Il risultato del test sul bovino
di Brescia ha confermato l'infezione da Bse. Immediate le polemiche
degli allevatori contro l'ipotesi di abbattere i capi degli allevamenti
in cui si verifichi un caso.
MILANO
- Le analisi compiute all' Istituto Zooprofilattico di Torino hanno
confermato il caso di Bse sulla mucca dell'allevamento di Pontevico
(Brescia).
Il campione di cervello prelevato dalla vacca del bresciano, già
riscontrato positivo al test Prionics per Bse dall'Istituto
Zooprofilattico di Brescia, è risultato positivo anche alle ulteriori
prove di conferma, in particolare a quella con il metodo
immunoistochimico, eseguito dal centro nazionale di referenza di Torino.
Lo ha reso noto lo stesso Ministero della Sanità, confermando
che si tratta del primo caso di Bse individuato in fase preclinica in
Italia.
E' durata una manciata di minuti la conferenza stampa all'Istituto
zooprofilattico di Torino,dove il direttore Enrico Beccaria ha
confermato che tutte le prove a cui e' stato sottoposto l'animale
proveniente dall'Istitutozooprofilattico di Brescia hanno dato esito
positivo. ''Le prove -ha affermato Beccaria-
hanno confermato il sospetto, dunque siamo di fronte al primo caso di
vacca pazza in Italia''. La responsabile del centro encefalopatie
animali Maria Caramelli ha aggiunto che ''questi test sono assolutamente
certi. Tre
test di conferma, tre test rapidi sono piu' che necessari per dareuna
diagnosi''. Domani, alle 12, e' stata convocata una conferenza stampa al
ministero della Sanita'. La vacca da latte macellata nel bresciano e'
stata sottoposta a tre prove: la Western Blot che evidenzia la presenza
di anticorpi delle proteine virali malate, la prova istopatologica, che
evidenzia le lesioni caratteristiche dell'encefalopatia, e quella
immunoistochimica, che mette in luce segni del morbo su sezioni di
cervello compresse tra i vetrini.
"Abbiamo accertato la presenza del prione - ha detto Maria
Caramelli, responsabile del centro presso l'istituto di Torino - I tre
test di convalida effettuati da noi più i tre test effettuati da
Brescia sono più che attendibili". Ora si dovranno studiare
i provvedimenti da prendere a livello nazionale, anticipati in parte dal
responsabile della sanità regionale piemontese, Mario Valpreda.
"Presumibilmente si dovranno abbattere tutti i capi dell'azienda
dalla quale proveniva la mucca infetta, ma è prevedibile - ha detto
Valpreda - che si dovranno cercare anche tutti i capi che da
quell'azienda sono finiti da altre parti. Potrà forse anche decidersi
una deroga per limitare i provvedimenti ai soli animali che hanno
condiviso gli stessi fattori di rischio. Si dovrà poi anche parlare di
abbattimento di tutti gli animali e gli ovuli derivati da quell'animale
infetto. Quindi sicuramente sorgerà il problema dell' incenerimento di
tutti i capi che si potranno ritenere a rischio. Certo questa è
un'emergenza con la quale si dovranno fare i conti. Il problema
riguarderà anche i macelli: qualora si venisse a identificare la
macellazione di un animale infetto, si dovrebbero prendere provvedimenti
urgenti che potrebbero riguardare l'intera attività del macello".
ESPLODE LA POLEMICA
La protesta dei Cobas. I Cobas del latte di Treviso e Venezia
hanno annunciato una mobilitazione, assieme agli altri Cobas del nord
Italia, contro "la ventilata ipotesi del governo e della
magistratura di abbattere tutti i capi degli allevamenti dove si
riscontra un caso di Bse". "Non si risolve il problema
- si sostiene in una nota - abbattendo tutte le vacche della
Cascina Malpensata (Brescia) o di tutti coloro che potranno cadere, non
per colpa loro, in questa drammatica situazione". I Cobas rilevano
che quella della Mucca pazza non è una malattia
infettiva e non c'è alcuna normativa sanitaria o di legge che preveda
di procedere in questo modo. I Cobas sottolineano poi i danni per la
produzione e muovono accuse alla politica e al governo. "E' ora -
conclude la nota - che il governo chieda e obblighi l'Unione Europea a
rivedere da subito le politiche comunitarie del settore zootecnico,
altrimenti sarà una ecatombe, e se non lo faranno subito i nostri
trattori sono pronti a scendere subito in strada per difendere quel poco
di zootecnia che ancora ci resta e che vogliono radere al suolo".
La Coldiretti contro "la politica dello struzzo".
