I
produttori: l’allarme per la Bse è del tutto ingiustificato
Mucca pazza, gli allevatori in corteo a Roma
Tensione durante la protesta davanti a Montecitorio. Lanci di uova e
arance sul portone della Camera
ROMA - Gli allevatori protestano per la situazione
venutasi a creare dopo le misure prese dal governo per fronteggiare il
«morbo della mucca pazza». E sono venuti oggi a manifestare a Roma,
provocando momenti di tensione davanti alla sede della
Camera.
UOVA SUL PORTONE DI MONTECITORIO - Sono tre i sit-in indetti
a Roma dagli allevatori per protestare per la situazione di crisi del
settore determinata dall'emergenza mucca pazza: uno davanti a
Montecitorio, l'altro davanti al senato e il terzo in via XX Settembre
davanti al ministero per le politiche agricole.
Fin dal primo mattino gruppi di allevatori hanno cominciato ad
attraversare le vie centrali della città suonando fischietti e
tamburi. Ma veri e propri incidenti sono scoppiati davanti alla
sede della Camera. I manifestanti erano giunti a pochi metri dal
portone principale della Camera, con alcuni poliziotti che a fatica
impedivano il loro ingresso. Dalla piazza sono partite uova marce
e arance che si sono infrante contro il portone del palazzo.
LE RAGIONI DELLA PROTESTA - Gli allevatori protestano perché non
riescono più a vendere gli animali da macellare. «Non è
possibile - osserva, in piazza Montecitorio, un anziano allevatore del
cuneese, proprietario di un centinaio di capi - anche quando riusciamo
a vendere qualche vitello, ormai lo vendiamo a metà prezzo. Siamo
stati costretti ad approntare stalle di fortuna per creare dei ripari
alle mucche, con nylon di copertura, ma lassù da noi c'è la neve».
Secondo gli allevatori tutto l'allarme che si è creato,
soprattutto con giornali e televisioni, è ingiustificato perché
nel settore dei bovini non ci sono mai stati tanti controlli come ora
che riguardano anche la stessa fase della macellazione. «Ma non è il
vitello da carne che si nutre di mangime a rischio - si affannano a
ripetere gli allevatori - semmai si tratta di vacche da latte
che venivano nutrite con farine animali. Al vitello da carne si
è sempre dato granturco, orzo o fave».
30
gennaio 2001
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