| Mucca
pazza, dubbi su molti capi morti al Sud
Lunedì
l’accordo per trasformare in cemento le farine animali. Fumagalli
Carulli: useremo impianti simili a forni crematori
I test
sugli animali deceduti nelle stalle eseguiti quasi tutti al Nord. Fra
tre giorni il responso sulla vacca di Mantova
ROMA -
Tre giorni ancora per avere la conferma del secondo caso italiano di
mucca pazza. Lunedì dal centro di referenza per la Bse (encefalopatia
spongiforme bovina), con sede a Torino, i risultati delle analisi
tradizionali che ci diranno se la vacca da latte di Marmirolo, indicata
dal numero aziendale 285, era davvero malata. Sarebbe il primo caso di
Bse su animali morti in stalla per incidenti o problemi di salute, la
categoria maggiormente a rischio, che ha riservato pessime sorprese agli
allevatori svizzeri e francesi. La quasi totalità di animali minati
dalla follia mortale sono stati trovati proprio in questo gruppo.
TEST - Per ora gli Istituti zooprofilattici italiani hanno analizzato 22
mila bovini sopra i 30 mesi, destinati alla macellazione. I test su
quelli morti in stalla sono la minoranza, circa 2000. E quasi tutti su
mucche lombarde. Silenzio da molte regioni, specie quelle del Sud. E
sorgono spontanee una serie di domande. E’ possibile che altrove le
mucche non muoiano per cause accidentali? C’è da sospettare che certi
allevatori preferiscano sotterrarle pur di non farle controllare,
correndo il rischio del sequestro?
FARINE - Lunedì il governo darà il via ad un accordo con i
cementieri per fissare le regole dello smaltimento delle farine di
carne. Migliaia di tonnellate sono stipate nei silos dell’Agea. Ora
serviranno a fare il cemento, bruciate nei forni a 1500-2000 gradi, una
temperatura che distrugge il prione, l’agente infettivo della Bse.
Sono almeno 500-600 mila tonnellate le farine da eliminare. Solo 180
mila saranno trattate dai 42 inceneritori italiani. Potrebbero essere
utilizzati anche «forni crematori». Ne ha parlato il sottosegretario
alla Sanità, Ombretta Fumagalli Carulli, responsabile della task force
anti Bse: «Con la cremazione il problema sarebbe risolto: la carne si
prosciugherebbe e di scarto resterebbero le ossa».
PECORARO SCANIO E FORMIGONI - Il comitato agricolo Cospa alimenta i
sospetti sulla carne straniera. Il 55% di quella consumata in Italia
viena macellata all’estero e proviene (30%) da mercati dove non sono
previsti test anti Bse. Il ministro per l’Agricoltura Alfonso Pecoraro
Scanio fa propaganda per le sei razze italiane con annunci pubblicitari
sui giornali. Critico Roberto Formigoni, presidente Lombardia: «Dopo
aver sbandierato un concorso Stato-Regioni, il governo non sborsa una
lira e scarica tutto il peso economico sulle Regioni».
FRANCIA - Scontri in Francia tra forze dell’ordine e agricoltori che
chiedono immediati indennizzi governativi per far fronte al calo dei
prezzi del filetto. A Nancy, fuoco a pneumatici, lancio di petardi,
granate lacrimogene.
mdebac@rcs.it
Margherita
De Bac
16
febbraio 2001
Prodi: «L’Europa
non invierà bovini a rischio nei Paesi poveri»
- ROMA - L’Europa non manda nei Paesi poveri carne a rischio Bse.
Parola di Romano Prodi: «Sulla salute non si scherza, o la carne è
buona per noi o non è buona per nessuno», ha detto ieri al Tg1 il
presidente della Commissione Europea commentando le notizie su
eventuali invii di bovini sospetti al terzo mondo, compresa la Corea
del Nord che ne avrebbe fatto esplicita richiesta. «L'obiettivo - ha
ricordato Prodi - è la sicurezza del consumatore».
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- 16
febbraio 2001
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