|
Ora finalmente sapremo cosa mangiamo
E' entrata in vigore l'«etichetta trasparente».
Non ci potranno più rifilare per passata di pomodoro made in Italy una miscela di San Marzano e concentrato di pomodori cinesi
ROMA - L'etichetta "antitruffa" per latte, olio e passata di pomodoro è appena entrata in vigore, ma ci vorrà ancora tempo perchè i consumatori si possano accorgere della vera e propria rivoluzione in arrivo. Per almeno 4 mesi, infatti, sarà ancora possibile trovare sugli scaffali dei supermercati latte microfiltrato etichettato come "fresco" e passata di pomodoro ottenuta invece che da pomodoro fresco da concentrato di pomodoro, magari cinese. La legge concede infatti 120 giorni per smaltire le confezioni conformi alle vecchie regole, mentre l'unica prescrizione della nuova normativa che diventa immediatamente operativa è quella che riguarda l'allungamento della durata del latte fresco pastorizzato da quattro a sei giorni.
Per tutto il resto, dunque, c'è ancora da attendere. In particolare, per un definitivo stop ai pomodori cinesi nelle passate made in Italy e all'extravergine italiano a base di olive marocchine i tempi, con ogni probabilità, si allungheranno ancora di più. La legge infatti prevede un termine di sei mesi per l'emanazione dei vari decreti attuativi che disciplineranno nel dettaglio l'obbligo di indicazione in etichetta dell'origine del prodotto o della provenienza della materia prima per i vari alimenti.
Il primo ad avere una regolamentazione completa dovrebbe essere a ogni buon conto il latte, per il quale il ministero delle Politiche agricole ha già allo studio da tempo il decreto.
A GENNAIO 2005 SCATTA OBBLIGO UE RINTRACCIABILITA' COMPLETA
I decreti in ogni caso dovrebbero arrivare prima del primo gennaio 2005, quando scatterà l'obbligo, introdotto dall'Unione europea, della rintracciabilità completa per tutti i prodotti alimentari. A chiedere rassicurazioni in tal senso è la Coldiretti. «L'importante -sottolinea la Coldiretti- è che i decreti siano pronti prima del primo gennaio dell'anno prossimo, quando scatta l'obbligo Ue della completa rintracciabilità delle diverse fasi che portano gli alimenti dai campi alla tavola dei consumatori. E' una scadenza importante, a cui dobbiamo arrivare adeguatamente preparati».
Sono tre le novità principali introdotte dalla nuova legge: il diritto di chiamare passata solo quella ottenuta dalla spremitura diretta del pomodoro fresco, il divieto di utilizzare il termine "fresco" per il latte microfiltrato, in modo da evitare confusioni con il pastorizzato, l'impossibilità di 'spacciarè come italiano l'olio extravergine ottenuto dalla molitura di olive straniere.
Salate le multe. Non rispettare l'obbligo di indicare l'origine in etichetta può costare ai trasgressori da 1.600 fino a 9.500 euro.
Una sanzione che arriva fino alla sospensione della commercializzazione in caso di mancato rispetto dell'obbligo di indicare il etichetta l'origine di tutti gli alimenti, intesa come luogo di coltivazione o di allevamento della componente agricola impiegata.
STOP A CONCENTRATO CINESE IN PASSATA POMODORO ITALIANA
Con le "etichette trasparenti" sulla passata di pomodoro si mette fine a un fenomeno che era stato a più riprese denunciato dalle associazioni di categoria e soprattutto dalla Coldiretti: quello della passata cinese "made in Italy". «Con la nuova legge -sottolinea l'organizzazione- la passata made in Italy non potrà di fatto essere più ottenuta dalla rilavorazione di concentrato di pomodoro cinese le cui importazioni hanno ormai raggiunto circa un terzo della produzione nazionale».
Una necessità, spiega Coldiretti, «per evitare che nei piatti più tipici della tradizione, come la pasta e la pizza, al posto della "pummarola" nostrana trovi spazio senza alcuna indicazione nelle confezioni il pomodoro di prima trasformazione cinese mescolato con il prodotto italiano per farlo diventare automaticamente "tricolore". Un rischio reale, come dimostra l'aumento del 17% delle esportazioni cinesi di pomodori conservati in scatola nei primi tre mesi del 2004».
