DOSSIER MUCCA PAZZA


La natura si ribella, bisogna produrre meno

IL VETERINARIO

Mario Valpreda: «Tornare indietro è possibile ma servono collaborazione e sacrifici economici»


ROMA - E’ come se la natura ora volesse vendicarsi di tutte le disattenzioni e le forzature volute dall’uomo. Sfoderando l’ampio repertorio di malattie di cui dispone. La Bse che conduce le mucche alla follia. L’ afta epizootica che riempie di piaghe la bocca e le zampe di maiali, capre e pecore. L’ influenza aviaria che fa venire la febbre ai polli. Il morbo della lingua blu che stermina le greggi. Fenomeni non casuali secondo Mario Valpreda, responsabile dei servizi veterinari della Regione Piemonte, vero esperto in materia: «E’ il risultato di sistemi di allevamento che molto spesso sottovalutano l’aspetto sanitario. Si pensa di poter controllare il rischio soltanto con farmaci e vaccini». Le malattie che stanno colpendo il patrimonio zootecnico europeo sono una ribellione della natura a questi sistemi?
« In zootecnia l’igiene è fondamentale. Significa buona alimentazione, stalle pulite, animali ben curati e controllati. E’ ovvio che se si trascurano questi aspetti si pagano le conseguenze. Specie in un’Europa ormai dedita all’allevamento intensivo di ogni specie, pesci inclusi. Come compare una malattia è più difficile gestirla».
Altre responsabilità?
«La globalizzazione ne ha di sicuro. In un sistema di scambi senza frontiere molti Paesi non hanno capito che era necessario dotarsi di un’organizzazione veterinaria molto solida».
E gli allevatori hanno colpe?
«Speriamo abbiano capito che i controlli non sono vessatori ma servono a tutelare la salute degli animali e dell’uomo. Ci vorrebbe da parte loro maggiore collaborazione».
Si può tornare indietro per ristabilire equilibri che sembrano alterati?
«Lo si può fare, ma costa sacrifici anche economici. Per prevenire questi fenomeni bisogna innanzitutto rispettare il benessere degli animali. L’Europa dovrebbe comportarsi come per il vino. Produrre di meno e rinunciare ad alcune forzature alimentari che non hanno senso. Si produce complessivamente più di quanto serve».
La Bse è un castigo che l’Europa si è cercato?
«Un castigo che ha monopolizzato l’attenzione e oscurato il resto. L’afta epizootica è molto più temibile anche se non è contagiosa per l’uomo. E’ il terrore degli allevatori. Una iattura da non augurare al peggior nemico».
Cosa significa la scoperta in Gran Bretagna di tutti questi focolai di afta epizootica?
«E’ un brutto segno. I focolai riguardano allevamenti molto distanti tra loro. Vuol dire che il virus ha viaggiato attraverso il Regno. L’unico modo per circoscrivere il pericolo è la severità delle misure veterinarie. Il Paese colpito dalla malattia non deve commettere errori lasciando uscire potenziali veicoli dell’infezione, non ultimo il materiale riproduttivo».
E l’Italia? Almeno per l’afta può stare tranquilla?
«Io non credo che per noi ci siano pericoli. L’ultimo focolaio risale all’89, in bovini e suini, in Emilia Romagna. Tutti gli animali importati dall’Inghilterra prima che si sapesse dell’epidemia sono sotto controllo».
E’ stata detta la stessa cosa a proposito della Bse: l’Italia non è a rischio, state tranquilli. E invece ci ritroviamo con tre casi accertati, forse 4 o 5.
«Il rischio è stato sottovalutato. Si poteva agire 4-5 anni fa ed evitare la crisi.
mdebac@rcs.it

Margherita De Bac

27 febbraio 2001


BSE E’ l’encefalopatia spongiforme ...

BSE
E’ l’encefalopatia spongiforme bovina, detta anche morbo della mucca pazza per il tipo di disturbi che provoca. Finora 35 casi in Germania, una ventina in Spagna, più di 30 in Francia, tre confermati in Italia. La Bse può trasmettersi all’uomo attraverso il consumo di carne con una forma chiamata variante di Creutzfeldt Jacob

AFTA EPIZOOTICA
Colpisce suini, ovini, caprini e bovini, cioè tutti gli animali ad unghia divisa. Non è contagiosa per l’uomo ma è una calamità per gli allevamenti perché si diffonde con estrema facilità, trasportata dal vento, vestiti, pneumatici. È causata da un virus ancora diffuso nei Paesi dell’Est europeo e in Oriente. In Italia l’ultimo focolaio risale all’89. L’afta si è ripresentata in questi giorni in Gran Bretagna: 12 focolai accertati

INFLUENZA AVIARIA
Colpisce i polli, ha colpito in Italia lo scorso anno. Molto temibile per polli e tacchini anche la malattia di Newcastle, una specie di peste emorragica. Esiste un vaccino per proteggere il pollame

LINGUA BLU
Lo scorso anno ha sterminato migliaia di pecore sarde. La febbre catarrale degli ovini conosciuta nel mondo come Blue Tongue viene trasmessa da un virus trasportato da un insetto. Provoca febbre, salivazione ed emorragie che danno al muso delle vittime un colore bluastro. Di origine africana, non si trasmette all’uomo

27 febbraio 2001


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