DOSSIER - "LATTE BIOLOGICO"


Cultura & Società ( 31 Mar 2005 )

ALLARME A ROMA, PESTICIDI NEL LATTE

Trovati residui dell'insetticida esaclorocicloesano, che può provocare danni al sistema nervoso. L´autobotte, sequestrata, veniva da otto aziende e stava per entrare nel ciclo produttivo. 

Una partita di latte contaminato da un pesticida è stata scoperta venerdì scorso dalla Centrale del Latte di Roma in un cisterna che stava per rifornirne il ciclo produttivo. 
La sostanza colpevole è il beta esaclorocicloesano: è un elemento chimico contenuto in un insetticida, l'esaclorocicloesano, e secondo le Schede internazionali di sicurezza chimica dell´Ipcs può provocare «danni al sistema nervoso centrale» con potenziali «effetti a lungo termine per sangue, fegato e reni». 
Insomma un nemico temibile, trovato nell´alimento più semplice. 
Il latte, immediatamente sequestrato, proveniva da oltre trecento mucche di dieci piccole e medie aziende, otto di Gavignano e due di Segni, a sud di Roma. 
L´intera produzione quotidiana delle dieci aziende viene ora distrutta e sono stati avviati nuovi controlli. 

Il Dipartimento di prevenzione della Asl di Tivoli ha istituito un´unità di crisi che effettua verifiche e test sullo stato dell´inquinamento. 
Attraverso questi controlli si cerca di risalire al modo in cui l´anticrittogamico è stato ingerito dagli animali: capire cioè se sia stato ingerito con gli alimenti o attraverso una fonte inquinata. «Purtroppo - dice il sindaco di Gavignano, Carlo Tiberi - non sappiamo ancora cosa sia successo. Quel che è certo è che gli allevatori subiscono, come sono abituati a fare da sempre, l´ennesima tegola su una situazione già drammatica». 

Subiscono e indagano, insieme al paese e all´Unità di crisi: «Ci sono una serie di idee e supposizioni - dice ancora il sindaco - perché sembrava tutto fosse dovuto all´irrigazione del fiume Sacco, che trasporta i reflui dell´area industriale di Colleferro». 
Una tesi però che non convince: «Già, probabilmente - dice Tiberi - non è così. Il sospetto era venuto perché la sostanza pesticida in concentrazioni superiori a quelle tollerate è stata trovata nei silomais, che contengono mais trinciato "infilato", quello che va fermentato per darlo in pasto alle mandrie, prodotto nei campi irrigati dal fiume. Ma poi si è trovato anche in aziende lontane dal fiume, che utilizzano prodotti diversi».

Non resta che attendere le analisi effettuate martedì e il cui responso arriverà sabato. 
E soprattutto quelle che si stanno facendo ora, in altri comuni e in aziende diverse da quelle coinvolte nella partita sequestrata, per aiutare le quali domani sera un consiglio comunale straordinario chiederà «sostegno per lo sviluppo». 
«Dopo l´accertamento dei danni - assicura in una nota l´assessore regionale all´Agricoltura, Antonello Iannarilli - sosterremo con ogni mezzo gli allevatori della zona e le imprese legate alla filiera del latte». 
E l´assessore provinciale all´Ambiente e all´Agricoltura, Loredana De Petris, ha chiesto che «la Regione attivi immediatamente, attraverso l´Arpa, monitoraggio e prelievi per individuare l´origine della contaminazione e avviare la bonifica». 

PESTICIDI NEL LATTE: REGIONE,TUTELA ALLEVATORI E CONSUMATORI 

(ANSA) - ROMA - Sostenere e incentivare il produttore e tutelare il consumatore: e' questa la linea che la Regione Lazio intende tenere in merito al sequestro e alla distruzione del latte prodotto da alcune centinaia di mucche tra Gavignano e Segni per la presenza di anticrittogamico. ''Seguiremo con estrema attenzione la vicenda - afferma in una nota l'assessore regionale all'Agricoltura Antonello Iannarilli - e dopo l'accertamento dei danni sosterremo con ogni mezzo gli allevatori della provincia di Roma per tutelare la realta' economica e produttiva della zona legata alla filiera del latte''.


