DOSSIER MUCCA PAZZA


 
Mucca pazza, oggi il verdetto
 

Mucca pazza, negativo il test

Come anticipato oggi da IlNuovo.it è risultato negativo il test di Torino sul secondo caso sospetto di Bse in Veneto.

MILANO –  Colpo di scena. Come già anticipato da Il Nuovo.it,  è risultato negativo  il test di conferma sul secondo caso sospetto di mucca pazza.  Il  percorso diagnostico "è stato in tutte le sue fasi trasparente e rigoroso. Dopo il test rapido, i risultati, in caso di sospetto positivo, vanno sempre verificati con le metodiche tradizionali". Questa la spiegazione ufficiale del ministero della Sanità.  I protocolli scientifici relativi alla diagnosi del "morbo della mucca pazza" che vengono utilizzati in tutta l'Unione europea contemplano l'eventualità che dei test rapidi risultati inizialmente positivi  possano essere non confermati dalle sucessive analisi approfondite.

Mucca pazza, il giorno della verità. E' in corso il Consiglio dei quindici ministri dell'Agricoltura dell'Unione europea. Al centro dell'incontro i metodi per affrontare la crisi da "mucca pazza", che finora è costata 6000 miliardi agli Stati dell'Unione europea.
C'è il rischio che la mitica "fiorentina" venga messa al bando. Ma per evitare il divieto della bistecca con l'osso, il governo italiano cercherà di far passare una linea di mediazione: ricavare le "fiorentine" solo dai bovini con meno di 20 mesi. La Commissione europea, come annunciato la scorsa settimana dal commissario David Byrne, chiederà di inserire tra le parti a rischio anche la carne vicina alla spina dorsale. La posizione del commissario alla protezione dei consumatori arriva dopo il parere espresso in questo senso dal comitato di veterinaria dell'Unione europea. Per il momento, occhi, intestino e cervello sono già considerati tra le parti a rischio di sindrome da Bse, encefalopatia da bovino spongiforme, più nota come virus della "mucca pazza".
Sarà battaglia anche sul fronte della direttiva sul vino transgenico. Il ministro all'Agricoltura, Alfredo Pecoraro Scanio, chiederà una moratoria di sette anni per studiare meglio il vino biotecnologico prima di autorizzarne la commercializzazione. Nei riguardi di alimenti a base di organismi geneticamente modificati, ha detto Scanio, "va rispettato il principio di precauzione". Sul tavolo dei Quindici ci sono oggi anche altre due questioni di una certa rilevanza: allevamento intensivo dei maiali e olio d'oliva.

La posizione italiana.  
La proposta italiana, annunciata dal sottosegretario alla Sanità, Ombretta Fumagalli Carulli,  è di  salvare la classica "Fiorentina" proveniente da animali con 17 mesi di vita potrebbe diventare  una realtà. L'Italia sosterrà oggi "leproposte più rigorose a tutela dei consumatori" per far fronte alla crisi: il governo ha offerto una soluzione di mediazione - quella dell'eliminazione della colonna vertebrale negli animali sopra i 20 mesi - ma "sappiamo che molti paesi sono contrari anche a questa misura". Lo ha detto il ministro dell'agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio prima dell'inizio della riunione dei Quindici a Bruxelles.
La crisi della mucca pazza è "una emergenza economica europea e non solo agricola": "E' stato un terremoto - ha detto oggi il ministro dell'agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio - e dunque non ha senso dire che i fondi a livello comunitario non ci sono. Andranno trovati. Spetterà ai Capi di stato e di governo dell'Ue fare un riesame delle prospettive di bilancio".
Il ministro ha sottolineato che "la politica agricola comune
va modificata" e che le risorse necessarie per far fronte ai
costi aggiuntivi della lotta alla Bse.

