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"Non è fresco il latte importato"
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| Sezione: Cronache italiane del 1/3/2002 |
| L´accordo su un
documento dei principali produttori italiani
Un timbro contro il falso latte fresco «Da inserire nell´etichetta, la legge non deve essere modificata» |
| ROMA La linea del Piave per la battaglia sul latte fresco in Italia corre sulle coordinate 169/89, cioè il numero della legge votata dal Parlamento ormai 13 anni fa che qualifica come «fresco il latte che dopo 48 ore dalla mungitura viene sottoposto al trattamento termico dolce, 72 gradi per 15 secondi». Una legge che «non deve essere assolutamente modificata». E per provare ad evitare lo sfondamento si punta sulla tracciabilità: cioè «sull´indicazione all´interno dell´etichetta dell´origine della materia prima, fermo restando l´obbligo di specificare il processo utilizzato». Sono questi i contenuti centrali del documento unitario che le principali organizzazioni della filiera lattiero-casearia - Confagricoltura, Cia, Anca-legacoop, Federagroalimentare-confcooperative, Consorzio Produttori Latte Milano, Unalat e Frescolatte, hanno consegnato ieri pomeriggio al ministro delle Risorse Agricole, Giovanni Alemanno. Un contributo importante ma, sicuramente, non ancora decisivo visto che sul tavolo del ministero nei prossimi giorni arriveranno le proposte anche di altri soggetti primo fra tutti quelle di chi ha introdotto il latte fresco che si conserva per otto giorni, cioè la Parmalat che si dice convinta di «essere nella norma». Il ministro non si sbilancia ma, al termine della riunione con i rappresentanti di filiera, spiega quella che sarà la sua linea guida: «La nostra intenzione è quella di fare chiarezza sul piano normativo al fine di tutelare la qualità delle produzioni italiane e di fornire maggiori certezze e garanzie di tutela dei consumatori». Del resto i margini di manovra sono stretti come ha ribadito il ministro per le attività produttive, Antonio Marzano: «Si tratta di un latte che è già commercializzato negli altri paesi europei e non possiamo pensare di imporre barriere alle quali poi si opporrebbe l´Ue». In attesa di una decisione definitiva da parte dell´esecutivo la questione approda in Parlamento e più precisamente alla Commissione Agricoltura di Montecitorio. L´appuntamento è per il prossimo mercoledì come annuncia il presidente Giacomo De Ghislanzoni. Una scelta quasi obbligata visto che praticamente tutti i gruppi politici hanno chiesto chiarimenti sulla vicenda. Ma non è finita. L´ex ministro dell´Agricoltura ed attuale portavoce dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, in «assenza di una decisione chiara contro il finto latte fresco» è pronto a «chiedere alle associazioni di allevatori e consumatori di avviare un presidio di fronte a palazzo Chigi». Maurizio Tropeano 1 marzo 2002 2/3/2002 Sezione: Asti Ancora un preoccupato monito della Cia Il latte fresco sparirà dalle tavole italiane? Rischia di scomparire dalle tavole degli italiani il latte fresco. A denunciarlo è la Confederazione italiana agricoltori, secondo la quale l'immissione in commercio di latte con durata di conservazione superiore ai cinque giorni previsti dalla legge, e impropriamente definito «fresco», può determinare un pesante sconvolgimento delle attuali condizioni di mercato. La diffusione di tale latte nel mercato del nostro Paese, per la Cia, sarebbe fatto negativo per i consumatori, che potrebbero essere confusi da un prodotto che evoca, forte di una martellante campagna pubblicitaria, le caratteristiche del «fresco», e per i produttori italiani, che vedrebbero vanificati i loro sforzi in direzione della qualità. Il diverso metodo di trattamento di questo nuovo prodotto rispetto a quello del latte «fresco», che è regolato dalle precise disposizioni della legge 169 del 1989, offrirebbe la possibilità, in un prossimo futuro, di utilizzare materia prima proveniente anche da paesi che sono attualmente al di fuori dell'Unione europea. L'appello lanciato dalla Confederazione è stato accolto e fatto proprio anche dalle altre organizzazioni agricole e da numerose associazioni. La Cia ha così manifestato la propria soddisfazione ribadendo che questo dimostra come il problema denunciato sia reale e coinvolga direttamente produttori, consumatori e istituzioni pubbliche. «Non si può - ha affermato il presidente della Cia Massimo Pacetti - definire latte fresco un prodotto che viene lavorato due volte e sottoposto a processi di micro-filtrazione a differenza di un prodotto che, invece, è realmente fresco. Vorrebbe dire prendere in giro i consumatori, alterare il mercato e danneggiare i produttori italiani». In Italia vi è una legge in materia che deve essere rispettata in tutti i suoi aspetti. 3/3/2002 Sezione: Speciali «Si vuol allineare la qualità in basso» Pacetti (Cia): benvenuta l´innovazione, ma senza ambiguità VIGNETI Ogm, tassa sul vino, scontro sul latte fresco. L´agricoltura italiana è anocra sotto tiro, ma non sempre è chiaro chi sia dietro al mirino. Si parla di «ragionerismo» della Commissione europea, di lobbismo, di eccessive aperture agli interessi dell´industria. Tutto questo mentre da Budapest, dove si è svolta una conferenza sul tema della sicurezza alimentare, Organizzazione mondiale della sanità e Fao raccomandano all´Europa di vigilare sulla qualità dei prodotti alimentari. Qual è la situazione secondo la Confederazione italiana agricoltori, che ha sollevato il caso del latte «Frescoblù» a cui è stata concessa una durata di conservazione più lunga di quella prevista dalla legge italiana che identifica il latte fresco? «Per partire da questo problema - dice il presidente dell´organizzazione agricola, Massimo Pacetti - crediamo sia necessario avviare una riflessione sul fatto che invece di mirare ai livelli più alti della qualità si tende ad allinearla verso il basso» |
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