LAZIO, INSETTICIDI NEL LATTE, SIGILLI A UN'AZIENDA

Le analisi hanno riscontrato la presenza nel liquido di una sostanza che può provocare danni al sistema nervoso centrale. La Asl ne ha sequestrati 10 quintali. Ordinanza del sindaco: vietato trasferire le mucche

Sequestrati dieci quintali di latte in un'azienda agricola di Paliano. 
Si allarga il caso del latte contaminato che da circa tre settimane sta tenendo con il fiato sospeso gli allevatori dell'area della Valle del Sacco, che da un giorno all'altro si sono visti sequestrare enormi quantitativi di latte (da avviare alla distruzione) e i capi bovini che lo producono. Il problema, ora, ha investito anche l'alta Ciociaria. 
Domenica scorsa, infatti, i funzionari della Asl di Frosinone si sono recati in una fattoria situata nel territorio del comune di Paliano, al confine con Anagni, ed hanno mostrato al proprietario i risultati delle analisi effettuate sui campioni di latte bovino prelevati nei giorni scorsi e prodotti nell'allevamento in questione. 
L'esito delle analisi dell'istituto zooprofilattico del Lazio e della Toscana (sezione di Roma) ha confermato l'eccedenza nel liquido, oltre i limiti di legge, del beta-esaclorocicloesano, una sostanza chimica contenuta in un insetticida, l'esaclorocicloesano, che può provocare danni al sistema nervoso centrale, qualora si ingerisca un quantitativo di prodotto tale da registrare un accumulo elevato della sostanza. 
Ecco perché alla Asl preferiscono parlare di stato di allerta e non di allarme, in considerazione anche del fatto che la zona del Sacco è stata completamente posta sotto controllo con prelievi giornalieri di latte nelle fattorie giudicate "a rischio". 
Il caso è esploso alla fine del mese di marzo con la segnalazione del primo episodio, da parte dei servizi veterinari di Colleferro (Roma) effettuati in base a dei programmi annuali di monitoraggio dei residui, che hanno riscontrato la presenza dell'anticrittogamico in una partita di latte proveniente da otto aziende di Gavignano e da due Segni (entrambi i comuni ricadono nel territorio della provincia di Roma). 
Sono scattate immediatamente ulteriori analisi di accertamento e di verifica, con il conseguente sequestro dei capi e l'attivazione di un'apposita task force regionale per analizzare le cause che hanno condotto alla produzione del latte contaminato. 
L'unità di crisi regionale istituita dal Dipartimento di prevenzione della Asl di Tivoli, ha stabilito, inoltre, l'estensione dei controlli alle aziende agricole dei paesi limitrofi a quelli inizialmente coinvolti; di qui il monitoraggio che ha investito anche l'area di Paliano e quelle di tante altre aziende, tutt'ora sotto controllo e per le quali si attendono gli esiti delle ricerche, situate lungo il fiume Sacco o che abbiano utilizzato foraggio cresciuto nella zona interessata. 
Nel frattempo tutti i servizi coinvolti, dalla Asl all'Arpa ai servizi veterinari, al servizio di igiene pubblica di Colleferro, al Ministero della Salute, stanno lavorando affinché il latte e i prodotti derivati dalla lavorazione non arrivino al consumatore. 
Torniamo a Paliano. Con l'apposizione dei sigilli alla cisterna dove erano stoccati dieci quintali di latte, è scattato il piano cautelativo dell'azienda sanitaria di Frosinone, che ha informato dell'accaduto il comune di Paliano. Dal sindaco, Armenio Giordani, è stata emessa un'ordinanza, richiesta dalla stessa Asl, finalizzata a salvaguardare la salute pubblica e lo stesso patrimonio zootecnico: l'atto firmato ieri da Giordani prevede il sequestro dei bovini, il divieto di spostare gli stessi, lo stoccaggio e la successiva distruzione del latte sequestrato. 