Don Carlo Rocchetta, consigliere ecclesiastico della Coldiretti,
denuncia la "politica dello struzzo" attuata dalle autorità
europee sull'epidemia della mucca pazza, con 2.185 casi già scoperti
tra l'85 e l'88. "Perché - si domanda il sacerdote - non si è
fermata in tempo questa situazione mettendo al bando farine
animali?". La risposta, secondo Don Rocchetta, sarebbe
semplice : "hanno prevalso logiche di profitto sulla preoccupazione
della salute pubblica di milioni di cittadini. Ma non si può sfidare
impunemente la natura. Quelle logiche di guadagno saranno ora
penalizzate ancor più se si continuerà nella politica dello
struzzo".
Federagrolimentari: "Pecoraro
alimenta l'allarmismo". "Con le sue dichiarazioni
imprecise e inopportune il ministro Pecoraro Scanio, crea un forte
allarmismo nell'opinione pubblica e rischia di affossare defnitivamente
la zootecnia italiana, già sensibilmente provata dal caso 'mucca
pazza'": lo sostiene Antonio Ferraguti,presidente della
Federagroalimentare Emilia-Romagna, che nel settore lattiero caseario
conta oltre 300 cooperative, 8.000 soci, quasi 2.000 addetti ed un
fatturato di circa 2.000 miliardi. "Il ministro - dice
Ferraguti - non ha escluso a priori l'ipotesi, avanzata in Inghilterra,
che l'encefalopatia si possa trasmettere all'uomo anche attraverso il
latte infetto, mentre gli studi scientifici realizzati fino a oggi
escludono questa eventualità. Non solo il latte non ha problemi, ma la
ghiandola mammaria è uno degli organi esclusi dalle possibilità di
contaminazione. La stessa Oms pone la mammella tra gli organi da
escludere dalla possibile infenzione". "Dopo la carne -
prosegue - la crisi dei consumi potrebbe estendersi anche a latte e
derivati, con ripercussioni gravissime su economia e occupazione del
settore zootecnico. Anziché creare allarmismi e danneggiare il comparto
il ministro dovrebbe impegnarsi per attivare in breve tempo gli
interventi promessi agli operatori del settore. In primo luogo stanziare
risorse per aiutare gli allevatori ad affrontare i costi di ammasso
pre-trattamento e di eliminazione di capi e materiali a
rischio".
Pontevico,
solidarietà alla famiglia Greci. Alcuni allevatori della zona
di Pontevico si sono recati stasera davanti alla cascina Malpensata per
manifestare solidarietà alla famiglia Greci, nella cui stalla si è
verificato il primo caso di mucca pazza in Italia. Il portavoce
bresciano dei Cobas del latte, Roberto Cavaliere, uscendo dalla
Malpensata, ha comunque smentito che i trattori possano essere un mezzo
di protesta immediato. "Saranno eventualmente usati in un secondo
tempo - ha spiegato - anche perché non è detto che gli animali debbano
essere abbattuti".
La notizia non ha colto comunque nessuno di sorpresa. “Ci sono
molte probabilità – aveva già detto in giornata Mario Valpreda,
direttore della sanità regionale – che venga confermato quanto emerso
dai test rapidi effettuati a Brescia”. Intanto è stato tolto il
sequestro alla Comazoo di Montichiari, la cooperativa che rifornisce
l'allevamento Malpensata di Pontevico dove è stato riscontrato il primo
caso di Bse in Italia.
Aiuti ai commercianti di carne. Il ministro dell'Agricoltura,
Alfonso Pecoraro Scanio, ha dichiarato che proporrà nel prossimo
consiglio dei ministri un sostegno economico ai commercianti, oltre che
agli allevatori. "In questo momento di crisi del settore - ha
affermato - non solo gli allevatori hanno bisogno di sostegno, per cui
è già intervenuta l'Unione europea con opportuni provvedimenti".
Allevatore sotto accusa. Mario Greci vuole essere
trattato "come gli altri allevatori europei" e, soprattutto,
chiede di "non essere usato come capro espiatorio".
L'allevatore di Pontevico, proprietario con la sua famiglia
della 'Malpensata', la stalla dove si è scoperto il primo caso
di 'mucca pazza', ha affidato la sua posizione e le sue
considerazioni ad un comunicato, in cui dice di aver sempre
lavorato "in maniera trasparente", chiede l'introduzione dei
test per tutti gli animali macellati, si domanda perché deve
abbattere tutti i capi se solo uno risulta ammalato.
