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Latte, ridurre il costo
Ieri in sala Monteverdi il convegno Unalat
Abbassare i costi di produzione è necessario, ma non basta. Bisogna poter razionalizzare e programmare la produzione stessa,
perché l’eccesso di offerta non vanifichi i vantaggi legati ad eventuali nuovi sbocchi sul mercato ed al ‘valore aggiunto’ garantito dalla qualità. Ed è necessario che il sistema - Paese si faccia finalmente carico del bisogno di competitività manifestato dalle aziende, oggi vessate da burocrazia e vincoli neppure immaginabili oltre confine. Questo l’appello lanciato, ieri pomeriggio a CremonaFiere, nel convegno organizzato da Unalat, insieme ad Ismea, Crpa e Confcooperative.
‘Costi di produzione per gli allevamenti da latte: la situazione italiana a confronto con l’Europa’ era il tema dell’appuntamento, che ha richiamato in sala Monteverdi un buon pubblico di addetti ai lavori. «Abbiamo scelto questo argomento anche per dire che gli allevatori non possono più delegare ad altri il problema della formazione del loro reddito», ha spiegato in apertura il presidente di Unalat, Ernesto Folli. Costo di produzione ‘osservato speciale’, dunque. «In un clima reso ancor più difficile dall’atteggiamento delle istituzioni, in Italia sempre più lontane dal nostro mondo, a differenza di quanto accade negli altri Paesi europei», ha aggiunto Antonio Piva, numero uno di CremonaFiere e di Confcooperative. La qualità non basta più per imporsi in un mercato globalizzato, spesso segnato da concorrenza sleale o comunque da vincoli assai meno rigidi, per non dire inesistenti. Temi al centro dei molti interventi specialistici offerti dal convegno, e ripresi poi nelle conclusioni, affidate al presidente della Libera Associazione Agricoltori, Mario Maestroni. «Nella maggior parte dei casi, il costo di produzione equivale ormai al prezzo del latte, e questo basta a dare un quadro della gravità della situazione. Molte aziende si chiedono se (e come) proseguire la loro attività, o se invece chiudere. Bisogna abbassare i costi, certo, ma non basta per guadagnare in competitività se dobbiamo confrontarci con Paesi - come gli Usa - in cui gli obblighi ambientali o relativi alle modalità produttive
sono molto più ‘leggeri’. Oggi il rappresentante del Ministero ci ha detto che il decollo della 119 e l’Antitrust renderanno possibile una migliore programmazione dell’offerta. Finalmente, aspettavamo da anni e solo oggi sembra che qualcosa si muova. Abbiamo fiducia che anche la nuova riforma sul disaccoppiamento garantisca a tante aziende in difficoltà un migliore sostegno. Vedremo nei prossimi due anni. Certo, il quadro internazionale non ci favorisce, la concorrenza è durissima. Applicare programmazione e razionalizzazione del prodotto, e trovare nuovi sbocchi sui mercati a quantità di produzione invariata, potranno rivelarsi una marcia in più. Ridurre il costo di produzione è necessario, ma da solo non basta».
(a.g.)
27 ottobre 2005
Dichiarazioni
Beccalossi e Stanca
La 60° fiera Internazionale del Bovino da Latte è stata inaugurata con tutti i crismi, con la presenza del Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca e il vicepresidente della Regione Lombardia e assessore regionale all’agricoltura Viviana Beccalossi. Prima volta per il ministro, ormai una presenza costante quella del vicepresidente della Regione che ha definito la Fiera “una grandissima Manifestazione, quest’anno un’edizione straordinaria e rinnovata, una Fiera nella quale la Regione crede moltissimo; Cremona diventa in questi 4 giorni la capitale zootecnica dell’Europa”.
“E in un momento così difficile nel settore del latte - ha continuato Viviana Beccalossi – abbiamo voluto fare investimenti pubblici soprattutto nel campo dell’innovazione tecnologica, che vedo ben rappresentata in questa Fiera. Abbiamo finanziato il nuovo padiglione con 4 milioni di euro, un padiglione che è un vero salotto per i 400 animali che vi sono ospitati. L’agricoltura lombarda è un’agricoltura altamente tecnologica e specializzata, un’agricoltura che garantisce la sicurezza alimentare”.