Il mesaggero, 12 aprile 2005


LAZIO, LATTE AI PESTICIDI, IL CASO SI ESPANDE


L’emergenza si estende anche in Ciociaria. Martedì summit al ministero 


SI ALLARGA sempre più l'emergenza ambientale del latte inquinato nei territori di Segni e Gavignano e coinvolte oramai anche i comuni ciociari di Paliano, Anagni e Sgurgola. 
Per martedi prossimo intanto è prevista una riunione al Ministero dell’Agricoltura con il ministro Alemanno, nella quale dovrebbero essere affrontati diversi argomenti relativi alle problematiche che hanno iniziato a manifestarsi a Gavignano (sul latte inquinato) dai primi giorni di marzo, e che stanno portando al dissesto economico molte aziende delle vallate in cui scorre il fiume Sacco .
«Chiederemo tra l'altro - dice il sindaco di Segni Renato Cacciotti - di studiare provvedimenti economici, con fondi da istituire per sostenere aziende che non hanno colpe nella vicenda e che rischiano il fallimento». 
Recentemente a Gavignano si è svolto un consiglio comunale straordinario, dopo che nel latte, che gli allevatori locali inviavano alla Centrale di Roma, erano stati rinvenuti pesticidi. In quella assise era stata anche decisa la stipula di una delibera da presentare alla Regione Lazio ed alla Provincia di Roma, affinchè i due Enti riconoscessero lo stato di emergenza.
«Abbiamo provveduto ad emettere diverse ordinanze anche per la distruzione del latte nel territorio segnino e per l'interdizione all'uso dell'acqua del fiume Sacco - sottolinea il primo cittadino di Segni - e sullo stato di emergenza, la non movimentazione dei capi di bestiame delle 6 aziende interessate al problema inquinamento, come pure alla non movimentazione di tutti gli animali di aziende che ricadono in prossimità del Sacco e che utilizzano l'acqua per innaffiamento od altri usi». 
«È certo - precisa il sindaco di Segni - che la sostanza inquinante e non di tipo solubile, di cui tracce sono state rinvenute nel letto del fiume Sacco, ha causato danni. Qualora venga definitivamente accertato, che in questa lunga vicenda del corso d'acqua inquinato, che transita anche da Colleferro per proseguire verso sud nelle zone colpite dalla contaminazione, mi sembra giusto ricercare i colpevoli. Anche poichè la vicenda dell'eccessivo inquinamento del corso fluviale, dura da oltre dieci anni senza che si sia mai giunti a decisioni particolari». 
Sulla vicenda è intervento anche Angelo Bonelli. 
«Vista la grave crisi ambientale ed economica che si è creata è necessario intervenire urgentemente per verificare esattamente la entità dell'inquinamento e di avviare seri controlli, anche su tutto il territorio del Lazio».

Il tempo, 17 aprile 2005


LAZIO, LATTE AL PESTICIDA: SIGILLI A 18 STALLE

Controllate 235 aziende. Gli agricoltori respingono i sospetti: «Non usiamo quell'insetticida dal ’78»
Cresce la rabbia: il latte non viene più raccolto e devono pagare 20 centesimi al litro per smaltirlo.

Il b-HCH è un composto che deriva dal ciclo di produzione del lindano, insetticida organoclorurato utilizzato abbondantemente in Italia fino agli anni ottanta sulle colture e come antiparassitario sugli animali. 

