| Evitiamo
stermini di mucche I
ricercatori del Cnr: alcune razze italiane forse sono immuni dal morbo ROMA - Ministri verdi in disaccordo sulle strategie anti mucca pazza.
Gianni Mattioli (Politiche comunitarie) e Alfonso Pecoraro Scanio
(Politiche agricole) la pensano in modo diverso sulla sorte che devono
subire le mandrie dove sia stato trovato un capo infetto. «Non c’è
altra strada, l’Unione Europea ha preso atto che solo con misure
drastiche è possibile stroncare la Bse (encefalopatia spongiforne
bovina) - ha detto Mattioli -. Soluzione dolorosa che metterà in crisi
il settore dell’allevamento, ma necessaria». Pecoraro Scanio invece
comprende e appoggia le ragioni degli allevatori: «Capisco la
preoccupazione dei Cobas. Chiedo un’indicazione europea, una norma che
eviti stermini inutili. I consumatori vanno tutelati ma occorre
astenersi da abbattimenti ingiustificati». Pecoraro chiede anche che
diventino obbligatori i test rapidi su tutti i capi eliminati
volontariamente, per scelta dei proprietari, dietro risarcimento.
ABBATTIMENTI - Con un ricorso che verrà presentato al Tar, del Lazio o
della Lombardia, i cugini Mantovani, proprietari della seconda mucca
italiana con Bse si oppongono alla distruzione dell’intera mandria,
167 esemplari fra tori e mucche da latte. Si oppongono anche al
sequestro dell’intero allevamento. Nessuna attività può continuare.
Il destino di questo bestiame è sospeso. Anche le mucche della Cascina
Malpensata, l’azienda bresciana dove si è verificato il primo caso di
Bse, sono in attesa di giudizio. Il Tar ha sospeso la sentenza di morte,
il governo potrebbe modificare il decreto che obbliga la loro
distruzione. La Germania, dove la Bse è ben più invasiva che da noi,
si trova a fronteggiare gli stessi problemi, centuplicati. Tremila
agricoltori ieri hanno manifestato a Dresda per opporsi
all’abbattimento dei bovini di aziende interessate da un caso di mucca
pazza. Lo slogan è «proteste di massa contro uccisioni di massa». M.D.B. 18 febbraio 2001 |
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