L’assessore non poteva non fare riferimento al momento critico che stanno affrontando gli operatori avicoli: ”Nel 2001 siamo stati penalizzati dalla Bse , con un calo del consumo della carne rossa del 60%. Oggi, nel 2005, la psicosi di massa riguarda la carne bianca. La Regione chiederà lo Stato di crisi perché ad oggi il calo del consumo delle carni bianche va dal 50 al 60%”. L’assessore ha poi annunciato che proprio oggi sono
iniziati i pagamenti per la Pac latte con un anticipo di ben 2 mesi. “Sono partiti proprio oggi i pagamenti per 7.441 aziende lombarde, per un totale di 84 milioni di euro”.
Lucio Stanca, Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, ha fatto il giro dei padiglioni, molto interessato alle nuove
tecnologie e ai nuovi macchinari presenti a CremonaFiere.
“Una manifestazione d’eccellenza – ha detto il ministro Stanca - dove si sposano bene l’agricoltura e la tecnologia. Porto naturalmente i saluti del ministro Alemanno, impegnato a Roma. Questa settimana ha firmato il decreto degli affitti delle quote latte, rendendoli così subito operativi, in modo tale che gli agricoltori non perdano il premio latte. Cremona con questa Manifestazione diventa la capitale europea dell’agricoltura, che con 14 miliardi di euro è prima nel comparto dell’industria alimentare italiana. E anche sul fronte del made in Italy, in particolare nel comparto dei formaggi, c’è stata una ripresa; tutto ciò contribuisce a invertire il clima di sfiducia degli ultimi 2 anni.”
Il ministro ha poi parlato dell’innovazione tecnologica: ”Abbiamo fatto due bandi: uno per la formazione del piccolo imprenditore nel mondo agricolo, rivolgendoci alle associazioni di impresa, e un secondo bando appena chiuso, cofinanziato dal ministero dell’agricoltura per 8 milioni, per le microimprese nel settore agroalimentare. Anche l’agricoltura ha bisogno di innovazione tecnologica in termini di costi e nuove offerte, e sono disponibile a lavorare per dare più innovazione tecnologica sia ai grandi che ai piccoli imprenditori”.
Agli Stati Generali di Cremona la crisi strisciante del settore lattiero caseario
Molti gravi problemi ma anche tante opportunità
per i produttori di latte dell’Unione Europea
Rapporto dell’Ismea sulle prospettive del comparto che gioca un ruolo importante nella politica agricola – Un interessante e vivace confronto che ha visto impegnate
tutte le organizzazioni agricole del mondo cooperativo per il consolidamento e lo sviluppo di un’attività decisiva per il futuro dell’agricoltura – L’intervento del presidente di Confagricoltura Vecchioni e le conclusioni del
sottosegretario alle Politiche Agrarie Delfino.
Cremona – La crisi c’è e si vede. Una crisi strisciante che da oltre 20 anni caratterizza il settore lattiero caseario. Una crisi che trova una sua rappresentazione precisa nella relazione dell’Ismea, commissionata da CremonaFiere e da Unalat, in cui è risultato evidente che solo una minima parte del reddito prodotto (circa il 20%) va agli allevatori, e il resto viene diviso tra l’industria di trasformazione e la distribuzione. Una situazione, come hanno sottolineato i numerosi interventi, che rischia di non solo mortificare il mondo della produzione, ma addirittura di creare le condizioni per la
sparizione di altre migliaia di aziende non solo piccole, ma anche medie e grandi. Ancora nel 2004 le statistiche hanno registrato la sparizione di un altro 10% di aziende impegnate nell’allevamento.
