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La commissione ha detto
sì a Fresco Blu
Il latte microfiltrato è "compatibile con la legge 169/89". In parole povere è "fresco". Parmalat esulta: "Le polemiche si sono rivelate pretestuose". Legambiente: "Non è latte fresco".
Il caso "latte fresco" è scoppiato quando la multinazionale ha immesso sul mercato italiano, a suon di spot-tormentone "fatti mandare dalla mamma", un prodotto importato dalla Germania, Fresco Blu. La portata dirompente di questo nuovo latte è nella straordinaria durata: rimane “fresco” per 15 giorni a differenza del latte trattato in modo tradizionale che, per legge, non può superare i 4 giorni. La commissione, in realtà, non si è pronunciata in senso assolutorio nei confronti del latte microfiltrato, dal momento che, spiegano in una nota, "questo esula dal mandato ricevuto". Ha però dichiarato cha la maggiore durata di questo tipo di latte è “tecnicamente raggiungibile, come rilevato dai dati ottenuti”. Immediato il commento entusiastico di Parmalat: “Abbiamo appreso con soddisfazione la decisione della commissione ministeriale che conferma totalmente quanto Parmalat ha sostenuto in questi mesi con Fresco Blu. Che è quindi un latte fresco di primissima qualità, tutte le polemiche che ci sono state, si sono rivelate pretestuose”. Anche secondo l'Associazione Altroconsumo, che si è sempre schierata al fianco del latte microfiltrato, la notizia e decisamente buona. Ora, dicono, serve solo una nuova regolamentazione: “La legge dovrebbe imporre anche maggiore chiarezza sulle etichette e l'obbligo di riportare la data di confezionamento, per garantire che la maggior durata vada effettivamente a vantaggio del consumatore e non della catena di distribuzione”. Ancora "barricate", invece, da parte di Legambiente: “Non è latte fresco. E' questo per noi il punto centrale. Il tipo di produzione sarà anche compatibile con la legge e dunque commercializzabile, ma il tipo di denominazione trae in inganno il consumatore: quel latte non può essere venduto come fresco”. L’elemento centrale della discussione, secondo l’associazione ambientalista, non era la possibilità di produrre quel tipo di latte, ma soprattutto “spacciare” per fresco un prodotto che non segue il processo codificato per legge: il latte fresco dopo 48 ore dalla mungitura deve essere sottoposto ad un trattamento definito “termico dolce” (72 gradi per 15 secondi) che garantisce il mantenimento delle caratteristiche naturali. “Il processo di microfiltrazione, invece, - sostiene Legambiente - non segue affatto questo schema. C'è un disciplinare preciso che spiega il procedimento per il fresco, questo invece è un prodotto a media conservazione”. Critiche e preoccupazioni anche dal presidente di Granarolo, Luciano Sita: “Se la microfiltrazione venisse avallata dai ministeri competenti, l'Italia sarebbe l' unico paese della Ue ad avere autorizzato questo procedimento e in tempi davvero record”. La Granarolo è direttamente interessata in questa battaglia: è controparte di Parmalat in una contesa giudiziaria che riguarda proprio il latte microfiltrato. In aprile Granarolo ha presentato un ricorso d'urgenza per concorrenza sleale e ha chiesto il blocco della commercializzazione del latte 'Fresco Blu'. (17 MAGGIO 2002, ORE 18.45)
GLI INTERVENTI:
----- Original Message -----
From: Gigy
Sent: Saturday, May 25, 2002 10:42 AM
Subject: SULLA DURATA DEL LATTE FRESCO
In questo specifico contesto oltre alla
data di confezionamento a maggior tutela dei consumatori e degli
allevatori italiani sarebbe opportuno fare in modo che i produttori
dichiarassero sulle confezioni anche la provenienza del latte
mettendo cosi i consumatori nella condizione di operare una scelta
se premiare la qualità raggiunta tecnologicamente o la freschezza
del latte nostrano.perché mi è sembrato di capire che uno dei
"rischi" è che con l'ausilio della tecnologia sia
possibile utilizzare anche latte non munto di recente. G.Pagano
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