DOSSIER - "LATTE BIOLOGICO"


Mercato Imprese Prodotti ( 25 Apr 2005 )

USA: COS'È CHE FA BIOLOGICO IL LATTE?

Tensione tra piccoli produttori e mega-allevamenti biologici. 
Gli agricoltori discutono: quanto devono pascolare le vacche perchè si possa dire che producono latte biologico?
 

Controversia: Che cosa rende il latte “biologico”?

Nel mondo apparentemente bucolico di pascoli verdi e “mucche felici” si sta scatenando una faida terribile.
Un gruppo di allevatori biologici di vacche da latte ha iniziato a prendere di mira gli allevatori più grandi che vendono anch’essi prodotti biologici. 

La controversia è nata perché questi grandi allevatori, approfittando di una dicitura un po’ vaga tra le linee guida sugli alimenti biologici del Dipartimento degli Stati Uniti per l’Agricoltura, alloggiano le proprie vacche in strutture di tipo industriale ma vendono i loro prodotti con il marchio di certificazione biologica .

“I consumatori pagano un sovrapprezzo per sentirsi sostenitori di una determinata etica ambientale e di un trattamento dignitoso degli animali, “ ha detto Mark Kastel, ex analista agricolo del Cornucopia Institute, un gruppo di ricerca sulle politiche agricole con sede nel Wisconsin. “E gli allevatori a livello industriale non sono conformi a tale filosofia.”

I rappresentanti degli allevatori a livello industriale sostengono però che si tratti soltanto di false accuse, perché i loro soci rispettano a pieno gli standard sui prodotti biologici previsti dall’USDA.

Lo scontro, quando si tratta di latte, avviene proprio sul significato della parola “biologico”.

La parola “biologico”, oltre ad assicurare che alle vacche non vengono dati né ormoni della crescita né antibiotici, significa anche che il latte proviene da allevamenti di piccole dimensioni dove regolarmente, ogni giorno, le mucche vengono portate al pascolo? 
Oppure significa soltanto che le mucche vengono alimentate con alimenti biologici privi di pesticidi?

In questo modo vengono messi in gioco i profitti di un’industria il cui successo è in continua crescita. 
Secondo l’ultima inchiesta fatta dall’Organic Trade Association, tra il 1997 e il 2003 la vendita di alimenti biologici è aumentata ad un tasso annuo medio del 19,5%.
I latticini biologici hanno giocato un ruolo importante in questa crescita, con un aumento annuo delle vendite pari al 22,5%, corrispondente a 1,4 miliardi di dollari.
Nel primo round di questa disputa i piccoli allevatori sembrano aver segnato una modesta vittoria.

Inasprimento delle norme

La principale area di contesa sono i pascoli e quanto tempo le vacche da latte biologico rimangono a pascolare. 
Dietro insistenza di un certo numero di allevatori, i membri del National Organic Standards Board (il Comitato nazionale per gli standard biologici), che si sono riuniti all’inizio di marzo, hanno suggerito di porre fine a ciò che ritengono essere solo una scappatoia concessa dalle norme USDA sui requisiti di pascolo per le vacche da latte biologico.

“In base al modo in cui le norme sono oggi scritte, è possibile produrre latte biologico con vacche che non escono mai all’aperto,” ha detto Hubert Karreman, veterinario della contea del Lancaster (Pa.) e uno dei 15 membri del comitato per gli standard biologici.

Karreman spiega che secondo una delle norme dell’USDA è necessario che le vacche abbiano “accesso al pascolo” ma, continua, tale dicitura non garantisce che gli animali vadano effettivamente a pascolare.

“Si possono anche spalancare i cancelli, ma se all’interno delle strutture gli animali trovano del buon grano da mangiare, sicuramente non andranno a pascolare all’aperto,” ha aggiunto.
Kastel, membro del Cornucopia Institute, sostiene che in una fattoria con mille vacche non è possibile sfamare tutti gli animali con foraggio vero e proprio.
“Se in una fattoria ci sono 4.000 vacche che vengono munte dalle due alle tre volte al giorno, è impossibile che possano andare anche a pascolare,” ha aggiunto. “Quelle vacche devono fare avanti e indietro dalla stalla dalle due alle tre volte al giorno. E’ impossibile portare così tante vacche verso pascoli freschi e farle rientrare per tempo nelle loro stalle: non possono muoversi abbastanza velocemente.”

