| CUNEO Mercoledì 07 Febbraio 2001 |
| «Bloccati» altri 357
bovini Alimentati anche con mangimi contaminati da proteine animali
Alberto Prieri |
| CUNEO Il servizio sanitario regionale ha
allertato le aziende locali per individuare in quali allevamenti sia stato
utilizzato del mangime prodotto dalla «Mavital» di Lodi, all'interno del
quale sarebbero state trovate tracce di farine animali. Tredici gli
allevamenti già individuati in cui i veterinari dell'Asl 15 hanno
notificato il sequestro cautelativo per 317 bovini «sottoposti a vincolo
sanitario per utilizzo di mangime contaminato da farine di carne», come
si legge nella comunicazione del Dipartimento di Prevenzione che illustra
i dati relativi agli interventi di gennaio. «Abbiamo avuto casi di
mangimi risultati positivi ai test microbilogici per l'individuazione di
residui ossei animali - rivela il dottor Gilberto Mauro Barale, direttore
del Dipartimento di Prevenzione dell'asl 15 di Cuneo - tuttavia da questi
esami non emerge la quantità di tali residui: potrebbe essere una
semplice contaminazione in piccole percentuali e quindi assolutamente non
pericolosa». Saranno le controanalisi in corso all'Istituto di
Zooprofilassi di Torino a chiarire questo punto. Quanto alla distribuzione
degli allevamenti in cui sono stati usati tali foraggi, cinque sono di
Centallo (per un totale di 24 capi), due a Cervasca (5 capi), gli altri a
Castelletto Stura, Busca, Caraglio e Cuneo. Il record di bovini
sequestrati a Tarantasca: in due allevamenti sono stati sottoposti a
vincolo ben 250 animali. Riserbo sulle identità degli allevatori colpiti
dai provvedimenti. «Non vogliamo suonare la grancassa - ribatte in
proposito il dottor Barale - piuttosto preferiamo lavorare in silenzio nel
rispetto del diritto alla privacy di chi ha subito i controlli». I
risultati, che potrebbero arrivare già entro questa settimana, sono
attesi con ansia: nel Cuneese sarebbero infatti parecchie le aziende
agricole che utilizzano quel particolare mangime per alimentare i propri
bovini, soprattutto quelle in cui vengono tenute vacche di razza frisona
per la produzione di latte. Altro problema emerso è quello dei capi morti
che non si sa dove smaltire. «La loro permanenza nei pressi degli
allevamenti può originare una vera emergenza sanitaria - ammettono
all’Asl di Cuneo - per il resto, la carne bovina è la più sicura per
il consumatore, perchè gli animali arrivano al macello solo dopo aver
superato una serie di test che individuano qualsiasi malattia». «Al
contrario, le carni bianche arrivano da animali macellati in età molto
giovane, soggetti a trattamenti farmacologici che al momento del macello
non sono ancora stati del tutto assorbiti», sostiene il dottor Lingua.
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