Il b-HCH è una sostanza attiva non più ammessa nei prodotti fitosanitari. 
Tra gli isomeri dell’esaclorocicloesano, l’isomero beta è il più persistente alla degradazione batterica e il meno volatile. Può essere considerato un contaminante ambientale universale. 
Le Schede Internazionali di Sicurezza Chimica riportano che la sostanza può determinare effetti sul sistema nervoso centrale e può avere effetto su sangue, fegato, reni. 
E' possibile che sia cancerogena per l'uomo. 
Test condotti su animali indicano la possibilità che possa causare tossicità per la riproduzione o lo sviluppo umano.
Adesso è nel latte del Lazio.
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E siamo a diciotto. Cominciano a fare seriamente paura i numeri relativi alla vicenda del latte contaminato dalla presenza di una sostanza chimica, il beta-esaclorocicloesano, scoperto alla fine del mese scorso in dieci aziende agricole situate nel territorio a sud di Roma, alle quali da una decina di giorni se ne sono aggiunte diciotto nella nostra provincia. 
E' una contaminazione che si va espandendo a macchia d'olio seguendo il percorso del fiume Sacco, principale imputato di una vicenda che con il passare dei giorni acquista sempre di più i contorni di un dramma per gli allevatori colpiti, "rei", si dice, di aver irrigato con l'acqua del Sacco il foraggio di cui si cibano gli animali trovati positivi alla presenza in eccesso del pesticida. 
La prima azienda, di cui si ha avuto notizia in Ciociaria e nei cui confronti è scattata la misura del sequestro dei bovini e l'ordinanza di distruzione del latte raccolto, si trova nel territorio del comune di Paliano. 
A catena ne sono state bloccate altre sei ad Anagni e quattro a Sgurgola; di ieri la notizia di altri sette provvedimenti in totale richiesti dalla Asl di Frosinone alle amministrazioni comunali di Morolo, (cinque aziende risultate positive) e due di Supino. 
La Asl fa sapere che finora in provincia di Frosinone sono state monitorate 235 fattorie, di cui 84 nel distretto "B" di Frosinone e 151 nel distretto "A" Alatri-Anagni. 
I controlli - spiegano dall'azienda sanitaria - sono stati estesi fino ad Arce dove non si sono riscontrati casi di non conformità del latte ai parametri ritenuti legalmente tollerabili.
Così come non vi sono state riscontrate conseguenze per i consumatori, grazie all'efficienza dei controlli preventivi dei servizi veterinari. 
Il contenuto delle ordinanze che i sindaci dei comuni coinvolti stanno firmando in queste ore per tutelare la salute pubblica - visto che un accumulo elevato della sostanza produce nell'uomo effetti che si manifestano con potenziali danni al sistema nervoso centrale - è sempre lo stesso: distruzione del latte prodotto e divieto di mobilitazione del bestiame "malato". 

Già! 
Ma che significa distruggere il latte che è stato sequestrato nelle aziende? 
Per avere un'idea del danno economico che si sta determinando, basti pensare che oltre al mancato introito per il blocco del conferimento dell'alimento alle varie cooperative di raccolta, l'allevatore dovrà sostenere una spesa che si aggira sui quindici-venti centesimi a litro (le cifre sono state fornite dall'associazione ciociara produttori latte) per lo smaltimento del latte contaminato, che viene ritirato da apposite ditte specializzate. 

Di questo e di tanti altri problemi legati a questa situazione si parlerà domani mattina nel corso di una riunione organizzata dalle organizzazioni di categoria, che chiedono certezze per le imprese del settore: «In nome della sicurezza alimentare ed ambientale - scrivono in un documento congiunto i presidente provinciali di Confagricoltura e della Cia, Diurni e Mancini e i direttori di Coldiretti, Confagricoltura e Confcooperative, Palù, Baldassarre e Smania - bisognerà valutare la reale portata del problema ed individuare immediatamente i responsabili del danno per ottenere i dovuti risarcimenti per garantire alle imprese il reddito e per continuare a fornire al consumatore un prodotto sano e di qualità»

Gli agricoltori ciociari che coltivano i propri terreni nella Valle del Sacco sono inferociti. 
Da qualche giorno sono finiti sotto accusa per il latte contaminato, la cui causa sarebbe da addebitare al fatto che le bestie avrebbero mangiato foraggi che contenevano il pesticida beta- esaclorocicloesano. 
«Noi in tutta questa storia, siamo vittime, non colpevoli. E' infatti dal 1978 che il pesticida che veniva usato come antiparassitario per le graminacee è stato bandito perché altamente inquinante. Ora non usiamo quel prodotto che tra l'altro veniva usato in una quantità di 3 grammi ogni 100 litri di acqua, ma sostanze meno inquinanti. E' impossibile che siano i foraggi a causare la contaminazione del latte delle vacche vicino al fiume Sacco» spiega Davide A. un agricoltore di Morolo che possiede 50 vacche.

