DOSSIER - BIOLOGICO         DOSSIER MUCCA PAZZA


E cinque...Mucca pazza in azienda biologica

Un altro capo è risultato positivo al test. Questa volta in Puglia e in un'azienda biologica. Se verrà confermato salirà a cinque il conto dei casi di mucca pazza individuati negli allevamenti italiani.

FOGGIA - E cinque. C'è un nuovo sospetto caso di Mucca Pazza in Italia, questa volta in Puglia. Sul banco degli accusati un bovino di 7 anni, morto il 20 febbraio scorso, che proviene da un allevamento di Castellaneta (Taranto). "Una  mucca un po' anzianotta" come l'ha definita il ministro Veronesi, che spiega: "Il caso rifconferma il carattere di sporadicità del fenomeno, che non fa pensare ad un'infettività circoscritta". Come dire: la malattia non ha infestato una zona particolare, ma semplicemente riguarda casi isolati sparsi per la Penisola. Di certo però, pochi si aspettavano che potesse riguardare anche la cosiddetta agricoltura biologica, i cui prodotti, proprio in periodo di "Mucca Pazza" avevano moltiplicato il proprio gradimento presso il pubblico.

In un primo momento si era pensato che il caso si fosse verificato in un'azienda biologica.  In realtà, l'allevamento pugliese - come ha precisato l'Aiab - l'Associazione dell'agricoltura biologica - l'azienda  tarantina "è entrata nel sistema di certificazione biologica solo ed esclusivamente per le produzioni vegetali. Non è invece certificato l'allevamento da latte, i cui prodotti, infatti, non vengono commercializzati come provenienti da agricoltura biologica".

Il campione risultato "non negativo" sarà comunque inviato al Centro di referenze nazionale di Torino sulle encefalopatie spongiformi bovine.

La scoperta, a quanto si apprende, è stata casuale.I carabinieri della Compagnia di Castellaneta, insieme con il locale servizio veterinario e ai Nas di Taranto stavano effettuando controlli di routine in alcuni allevamenti della zona. Nell'allevamento dell'azienda agricola "Fornarello" di Castellaneta è stata accertata la morte di una vacca di sette anni avvenuta il 20 febbraio scorso. Il veterinario ha eseguito il prelievo di legge e gli organi dell'animale sono stati sottoposti ad analisi di laboratorio nell'istituto zooprofilattico sperimentale di Foggia. L'esito delle analisi al test della mucca pazza è risultato "non negativo".

In attesa della eventuale conferma delle controanalisi che saranno fatte nel Centro di Torino sulle encefalopatie spongiformi bovine, i carabinieri hanno posto sotto sequestro probatorio l'intero allevamento e i mangimi utilizzati dall' allevatore. I controlli svolti negli altri allevamenti della zona hanno dato esito negativo. Nelle scorse settimane i Nas di Taranto avevano sequestrato in altre due aziende agricole di Martina Franca 73 chili di mangime con farine animali e alcuni vitelli che avevano mangiamo lo stesso prodotto. In quel caso il sequestro era stato disposto dalla procura di Perugia che indaga su una azienda produttrice di mangime per animali.

Nel frattempo, in Sardegna, gli ispettori del Servizio veterinario dell'Asl 8 di Cagliari hanno scoperto in un allevamento di Pula e Quartu mangimi con farina animale. Le analisi sui campioni prelevati sono state effettuate dall'Istituto zooprofilattico di Sassari che avrebbe confermato la presenza anche di tracce di residui di ossa e tessuti animali.

Le ispezioni - secondo quanto  riferisce il quotidiano locale  L'Unione sarda - hanno accertato che il mangime si trovava in sacchi sui quali non era indicato l'uso di derivati animali. Da qui la necessità di risalire al deposito isolano dell'azienda produttrice continentale e di dare avvio ai controlli, da parte anche dai carabinieri del Nas, che dovranno accertare se vi sia stato solo un errore di imbustamento o se le tracce siano dovute a residui di lavorazione della produzione di farine destinanate ai non ruminanti. I sacchi sequestrati, infatti, sono stati prodotti un anno fa quando l'utilizzo delle farine animali erano vietate solo per i bovini.

(24 FEBBRAIO 2001, ORE 10:46, articolo aggiornato alle ore 18:40)


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