Confcommercio. "Chiarezza" da Bruxelles sulla  fiorentina e la nomina di "un portavoce del governo italiano"  sulla vicenda "mucca pazza" per evitare "interventi di ministri che vengono poi smentiti". E' quanto auspica il presidente della Confcommercio, Sergio Billé, a proprosito delle infezioni da Bse, a margine di un convegno a Catania.
Sul futuro della bistecca alla fiorentina, di cui si occupano
oggi i ministri dell'agricoltura europei, da Bruxelles Billé si
aspetta "quella chiarezza che forse sin qui non c'é stata".
Il presidente della Confcommercio reputa necessari "un sistema di controlli unificati per il consumatore e aiuti per gli
operatori che in questo momento stanno scontando non soltanto l' entità del problema ma anche la mancanza di chiarezza, che ha finito con lo sconvolgere il mercato". Sul fenomeno "mucca pazzà" in Italia, Billé ritiene che "oltre a studi di settore, che poi produrranno effetti nel tempo, bisogna
immediatamemte intervenire a sostegno di una categoria economica fortemente provata da una contrazione dei consumi che è davvero strarordinaria". Ma per Billé è "indispensabile ritrovare una linea di certezza minacciata da interventi di ministri che dicono una cosa e poi la smentiscono". Per questo propone l' istituzione di "un portavoce governativo, che dica che cosa si vuole fare, quali saranno i controlli da effettuare e come
comportarsi".

Allevatori protestano. "Non sappiamo cosa fare degli animali, perché il caos è totale e se non verrà fatta chiarezza entro il 2 febbraio, porteremo le vacche a fine carriera dai Prefetti": i Cobas del latte non cambiano strategia e il loro leader, Giovanni Robusti, ha confermato stamani, a Udine, la protesta annunciata nei giorni scorsi.  Intervenendo a un convegno sull'emergenza BSE e le quote latte, Robusti ha detto che "oggi, gli allevatori non sanno se possono abbattere i capi, se possono portarli al macello e se, portandoli, devono fare i test, né se possono incenerirli. Dato che non si può fermare un processo produttivo che riguarda animali vivi - ha rimarcato Robusti - chiediamo che lo Stato faccia immediata chiarezza. Fondamentale - per Robusti - è anche la revoca del decreto che impone l'abbattimento di tutti gli animali di un allevamento in cui si è rilevato un caso di Bse. E' un comportamento che ha solo l'Italia e, parzialmente, la Germania. In questo modo - ha spiegato - finirà che saremo
costretti, per rimpiazzare gli animali uccisi, a importare le
vacche da altri Paesi che non hanno seguito le nostre procedure.  In pratica, potremmo acquistare bestie provenienti da allevamenti con capi colpiti da BSE, ma che non sono state distrutte; e - ha aggiunto - giustamente, visto che nessuno
studioso ha indicato l'utilità di questa via".  "Nessun ricercatore - ha sottolineato Robusti - ha mai detto che l'abbattimento totale delle vacche è un metodo concreto per tutelare consumatori e allevatori. Non possiamo pensare di
ragionare seriamente su come combattere questo morbo, se non  agendo con razionalità e senza questa spada di Damocle dell' abbattimento totale. Globalmente - ha proseguito Robusti -, il  problema Bse supera comunque nettamente quello delle quote latte che, date le previsioni di abbattere due milioni di capi a livello comunitario, sembra doversi ridimensionare da solo. La questione mucca pazza, inoltre, mette in crisi tutto l'impianto della politica agricola comunitaria, come hanno già rilevato i loro stessi responsabili. Non è più pensabile, infatti - ha affermato Robusti - sostenere con risorse delle realtà
produttive, come quella dei cereali, che occupano grandi
superfici, ma pochissima gente. Inoltre, presto entreranno nella
Inchieste. E' per ora circoscritto ad un solo episodio e riguarda una ipotesi di reato di "mera natura contravvenzionale, la cui natura è da verificare" l' interessamento della magistratura barese alla vicenda nata a Noci, nel barese, per la somministrazione di un mangime nel quale figura anche una sostanza di origine animale.Lo ha reso noto il sostituto procuratore del Tribunale di Bari Lorenzo Lerario "al fine di evitare la diffusione di
notizie non veritiere che potrebbero creare inutili e dannosi
allarmismi nell'opinione pubblica". Da un controllo sanitario
é emerso che i 74 bovini dell'allevatore di Noci che ha fatto
uso del mangime si presentano in buone condizioni di salute,
sono tutti regolarmente muniti di 'matricola auricolare' e non
manifestano alcun 'segno clinico neurologico' che possa far
pensare ad una patologia in atto 'riconducibile' alla
encefalopatia spongiforme bovina.
A quanto rende noto il magistrato inquirente, "compatibilmente con le esigenze di segretezza correlate alle indagini in corso", non risulta per ora che altri allevatori abbiano fatto uso del mangime in questione dopo che è stata vietata la somministrazione agli erbivori di proteine animali.  La vicenda era nata nei giorni scorsi per il sequestro fatto in una ditta della zona industriale di Noci dall'Ispettorato centrale repressione frodi del ministero delle politiche agricole di mangimi di un'azienda di Brescia per la alimentazione delle vacche da latte. Tra le sostanze che compongono il mangime - è stato accertato - figurano "soprattutto'' sostanze di origine vegetale (farine di soia tostata, di colza, di girasole, panello di germe di mais, panello di cocco, glutine di mais e di frumento), ma anche una sostanza di origine animale.
Di qui - sottolinea il magistrato inquirente - il sequestro,
sulla base dell'ordinanza del ministero della sanità del 17
novembre 2000 e della decisione del Consiglio dell'unione
europea del 4 dicembre scorso che vietano la somministrazione agli erbivori di proteine animali.  E' poi risultato che 800 chilogrammi di quel mangime erano
stati venduti a un allevatore di Noci, nell'allevamento del quale il Dipartimento di prevenzione dell'Ausl Bari 5, d'intesa con la procura della Repubblica, ha controllato i bovini.