La nuova dicitura suggerita dal comitato dichiara con precisione che gli animali pascolano durante la stagione della crescita. 
Viene inoltre specificato che solo le vacche in particolari stadi di vita (più giovani di 6 mesi o malate) non devono essere fatte uscire. Secondo la dicitura attuale le vacche in certi “stadi di produzione” possono essere tenute chiuse nelle stalle. 
Kastel ed altri come lui sostengono che i grandi allevatori abbiano interpretato questa norma per non far uscire le mucche che allattano.

Quanto devono pascolare le vacche per essere definite “biologiche”?

Una cosa che la nuova dicitura però non dichiara è quanto tempo le vacche da latte biologico devono pascolare per essere considerate tali.
Per affrontare questo argomento il comitato ha pubblicato un rapporto guida che cerca di specificare i requisiti sul pascolo.
In base a questo rapporto, portato a conoscenza dell’opinione pubblica, i requisiti sul pascolo esigono che un minimo del 30% della sostanza secca somministrato nell’arco di 120 giorni a vacche da latte biologico derivi dal pascolare; in alternativa, il comitato ha proposto di considerare gli standard locali, che attualmente vengono stabiliti dal Natural Reseources Conservation Service.

Secondo quest’ultima norma, i requisiti sul pascolo per le vacche che vivono nelle regioni più aride sono inferiori rispetto a quelli per le vacche che vivono in aree con terreni più ricchi. 
Gli ufficiali dell’Aurora Organic Dairy di Boulder (Colorado) sostengono che la qualità dei terreni e dei pascoli delle diverse regioni abbia fondamentale importanza nell’ambito dell'alimentazione dei bovini. 
L’Aurora è uno dei caseifici biologici più grandi del paese e possiede circa 4.250 vacche da latte; assieme al caseificio Horizon Organic è stata uno dei bersagli principali delle accuse dei piccoli allevatori.

I rappresentanti dell’Aurora si sono rifiutati di commentare il documento, ma, nelle interviste rilasciate in passato, il presidente Mark Retzloff aveva fatto notare che nella zona del Colorado in cui ha sede l’Aurora di solito i terreni da pascolo sono più aridi e meno fertili, per sempio, di quelli nel Vermont.
Clark Driftmier, l’ex vice responsabile marketing dell’Aurora, ha affermato: “La nostra azienda rispetta a pieno le norme della NOP (National Organic Program, la normativa federale sull'agricoltura biologica) come adesso vengono interpretate. Guardando al futuro, stiamo sviluppando dei progetti sia a lungo che a breve termine per aumentare in modo significativo la quantità di pascoli disponibili a tutte le nostre vacche ad ogni stadio di vita e di riproduzione, compreso l’allattamento”.

Uno degli slogan dell’Aurora Organic è ”Rendiamo accessibile la bontà biologica,” dato che le grandi dimensioni del caseificio permettono all’azienda di contenere i prezzi di vendita (che rimangono comunque superiori a quelli convenzionali).
La domanda chiave è: “Perché i consumatori pagano di più per acquistare prodotti biologici?”

Il sovrapprezzo del biologico

Se il motivo è la salute, vengono chiamati in causa alcuni studi secondo i quali la quantità dell’acido grasso essenziale noto come acido linoleico coniugato (CLA) contenuto nel latte prodotto da mucche alimentate ad erba risulta essere maggiore.
D’altra parte, persino i produttori di latte biologico che assicurano di alimentare con erba le loro vacche, spesso pastorizzano al massimo i loro prodotti per aumentarne la durata, dato che il latte viene raccolto da un gran numero di piccoli caseifici distanti l’uno dall’altro. 
Altri studi hanno affermato che il processo di ultra pastorizzazione causa una perdita di vitamine e batteri salutari maggiore rispetto al normale processo di pastorizzazione.
Ad ogni modo tutte le aziende di prodotti caseari biologici garantiscono ai consumatori che i propri prodotti derivano da vacche alimentate in modo biologico senza ormoni della crescita.

Oltre al motivo della salute c’è anche chi acquista latte biologico per sostenere l’idea di allevamenti dignitosi con vacche “felici”. 
Se questo è il motivo, dice Karreman, è importante che gli standard dell’USDA siano abbastanza chiari da assicurare che i prodotti caseari biologici mantengano questa promessa.
“Si ha la percezione che questo latte provenga da vacche che pascolano felici sull’erba,” va avanti. “ Credo che sia necessario confermare tale percezione anziché smentirla.

Traduzione di Claudia della Santa

United Press International, marzo 2005 


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