Greci si chiede anche: "chi mi assicura che, una volta
spenti i riflettori, non rimarrò solo con me stesso?". "Io ho
sempre allevato i miei animali in modo sano e genuino, ho sempre
lavorato in maniera trasparente e nel rispetto delle regole "
scrive Mario Greci nel suo comunicato, diffuso poco prima che ci fosse
l'esito delle controanalisi con la conferma del caso di Bse, e aggiunge:
"Noi agricoltori siamo i primi a voler tutelare e garantire la
salute dei consumatori, anche perché noi per primi ci serviamo della
carne e del latte degli animali che alleviamo per il
fabbisogno alimentare". "Per garantire ancora di più i
consumatori - prosegue il comunicato - chiediamo che vengano introdotti
i test per tutti gli animali macellati, anche per quelli sotto i 30
mesi. Ho fiducia nel lavoro dei giudici, io per primo accetterò nel
rispetto dei miei diritti quello che verrà deciso; mi chiedo però
perché la magistratura non procede a verificare con la prova del Dna se
veramente è mia la vacca in questione". "Per quale
motivo - si chiede l'allevatore -, dato che non esiste a livello
comunitario nessuna imposizione in merito, devo abbattere tutte le mie
vacche se solo una risulta ammalata? Sono stati introdotti test
obbligatori dal primo di gennaio. Quindi, perché abbattere gli animali
se sono sani?".
"Dicono di darmi dei contributi - afferma ancora Mario Greci
-, chi mi assicura che una volta spenti i riflettori non rimarrò solo
con me stesso?".
L'allevatore di Pontevico chiede inoltre all' assessore
regionale all' Agricoltura e al ministro di intervenire e di
fare in modo che "venga trattato come gli altri allevatori
europei", per i quali sono stati distrutti solo i capi che risultavano ammalati e non tutti gli altri. "Spero che il mio caso
- conclude Greci - serva da insegnamento per tutti e io non sia usato
come capro espiatorio per colpire chi, come me, è solo una vittima di
scelte sbagliate fatte da altri".
.
Indagini del Noe. Il Noe, Nucleo di carabinieri
ecologici, dovrebbe avviare oggi le indagini per verificare il corretto
smaltimento degli scarti bovini a rischio mucca pazza. L'
indagine, che si dovrebbe estendere su tutto il territorio nazionale,
oltre che dell' opera del Noe si avvarrà dell' aiuto di tutti gli altri
corpi, Corpo forestale dello stato in testa. Per portarla a termine, da
quanto si apprende in Commissione, sarà necessario almeno un mese di
tempo. Ultimo, ora non più capitano ma maggiore, è stato assegnato
alle indagini della Commissione rifiuti.
Per l’infettivologo non ci sono pericoli.
Mauro Moroni,
infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, è sicuro che “non si
stanno manifestando i segnali premonitori di una epidemia della mucca
pazza sull’uomo”. Secondo Moroni si è arrivati “relativamente in
tempo” per fermare il contagio, infatti “se i prioni avessero
circolato negli ultimi 10-15 anni con trippa, carne, cervello, animelle
e latte, avremmo già dovuto vedere qualche segnale”.
Danni ai macellai siciliani.
Per i macellai siciliani il danno
dall’ottobre scorso, quando è esplosa l’emergenza mucca pazza,
ammonterebbe a 200 miliardi di lire. In Sicilia – affermano – è
avvenuto un calo di vendite del 60 per cento, anche se durante le
festività natalizie c’è stato un leggero recupero.
Dall’estero.
Il Comitato veterinario dell'Ue traccia un primo
bilancio dei nuovi test e delle misure di controllo anti-Bse scattati
dal primo gennaio scorso in Europa: "Non ci saranno decisioni né
conclusioni - ha detto la portavoce del commissario Ue alla sanità
David Byrne - ma solo un giro di tavolo per valutare l'andamento nei
paesi dell'Unione". La Commissione, sulla base delle informazioni
ricevute dai rappresentanti degli stati membri, riferirà ai ministri
dell'agricoltura nella riunione del 29-30 gennaio. Intanto si
rilevano quattro nuovi casi sospetti in Spagna, in una fattoria
delle Asturie. E in Germania l’ente federale sulla carne ha fatto
sapere che sono previsti entro la fine dell’anno dai 200 ai 500 casi
di infezione dal morbo Bse, anche se fino ad ora ne sono stati rilevati
solo 14. In Francia sono stati scoperti altri cinque nuovi casi di
contagio in capi nati tra il 1994 e il 1995.
(16 GENNAIO 2001; ORE 15:45 ultimo aggiornamento ore 21:15)
Il
video: tutti "pazzi" per il latte
I
Cobas sfidano Veronesi
I cobas del latte in protesta davanti all'allevamento bresciano dove è stato scoperto il primo caso di Bse in Italia. Positivi ai test Bse le farine alimentari fornite dal mangimificio di Lodi.