IL MICROFILTRATO NON SI PUO' PIU' CHIAMARE "LATTE FRESCO"
Quanto al latte, dopo la lunga "querelle" sul latte fresco microfiltrato, la legge appena entrata in vigore pone definitivamente fine alla questione, stabilendo che il microfiltrato non può fregiarsi della denominazione "fresco". Una misura che era stata invocata con forza dal mondo agricolo. Anche perchè, a parità di denominazione, a differenziare agli occhi del consumatore una confezione di latte microfiltrato da una di pastorizzato fresco, rimaneva solo la data di scadenza, ben più lunga per il primo rispetto al secondo. E per il pastorizzato la nuova legge ha anche allungato la durata, fissando la data di scadenza al sesto giorno successivo a quello del trattamento termico, salvo che il produttore non indichi un termine inferiore.
La trasparenza dell'informazione ai consumatori sulla genuinità, la qualità e l'origine del latte acquistato, sostiene la Coldiretti, è determinante per frenare il brusco calo nei consumi di questo alimento, che, nei primi tre mesi del 2004, è risultato in calo del 4% negli acquisti delle famiglie italiane, toccando il livello più basso degli ultimi cinque anni durante i quali gli italiani hanno consumato a testa il 19% di latte fresco in meno per un valore che in assoluto è sceso a circa 15 litri/persona.
BEDONI, CADE LA FOGLIA DI FICO DEL FALSO "MADE IN ITALY"
La nuova legge sull’etichettatura accelera il percorso già iniziato a livello europeo con la previsione, introdotta sull’onda dell’emergenza mucca pazza, dell’etichettatura di origine per la carne bovina, nel maggio 2002, a cui hanno fatto seguito le nuove "etichette trasparenti" per l’ortofrutta fresca, le uova e, ultima in ordine di tempo, il miele, una novità che risale solo a pochi giorni fa.
«Con l’obbligo di indicare l’origine in etichetta -afferma il presidente della Coldiretti Paolo Bedoni- cade la foglia di fico del falso made in Italy e l’agroalimentare nazionale recupera la sua vera identità fatta di un semplice e trasparente legame con il territorio da cui proviene». Bedoni plaude al parlamento, che, dice, «contro le troppe furbizie e inganni ha dimostrato un grande senso di responsabilità nei confronti dei consumatori italiani che, come dimostra una recente indagine Coldiretti-Ispo, in otto casi su dieci (78%) considerano necessaria l’indicazione in etichetta del luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti e non solo del luogo di trasformazione o di confezionamento».
ECCO I PRODOTTI CON L'ETICHETTA TRASPARENTE
E' appena scattato l'obbligo di indicare in etichetta l'origine dei prodotti alimentari e la provenienza della materia prima prevalente per latte, olio extravergine di oliva e passata di pomodoro. Ma se gli effetti di quest'obbligo diventeranno evidenti per i consumatori solo fra qualche tempo, non sono pochi gli alimenti per i quali le regole su tracciabilità ed etichette trasparenti sono già in vigore. Ecco quali sono:
CARNE BOVINA: dal primo gennaio 2002 l'etichetta deve riportare il codice di identificazione dei bovini e il Paese di nascita e di ingrasso, di macellazione e di sezionamento. Nel punto vendita, per la carne venduta a taglio, l'etichetta potrà essere sostituita con una informazione fornita per iscritto e in modo visibile.
FRUTTA E VERDURA FRESCHE: sulle etichette sono obbligatorie le indicazioni dell'origine, della varietà e della categoria.
UOVA: dal primo gennaio 2004 è obbligatorio il codice sul guscio. Nell’ordine il codice individua: il tipo di allevamento (0 per biologico, 1 all’aperto, 2 a terra, 3 nelle gabbie), lo Stato in cui l’uovo è stato deposto (es.IT), il codice Istat del Comune, la sigla della Provincia, il codice distintivo dell’allevatore.
PESCE: l’etichetta deve riportare l’indicazione di origine (se pescato in mare, zona di cattura, in acqua dolce o allevato).
MIELE: dal primo agosto scorso l’etichetta deve riportare il paese d’origine in cui è stato raccolto. In particolare, se proviene da più paesi dell’Ue, l’etichetta deve riportare l’indicazione 0miscela di mieli originari della Cè, se proviene da Paesi extracomunitari "miscela di mieli non originari della Ce" e se si tratta di un mix "miscela di mieli originari e non originari della Ce". In etichetta va anche indicata la scadenza (18-24 mesi dalla data di produzione).
Mia Grassi
12/8/2004
|