l´anno riusciremo sicuramente a vararla». 
Ma, secondo la Coldiretti, per rigenerare il settore agroalimentare e lo sviluppo del sistema obbligatorio di rintracciabilità serve un fondo con una dotazione annuale pari a 2,5 miliardi di euro. 
«La cifra - sottolinea il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni - è stata calcolata con grande accuratezza andando ad indicare le attuali voci di spesa e per le quali si propongono variazioni di bilancio». Insomma, la qualità va promossa e tutelata, cosa su cui è d´accordo il commissario europeo per l'agricoltura, Franz Fischler che assicura: «È ferma intenzione di Bruxelles fare in modo che il commercio internazionale dei prodotti agricoli il cui nome è legato a determinate origini geografiche non sia ostacolato da inaccettabili atti di imitazioni e usurpazione». 

Ma, a proposito di denominazioni, è ancora bollente la polemica sull´uso del termine «latte fresco», innescata la scorsa settimana con la contestazione da parte dei produttori agricoli del nome «Frescoblu» per un latte con conservazione di otto giorni, contro i quattro più uno previsti dalla legge. Una legge, che, ha chiarito Alemanno, «non si tocca». «Ci sono altri tipi di prodotti validi, utili e utilizzabili ma dovranno chiamarsi diversamente - ha detto il ministro - si tratta di stabilizzare le attuali regole e non di cambiarle. 

Questo è l' obiettivo che noi vogliamo raggiungere con una circolare a cui stiamo lavorando e che dovrebbe essere pronta a giorni». Una posizione apprezzata dall´Unalat, che esprime soddisfazione per gli interventi a difesa del latte fresco pastorizzato indirizzati ad evitare confusioni nei consumatori. Sull´assoluto rigore verso l´applicazione della legge fanno quadrato le organizzazioni agricole: «Non riusciamo a capire perché lo Stato non dovrebbe farla rispettare», afferma il presidente della Confagricoltura, Augusto Bocchini. 

Mentre il presidente della Confederazione italiana degli agricoltori, Massimo Pacetti, sottolinea: «La qualità del latte si fa nella stalla e non attraverso i processi di trasformazione». Le industrie leader del settore hanno affrontato la questione, sempre in occasione di Fieragricola, e si sono trovate d´accordo sull'ipotesi di rivedere la soglia di durata del latte per fronteggiare il calo dei consumi di latte. 
Tutto questo favorendo la rintracciabilità dell'origine del prodotto in etichetta e nel rispetto delle norme di qualità vigenti. 

Ma il presidente della Granarolo, Luciano Sita, pur convinto che il latte fresco ottenuto in conformità con le leggi attuali potrebbe già durare qualche giorno in più, aggiunge: «Il tema della durata non può essere affrontato fino a quando ci sono produttori che, per ottenere l'allungamento della scadenza, ricorrono a procedimenti industriali invasivi che non corrispondono alle normative italiane, nè a quelle europee». 

Da Fieragricola arriva anche il profilo del settore tracciato dall´Istat sulla base dei risultati provvisori del censimento 2000. 
«L´agricoltura italiana - segnala l´Istat - è sempre più caratterizzata dall'accentuato dualismo tra aziende altamente professionalizzate aperte alla concorrenza e aziende economicamente marginali, di piccole dimensioni, scarsamente orientate al mercato e a rischio di scomparsa». 

Le cifre evidenziano il fenomeno: le aziende agricole sono diminuite di circa il 13,4% rispetto a dieci anni prima e la superficie agricola, che nel '90 ammontava a circa i due terzi di quella nazionale, si è ridotta in dieci anni del 6,1%. 

A FIERAGRICOLA POLEMICHE E CONTI DI UN SETTORE A DUE VELOCITA´ 
Vanni Cornero

10 marzo 2002

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