DOSSIER MUCCA PAZZA


Rischio Bse negato da anni

Per anni l'Italia non ha eseguito i controlli prescritti dalla Ue contro Mucca pazza. La conferma da rapporti pubblici degli ispettori della Commissione europea. Indaga la magistratura

di Giuseppe Marino

ROMA - "Dal '96 invitiamo il ministero della Sanità ad effettuare i test per la Bse sui bovini ma non veniamo ascoltati". Parla un ricercatore dell'Istituto superiore della Sanità che ha spedito a ripetizione pareri in questo senso al ministero, ma i controlli in Italia sono rimasti disorganizzati e inefficaci fino a ieri. La conferma, nero su bianco, in un rapporto degli ispettori inviati in Italia dalla Commissione europea il 17 gennaio del 2000: "in almeno una regione con una significativa popolazione bovina la possibilità di avere la Bse su questo territorio è stata semplicemente ignorata".

 Non si parla di una situazione locale, né di un rapporto segreto. La relazione degli ispettori contiene anche le risposte delle autorità sanitarie italiane ai rilievi mossi e conclude con l'invito alla Commissione a "considerare di avviare una procedura di infrazione contro l'Italia per la non implementazione della decisione della Commissione numero 272 del '98". Ovvero la direttiva sul monitoraggio della mucca pazza.

"Fino a poco fa eravamo convinti di essere immuni dal morbo - dice lo stesso ricercatore - anche se le farine animali venivano usate in Italia e il 20% dei campioni di mangime analizzati ne conteneva. I controlli sulla Bse sono iniziati seriamente in Italia solo nel novembre scorso e non è vero che non c'erano le conoscenze scientifiche per farli: il test rapido è piuttosto recente ma la possibilità di fare esami tradizionali in laboratorio c'è da anni".

Invulnerabili alla mucca pazza. Così ci siamo creduti per anni. Un delirio di onnipotenza collettivo o colpevole disattenzione? La stessa domanda se la sta ponendo la magistratura. Quella torinese, con la richiesta del procuratore di Torino Raffaele Guariniello di acquisire i documenti prodotti dall'Istituto superiore di sanità. Nell'occhio del ciclone ora c'è Romano Mirabelli, il dirigente della Sanità di cui il senatore dei Verdi Athos De Luca ha chiesto le dimissioni. Sul suo tavolo di direttore generale del "Dipartimento alimenti, nutrizione e sanità pubblica" del ministero quei pareri dell'Iss c'erano tutti, eppure lui continuava a rassicurare.

"Il problema non è solo individuare un colpevole - dice Antonio Onorati, presidente di Crocevia, un'associazione che si occupa di modelli di agricoltura e di cooperazione - il nodo cruciale è la delega delle decisioni dai politici ai tecnocrati. E' qui che si innestano gli interessi e le pressioni delle lobby economiche". "In base alla mia esperienza - dice un dirigente di Greenpeace - ho capito che se fossi a capo di una multinazionale preferirei avere come amico un direttore generale che un ministro".

 Sulla stessa linea anche Silvio Garattini, membro del Consiglio superiore di Sanità a cui il dipartimento Alimenti aveva proposto, contro il parere dell'Iss, di consentire una "modica quantità" di farine animali nei mangimi: "gli scienziati possono dare pareri articolati sulla base di probabilità, i politici invece vorrebbero risposte secche: sì oppure no. Ma la decisione non può spettare che a loro".

(riproduzione riservata)
(27 GENNAIO 2001; ORE 08:50)

vedi anche: Speciale Mucca pazza


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