BRESCIA – Comincia nel pomeriggio, davanti alla cascina Malpensata di Pontevico, il presidio dei Cobas del latte per protestare contro l'abbattimento dei 190 capi dell'allevamento in cui è stato scoperto il primo caso di Bse in Italia. Lo ha reso noto ilportavoce degli allevatori bresciani, Roberto Cavaliere.
Ai trattori presenti alla Malpensata si aggiungeranno, quindi, quelli dei Cobas. Gli allevatori monteranno un tendone del tutto simile a quello dei presidi degli anni scorsi contro le quote latte. Alle 19, alla cascina
Malpensata, è previsto un incontro tra la famiglia Greci, proprietaria dell'allevamento, i Cobas e un responsabile del settore zootecnia del ministero delle Politiche agricole. Alle 16.30, a Brescia, si riunirà poi la commissione d'esperti nominata dalla Asl per stabilire tempi e modi dell'abbattimento delle bestie.
Ad alimentare le manifestazioni di protesta sarà, domani mattina verso le 9, una colonna di trattori dei Cobas emiliani che partirà verso Pontevico, in provincia di Brescia. Lo ha annunciato il coordinatore dei Cobas Fabio Rainieri nella sede del movimento, a Ponte Taro, in provincia di Parma. ''Andremo a dare man forte alla protesta alla Cascina della Malpensata, dove è stato individuato il primo caso di Bse - ha detto Rainieri -. Stanno uccidendo non le mucche ma l'agricoltura italiana, e i consumatori avranno sempre di più prodotti stranieri''.
I Cobas contano di partire con una cinquantina di trattori verso il bresciano.
Mangime positivo ai test. Intanto, è risultato positivo alle analisi l'esame su un primo stock di mangimi forniti da un mangimificio di Lodi all'allevamento di Rovetta, in alta Valle Seriana, nel quale 65 bovini erano stati posti sotto sequestro cautelativo poco più di un mese fa.
Il materiale è stato sequestrato e verrà distrutto, mentre i 65 animali dell'allevamento sono stati dichiarati a rischio di Bse. Le analisi hanno confermato una contaminazione da frammenti ossei da mammiferi, seppure ritenuta di modesta quantità e su un quantitativo piuttosto ridotto. Per un secondo quantitativo di mangimi, che non è mai stato impiegato nell'allevamento, l'esito delle analisi dovrebbe arrivare a giorni. Il servizio veterinario della Asl ha confermato che sono stati rilevati sporadici frammenti di ossa animali, probabilmente dovuti alla scarsa pulizia delle tubature degli impianti del mangimificio.
Essendo stati dichiarati a rischio, i 65 bovini 'sospetti' al momento della macellazione dovranno quindi essere sottoposti all'esame dell'encefalo per verificare la presenza o meno del prione del morbo della mucca pazza.
L'Asl di Bergamo ha ribadito che la situazione nella Bergamasca è del tutto rassicurante e che i controlli avviati già nei mesi scorsi hanno messo in evidenza che non ci sono rischi. L'allevamento di Rovetta era sotto controllo dal primo dicembre scorso, appena giunta a Bergamo la segnalazione dell'Asl di Lodi riguardante il modesto quantitativo di mangime sospetto. Il bestiame dell'allevamento di Rovetta verrà sottoposto a un costante controllo, e i controlli riguarderanno non solo le vacche in età avanzata, ma anche i vitelli e le giovenche.
(18 GENNAIO 2001, ORE 11, ultimo aggiornamento alle ore 14:35)
Ecco tutti i servizi sull'allarme
"mucca pazza" pubblicati sul ilNuovo. Cos'è la Bse, come
evitare il contagio, i provvedimenti presi dal Governo.
La nuova emergenza "mucca pazza"
comincia da lontano e colpisce l'Italia solo di rimbalzo, i primi casi
sono infatti in Francia,
Gran
Bretagna e Germania, nell'ottobre dello scorso anno. Il
pericolo per l'uomo derivante dal contagio dell'encefalopatia
spongiforme era già
stato scoperto da tempo, ma l'emergenza questa volta ha una
dimensione molto più ampia.
La malattia. Ma che
cos'è la mucca pazza? C'è infatti differenza tra
l'encefalopatia
spongiforme (Bse), che colpisce i bovini, e il morbo di
Creutzfed-Jacob, che può colpire anche gli esseri umani. La
malattia attacca le cellule del cervello, attraverso delle
proteine impazzite. Il
morbo è stato scoperto negli anni ottanta, e primi casi sulle
persone si sono rilevati all'inizio degli anni novanta.