(29 GENNAIO 2001, ORE 6:27, articolo aggiornato alle ore 13:50)

vedi anche: Speciale Mucca pazza


 

Mucca pazza, si decide sulla «fiorentina»

I ministri della Ue discutono il divieto della bistecca con l’osso. Da Torino il verdetto sul secondo caso italiano


ROMA — I ministri dell'Agricoltura dei Quindici cercheranno lunedì di dare una risposta comune alle nuove ipotesi di rischio avanzate a metà gennaio dal Comitato scientifico Ue in tema di encefalopatia spongiforma bovina, o «mucca pazza». Ma alla vigilia del vertice le posizioni dei vari paesi erano ancora distanti. Sul tappeto del negoziato c’è anche la possibile messa al bando della bistecca con l'osso.

Una soluzione troppo drastica, secondo il governo italiano, che punta invece a salvare la «fiorentina», con l'obbligo di distruggere la colonna vertebrale solo dei bovini sopra i 20 mesi. Sul punto, però, non sarà facile convincere i partner europei, Francia per prima.

A Bruxelles, il ministro delle Politiche Agricole Pecoraro Scanio ha annunciato che presenterà le priorità italiane in materia di sua competenza, di Bse: l'etichetta e la certificazione; il sostegno agli allevatori così come lo ebbero i colleghi inglesi; infine la decisione, entro marzo, della sede dell'Authority europea sull'alimentazione: Parma, secondo il ministro, sarebbe la migliore soluzione.

VERDETTO SUL SECONDO CASO — Per lunedì è atteso anche il responso definitivo da parte dell’Istituto zooprofilattico di Torino, che dovrà pronunciarsi sul secondo sospetto caso di mucca pazza riscontrato in un allevamento del veronese.
Intanto, è emerso che sono 69 i paesi ai quali la Gran Bretagna ha continuato a vendere farine animali fino al '96, pur sapendo che potevano essere contaminate dal morbo della mucca pazza.

NEGLI USA — Anche gli allevatori americani hanno convocato per lunedì a Washington una riunione d'emergenza con rappresentanti dell'industria del mangime e del governo per sottolineare l'importanza di vigilare sul rischio del morbo della mucca pazza. Nessun caso di Bse è stato ancora registrato negli Stati Uniti, ma dopo i casi europei le autorità americane hanno aumentato le misure preventive.

RESTITUIRE LA FIDUCIA — Domenica, intanto, i macellai hanno organizzato iniziative per riconquistare la fiducia dei consumatori: a Viterbo, i macellai aderenti alla Federcarni della Confcommercio hanno offerto gratuitamente ai cittadini oltre un quintale di bistecche. A Lecco, grande successo ha registrato l'«operazione simpatia» contro la mucca pazza: i macellai hanno offerto gratuitamente in piazza piatti di brasato, trippa, bollito e vari tagli di carne.

29 gennaio 2001

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