«Io - aggiunge- ho 22 quintali di latte bloccati, nessuno mi viene a controllare, malgrado le numerose richieste che ho fatto alla Asl». 
A Morolo proprio ieri il sindaco Massimo Silvestri ha dovuto emettere ben 5 ordinanze di sequestro per altrettante aziende produttrici di latte. Dalla parte degli agricoltori anche gli agronomi. 
«La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per verificare le cause di questa contaminazione del latte. Io mi sento di escludere che la contaminazione possa essere dipesa dal fatto che gli agricoltori abbiano usato il pesticida beta-esaclorocicloesano, una sostanza nociva per l'uomo, lesiva per il sistema nervoso. E' da molti anni che è stato bandito in agricoltura. Se viene usato è solo nelle industrie, in particolare quelle del settore tessile. Ora alla Regione Lazio è stata istituita un'unità di crisi per verificare le cause della contaminazione del latte. Ci sono controlli di Asl ed Arpa Lazio su campioni di acqua del fiume Sacco e su zone di terreno limitrofe. Attendiamo i risultati prima di esprimere giudizi» spiega l'agronomo Giuseppe Napoletano. 

Dello stesso parere il suo collega della Cia, Ivano De Marco: «Il pesticida in questione in agricoltura è stato bandito nel 1978. E’ biodegradabile con difficoltà. E' una molecola in cui un atomo ha molto cloro. Ha una molecola a struttura ad anello esagonale ciclico. Viene usato in questi ultimi tempi nelle industrie tessili. Mi sento di escludere che si usi ancora in agricoltura» aggiunge De Marco. 

Intanto come detto alla Regione Lazio è stata aperta un'unità di crisi come spiegano dal settore agricoltura dell'Ente di via Pisana. 
«Fino a quando l'area non sarà circoscritta non possiamo prendere nessun tipo di provvedimento. I settori sanità ed ambiente si stanno muovendo, effettuando analisi sulle acque del fiume Sacco e sui terreni limitrofi. Ma si tratta di esami sofisticati che richiedono alcuni giorni. Quando avremo le risposte possiamo valutare se si può chiedere lo stato di calamità naturale. In agricoltura la sostanza sospetta non viene utilizzata» spiegano dal tavolo tecnico della Regione Lazio. 

Il messaggero, 21 aprile 2005 


UN VERTICE SUL LATTE LAZIALE AL PESTICIDA

Nella zona di proprietà del gruppo Fiata sud di Colleferro interrati 50.000 metri cubi di scorie di un'industria chimica che produceva cloroorganici.

Vertice da Bertolaso per affrontare l'emergenza-latte nella Valle del Sacco. Si susseguono senza sosta gli appuntamenti della task force costituita per approntare un tavolo di lavoro comune e superare il dramma che da quasi due mesi sta mettendo a dura prova la capacità di sopravvivenza delle imprese zootecniche, al confine tra le province di Frosinone e Roma, trovate positive alla presenza di un pesticida nel latte. 
Dopo il sopralluogo del ministro delle politiche agricole, Gianni Alemanno, che ha visitato il sito di Colleferro (Roma) da dove sarebbe partita la contaminazione dei capi di bestiame nutriti con il foraggio irrigato con l'acqua del Sacco, la prossima mossa vede come interlocutore degli interessati la Protezione Civile. 
Domani mattina, alle 10.30, a Roma, presso il dipartimento della Protezione Civile, si svolgerà un incontro al quale sono stati invitati, tra gli altri, i sindaci dei sette comuni (Anagni, Paliano, Sgurgola, Supino, Morolo, Segni e Gavignano) interessati dalla vicenda della contaminazione del latte. 
Si discuterà delle attività svolte e delle strategie da mettere in campo per gestire la situazione dal punto di vista ambientale e sanitario. 

Sul versante delle indagini, intanto, ai nuclei specializzati del corpo forestale dello Stato, che stanno eseguendo i controlli per monitorare il territorio compreso nell'area a rischio, estendendo le indagini anche agli allevamenti nei pozzi, negli allevamenti minori e nel miele, si sono uniti quelli del Noe, che hanno avuto accesso anche nella zona di proprietà del gruppo Fiat, a sud di Colleferro, dove si trovano interrati i 50.000 metri cubi di scorie di un'industria chimica attiva fino ad una trentina di anni fa nella produzione di cloroorganici.

Il messaggero, 1 maggio 2005 


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