Questa crisi strisciante del settore lattiero caseario è grave anche per le ripercussioni che può avere per il consumatore finale. Infatti una riduzione della produzione di latte nel nostro Paese non solo vanifica gli sforzi che gli allevatori hanno fatto per migliorare a volte attraverso forti investimenti, ma crea le condizioni oggettive per la resa sui mercati della nostra migliore produzione. Il made in Italy, che ha trovato largo credito presso i consumatori anche all’estero ( per esempio il Grana Padano ha registrato un 20% dell’export), si vede fortemente penalizzato dalla mancanza di una coordinata politica della promozione che finisce per segnare negativamente il consumo anche in alcune regioni meridionali tanto che qualcuno ha addirittura
assimilato il mezzogiorno a certe aree del mercato estero. Il Grana, così come altri formaggi tipici famosi, possono esaurire il patrimonio di credibilità che si erano conquistati fino ad oggi.
Ma come reagire a una situazione che rischia di compromettere il futuro di un comparto agroalimentare di tale importanza? Quali gli strumenti da utilizzare? In che direzione avviare la politica di produzione? E chi si deve assumere questo difficile e complesso compito? A questo proposito il convegno si è espresso, trovando nell’intervento del presidente di Confagricoltura Roberto Vecchioni un preciso organico riferimento, per l’autonomia della organizzazioni economiche e sociali che possono, se unite, dare una risposta in positivo ai tanti diversi problemi che affollano il mercato. Di qui la necessità di utilizzare tutti gli strumenti disponibili per disegnare prospettive meno precarie a un settore decisivo del comparto agroalimentare. Il sottosegretario alle
politiche agricole Delfino, plaudendo alle intenzioni di tutti gli interventi si è dichiarato d’accordo, a nome
del governo, sulla necessità di mettere a punto una serie di iniziative che consentano di fare uscire al più presto il lattiero caseario dalla crisi strisciante che lo sta tormentando, avviando fra l’altro una politica della promozione che esalti il made in Italy quale condizione per vincere sui mercati internazionali il confronto, a volte aspro, con i partners
esteri. Va detto che problemi analoghi, anche se con accentuazioni diverse si ritrovano un po’ in tutta l’area europea, compresa quella che fa riferimento ai Paesi dell’est del continente. Anche la Polonia, che è stata oggetto di diverse annotazioni mostra un profilo, dove accanto a situazioni in forte crescita si segnalano insufficienze, limiti, contraddizioni. Di queste insufficienze si è fatto carico tra l’altro il direttore generale del ministero ungherese delle politiche agricole, il quale ha rilevato come la caduta del
prezzo del latte nel suo paese ha determinato la crisi in numerose aziende incapaci di stare su un mercato in rapidissima trasformazione. Di qui la necessità per la Comunità Europea di farsi carico di una politica agricola che interpreti, organizzi e
gestisca l’interesse di tutti conciliando le molte e diverse esigenze. Un compito, come si è capito in questo secondo convegno degli Stati Generali del latte, dedicato in particolare all’Europa, difficile anche se non impossibile. E comunque un compito che non può essere disatteso senza compromettere il futuro di un’ Europa che si propone di spostare in avanti le frontiere dello sviluppo economico, sociale, civile.
Un convegno allora che ha lasciato aperto tutti i problemi che si era posto? Difficile dare una risposta in un senso o nell’altro. Un convegno comunque che, quale ne sia il giudizio ha sottolineato l’esigenza, espressa esplicitamente in molti interventi, di lavorare da subito con lena ancora maggiore per la definizione di un programma organico di iniziative che, utilizzando tutte le forze disponibili, disegni una prospettiva adeguata alle possibilità e alle speranze degli allevatori, che a CremonaFiere, per la 60° rassegna del bovino da latte hanno, in una manifestazione straordinaria per dimensione e qualità, hanno espresso – questo sì con grande precisione – la volontà di non arrendersi alle difficoltà che la
situazione oggi presenta per il settore, ma di procedere con grande tenacia e determinazione sulla strada dello sviluppo di una produzione di qualità che trova sempre più credito sui mercati anche da parte dell’utilizzazione finale.
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