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9 gennaio - sezione Novara
IL RESPONSABILE DEL SERVIZIO VETERINARIO REGIONALE INTERVIENE SUL CASO SCOPERTO IN LOMBARDIA
Bse, le indagini assolvono i
novaresi
Mucca Pazza, l’animale da un allevamento di Casalbeltrame
NOVARA -
Il caso di Bse («Mucca Pazza») riscontrato su un animale macellato e proveniente da un’azienda agricola del Bergamasco porta nel Novarese e rischia di suscitare allarme sia fra gli allevatori della provincia di Novara sia fra i consumatori.
Ma i controlli immediati così come l’intervento delle autorità sanitarie e agricole, tendono a socngiurare pericoli e psicosi.
Il «caso» è circoscritto e quasi certamente neppure riconducibile all’allevamento novarese di Casalbeltrame da cui proveniva la vacca venduta nel 1999 e ora uccisa in un mattatoio di Lodi.
Il responsabile del servizio veterinario regionale, Mario Valpreda, a capo di una struttura che nella vicenda Bse ha dimostrato massima efficienza in questi ultimi anni, ridimensiona il caso novarese: «Così come ormai si è ridotta la dimensione a livello mondiale (non più di 150 casi in tutto, di cui 144 in Gran Bretagna).
Stiamo attuando pesanti controlli su tutto il territorio nazionale. Questo accertato in Lombardia è il secondo caso riguardante il Piemonte nel 2003 e che potrebbe dar corpo all’ipotesi di una presenza precedente.
Va osservato che l’animale macellato a Lodi è risultato ‘’non negativo’’ al test, ma ora questo referto deve essere confermato dall’Istituto zooprofilattico di Torino.
Due le ipotesi su cui le autorità sanitarie sono chiamate a pronunciarsi: la mucca potrebbe essere stata infettata nel Bergamasco oppure già nel Novarese. Ma in quest’ultimo caso mi sento di poter dire che le indagini tendono ad assolvere l’allevatore novarese da ogni responsabilità». Valpreda aggiunge: «Conosco l’allevamento di Casalbeltrame, il proprietario ha sempre voluto affidarsi a mangimi con formulee zootecniche prive di farine di carne.
A questo punto si fa sempre più probabile l’ipotesi che la vacca dell’allevamento di Caravaggio fosse invece alimentata con farina di carne».
Nel frattempo, tuttavia, l’autorità sanitaria regionale - così come prevede la legge in questi casi - ha disposto l’abbattimento di quegli animali (una dozzina) coetanei della mucca venduta. Distrutto sarà anche il latte da essi prodotto.
Questo è il nono episodio di Bse che riguarda il Piemonte.
Grazie alla celerità e ai controlli del nostro servizio veterinario regionale mi sento di poter anche assicurare totalmente il consumatore, non esistono pericoli». «La carne sui mercati è sicura, nessuno provi a seminare paura» dice anche Gabriel Battistelli, direttore della Coldiretti di Novara e Verbano Cusio Ossola. «Ogni allarmismo, oltrechè inutile e dannoso - sarebbe fortemente dannoso per un settore già duramente penalizzato negli scorsi anni. i controlli funzionano e sono capillari: del resto, letto in una giusta chiave, il caso lombardo altro non dimostra che, anche in tempi lontani dalla ‘’tempesta Bse’’ in Italia nessuno ha abbassato la guardia.
Men che meno i produttori della Coldiretti che, aderendo in passato al progettoi di rigenerazione del patrimonio zootecnico, sono in grado di offrire carni sicure sul mercato. Fra le centinaia di migliaia di capi che vengono macellati ogni anno, il calcolo delle probabilità può ammettere, purtroppo, l’insorgere di un simile problema: l’importante è verificarlo e porvi rimedio, cosa semplice dati gli approfonditi controlli. Attenzione a incutere inutili timori alla gente: nel campo mondiale delle frodi alimentari, del rischio Ogm e dei cibi adulterati, il problema Bse è forse quello che probabilmente fa più notizia, specie dopo gli ultimi casi negli Usa, ma che rischia di trasformarsi - da una mucca pazza reale o presunta - in una colossale e pericolosa bufala».
09
gennaio 2004
7 gennaio - sezione Novara
ACCERTATO UN CASO DI BSE SU UN ANIMALE CHE VENNE ACQUISTATO NEL 1998
«Mucca pazza» del Bergamasco
NOVARA - Un caso di mucca pazza in un allevamento del Bergamasco: l’animale infetto era stato acquistato in una stalla della provincia di Novara.
Ora il dipartimento di veterinaria di Bergamo chiede di controllare anche la stalla novarese.
L’animale trovato positivo al test rapido della Bse è una pezzata nera, una mucca da latte appartenente a un allevamento di Caravaggio.
Il test è stato eseguito il due di gennaio al macello di Lodi. La pezzata è nata nel 1996 in un allevamento del Novarese ed è stata venduta nel 1998 all’allevamento bergamasco con altri sette capi.
«L’animale - dice Tino Consoli, direttore del dipartimento di veterinaria dell’Asl di Bergamo - era stata acquistata come manza gravida a quasi trenta mesi di età. La legge prevede che quando si acquistano bovini con più di dodici mesi le restrizioni in caso di Bse sull’intero allevamento dell’azienda siano meno pesanti, cioè è possibile limitare il danno ai soli animali nati dai capi acquistati, in questo caso 17».
L’allevamento di Caravaggio aveva acquistato dalla stalla del Novarese otto capi: quattro sono stati macellati alla fine del 2000, prima dell’entrata in vigore dell’obbligo di controllo dell’encefalo dell’animale direttamente al macello, uno è morto lo scorso anno. Tre mucche sono ancora vive, un’altra è quella che ha contratto il morbo.
Il caso di Bergamo potrebbe avere conseguenze dirette anche per l’allevamento novarese.
Consoli ha firmato l’ordinanza per mettere sotto sequestro l’allevamento di Caravaggio e dal due gennaio l’intera produzione di latte, 23 quintali al giorno per un valore di 800 euro, viene distrutta, ma ha anche chiesto alla Regione Lombardia che venga informata la Regione Piemonte per i controlli sanitari sull’azienda novarese.
m. g
7
gennaio 2004
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