Le precauzioni. Tuttavia, nonostane la psicosi, basta
un pò di buon senso per mangiare in tutta sicurezza. L'Unione dei
consumatori ha stilato 7
regole per evitare il contagio, mentre gli
esperti consigliano di non avere paura della carne, e spiegano
come avere un'alimentazione equilibrata nonostante la paura della Bse.
La cronaca dell'emergenza. La psicosi della
"mucca pazza" comincia ad essere presa sul serio all'inizio
di novembre dello scorso anno, qudo alcuni paesi europei cominciano a
mettere
al bando le carni francesi . Il consumo di carne crolla
vertiginosamente oltr'alpe, e il premier Jospin
è costretto a varare una moratoria sulle farine animali per arginare
la crisi. In Italia la situazione è ormai di preallarme
e il ministro dell'Agricoltura, alfonso Pecoraro Scanio assicura che
da gennaio i test sui bovini saranno più severi. I cittadini chiedono
più chiarezza e da più parti si pretendono
i dati sui casi di Creutzfed Jacob in Italia. Presto comincia
a muoversi qualcosa: il 15 novembre il Governo vara il blocco
delle importazioni di carni bovine dalla Francia. Anche l'Ue
decide test
più severi dal primo genaio 2001. Ma i nostri allevatori non
si fidano e organizzano
dei blocchi ai valichi che portano in Francia, controllando i
camion che entrano nel nostro paese. Il 15 dicembre il Governo
dimostra ancora di prendere in setria considerazione il problema
nominando un "commissario
straordinario " per gestire l'emergenza; il prescelto è
Guido Alborghetti. Il 20 dicembre la Camera approva il decreto
del Governo, e così i test anti-Bse diventano
obbligatori per tutti i bovini macellati dopo 30 mesi. Il primo
gennaio entra in vigore il decreto, ma l'emergenza si allarga anche ai
dadi
da brodo e al latte
. Si calcola che per far fronte all'emergenza e smaltire le parti a
rischio che devono essere eliminate si spenderanno 150
miliardi di lire. L'undici gennaio il ministro Veronesi annulla
il blocco per le carni francesi, viste le misure cautelative
già adottate a livello nazionale e comunitario. Dopo il primo
caso accertato di un bovino infettato in Italia, il Presidente
del Consiglio si è affrettato a rassicurare
tutti i cittadini: "Stiamo facendo tutto il necessario".
Anche il commissario Alborghetti, intervistato
da ilNuovo .it, ha affermato: "Si
fanno mille controlli al giorno". Un grosso problema è
costituito dalle farine
animali e dagli scarti bovini da smaltire. L'emergenza
raggiunge anche gli sportivi:
alcune squadre di calcio di serie A, infatti, hanno bandito l'uso di
carne bovina.
In Europa. L'allarme
si diffonde anche in Europa: in Gran Bretagna di fanno test a
tappeto, compare il primo caso di mucca pazza in Austria, mentre in
Germania sono ormai 14 i casi accertati. Il 16 gennaio due casi
di contagio da Bse vengono riscontrati in due bovini in Spagna.
La commissaria tedesca per il bilancio Schreyer
ha calcolato che l'Europa dovrà sborsare in complesso 2 milia
miliardi di lire. Arrivano i primi casi di contagio anche in Russia
, paese fino ad ora non toccato da questa emergenza. Mentre in un ospedale
inglese vengono sospese le operazioni per timore di possibili
infezioni collegate al morbo.
L'allarme di Pecoraro Scanio. Il ministro per
l'Agricoltura, Alfonso Pecoraro Scanio, intervistato
da ilNuovo.it , afferma l'intenzione di voler
estendere i controlli a tutti gli alimenti. Intanto anche il
sottosegretario alla Sanità, Ombretta
Fumagalli Carulli, chiede di verificare la possibilità della
trasmissione del morbo attraverso i latticini. Ma l'Aduc
rilancia l'allarme con forza, esortando i consumatori a non mangiare
carne bovina. Si apre poi il fronte del rischio
farine .
Primo caso in Italia confermato. L'Istituto
zooprofilattico di Torino il 16 gennaio conferma il primo caso di
mucca italiana affetta da Bse, riscontrato a Brescia. Gli
allevatori insorgono. Il fatto smentisce le
dichiarazioni sicure di esperti e politici. Il ministro
Veronesi, in una conferenza stampa, dichiara che è necessario abbattere
tutti i capi dell'allevamento incriminato, per salvaguardare i
cittadini. Il commissario ad hoc del governo, intervistato da ilNuovo.it
garantisce intanto: 1.000
controlli al giorno .