DOSSIER - "LATTE FRESCO"

1 febbraio 2004 - Speciale

SECONDO CONFAGRICOLTURA NON TUTTE LE POSSIBILI RICADUTE DEL CRACK PARMALAT SONO STATE VALUTATE

Il sistema-latte è a rischio

Bocchini: rivedere la legge sul microfiltrato  

inviato a ROMA 

Confagricoltura vuole riaprire il dossier sul latte microfiltrato, che considera una porta aperta all’agropirateria perchè rende più complessa la tracciabilità: la recente legge sul prodotto fresco sposta le scadenze del latte pastorizzato da 4 giorni più 1 a 6 giorni più 1 e a 10 giorni più 1 per quello microfiltrato. 
«Confagricoltura chiede la moratoria sul latte microfiltrato - dice il presidente Augusto Bocchini - sia per i rischi che le nuove disposizioni potrebbero comportare alla tenuta della zootecnia di molte aree del nostro Paese, sia perché i nuovi decreti hanno un iter travagliato di autorizzazioni da parte della Commissione europea. Noi di Confagricoltura non dimentichiamo quello che è successo dal mese di agosto del 2001 ad oggi. Non c'è stata una levata di scudi contro lo smantellamento della precedente legge, non tutti hanno fatto il loro dovere nella difesa della nostra zootecnia. Di questo si deve tenere conto, ora che le disposizioni contenute nei decreti interministeriali rischiano di diventare un cavallo di Troia per l'allevamento bovino italiano». 
La richiesta ha una particolare relazione alla crisi Parmalat, visto che, spiegano alla Confagricoltura, la tendenza degli ultimi tempi è quella di un progressivo incremento dell'import di latte confezionato e, qualora il trend dovesse consolidarsi, per effetto delle vicende che hanno colpito la nostra principale azienda produttrice assisteremmo ad un sostanziale processo di sostituzione del latte alimentare prodotto con materia prima nazionale con quello proveniente da fuori dei nostri confini. 
«Si immagini - insite Bocchini - cosa potrebbe capitare all'equilibrio del mercato lattiero caseario italiano qualora venisse meno un acquirente che assorbe circa l'8% dell'intera offerta nazionale. Si deve considerare, infatti, che gli 8,6 milioni di quintali acquistati da Parmalat sono oltre il 20% del totale della materia prima consegnata all'industria privata. Va da sé che il peso del gruppo di Collecchio nella trattativa interprofessionale per la fissazione del prezzo del latte è determinante». 
Da una valutazione della confederazione agricola sulla ricaduta occupazionale della vicenda Parmalat appare che, solo considerando il numero di addetti presso le aziende zootecniche che conferiscono la propria materia prima al gruppo parmense, si contano circa 26.000 unità tra manodopera familiare ed extra familiare. 
Ma Parmalat non è solo latte: il portafoglio prodotti comprende succhi di frutta, derivati del pomodoro, prodotti da forno. 
«Ci risulta - dice il presidente di Confagricoltura - che nel settore del pomodoro il gruppo di Tanzi assorba oltre un milione e mezzo di quintali di materia prima. Quali garanzie ci sono per gli agricoltori che nelle prossime settimane si apprestano a sottoscrivere dei contratti con le aziende della Parmalat? La stessa cosa vale per le forniture di agrumi, che sono particolarmente consistenti in Sicilia, dove è attivo uno stabilimento controllato dalla Parmalat che lavora ogni anno 400 mila quintali di prodotto. Pertanto riteniamo sia necessario effettuare una ricognizione a "tutto tondo" e verificare il grado di rischio ed il livello di coinvolgimento dei vari comparti produttivi». 
E il crack Parmalat incide in qualche misura anche sulla vicenda delle quote latte. 
I primi acquirenti dovevano trattenere sul prezzo del latte ceduto dagli allevatori la multa dovuta da questi per il superamento delle quote. Oppure gli allevatori dovevano presentare un'apposita fideiussione, a garanzia del primo acquirente. 
Nel caso di ricorso contro le multe, le somme restavano bloccate sui conti degli allevatori che avevano presentato la fideiussione. Oppure, per quelli non in grado di presentare le necessarie garanzie, gli importi delle trattenute restavano sui conti dei primi acquirenti. 
Con l'adesione alla rateizzazione delle multe pregresse, varata dal Governo, le somme ancora in mano alla Parmalat devono essere restituite agli allevatori. 
«L’Agea ha eseguito dei conteggi riferiti a tutte le aziende che fanno capo al gruppo Parmalat dai quali emerge che le trattenute totali eseguite da Parmalat ammontano a circa 13 milioni di euro - spiega Bocchini -. Di questi, 3 milioni sono già stati versati da Parmalat nella contabilità di Agea. Dei rimanenti 10 milioni, una parte è ancora nelle casse di Parmalat. Non è una cifra esorbitante, tuttavia, i produttori a cui queste trattenute sono state imputate, si trovano ad affrontare un problema in più e che in qualche caso può essere di notevole dimensione».  


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