| Carne e latte di animali clonati sono sicuri
Categoria: Primo Piano - SCIENZE
Pubblicato il: 31 ottobre 2003
- SCIENZE
Lo dice la Food and Drug Administration, ente Usa di controllo.
- Primo passo verso l'entrata in commercio di alimenti
da animali «duplicati. Sui bovini le garanzie più elevate
WASHINGTON - Carne, latte e latticini di animali clonati sono sicuri per i consumatori. E' quanto afferma la Food and Drug Administration (Fda, l'ente americano per gli alimenti e i medicinali), secondo un documento diffuso dall'agenzia Reuters. Il giudizio della Fda è un passo avanti verso l'autorizzazione all'entrata in commercio di cibi derivati da animali clonati. Una decisione definitiva in materia è attesa negli Stati Uniti per il prossimo anno.
BOVINI SICURI - «Prodotti commestibili di cloni normali e sani, o della loro progenie, non sembrano rappresentare un rischio più elevato quanto a consumo di cibo», afferma il documento, un sommario in 12 pagine di un più ampio rapporto dell'Fda.
Secondo le conclusioni dell'Fda, i prodotti alimentari derivati da bestie clonate sono generalmente sicuri per il consumo umano: il massimo livello di certezza al riguardo si ha per i cloni di bovini, seguiti, in ordine decrescente di certezza, da suini, caprini e ovini.

Cibo da animali clonati, primo «sì» negli Usa
31.10.2003
- di Bruno Marolo
La carne e il latte di animali clonati si possono consumare senza pericolo. Lo ha deciso la Food and Drug Administration, l'ente di controllo sanitario degli Stati Uniti. Un parere esposto in sole 11 pagine, pubblicato ieri sul sito Internet della FDA, potrebbe rivoluzionare nel giro di qualche anno l'industria alimentare. Una decina di aziende in America hanno già cominciato la produzione in serie di mucche, pecore e suini clonati. «Aspettiamo con impazienza una decisione definitiva della FDA che consenta alle industrie biotecnologiche e agli allevatori che ricorrono ai loro servizi di partire alla conquista del mercato», ha dichiarato un portavoce della Biotechnology Industry Organization. Carol Foreman, esperta di prodotti alimentari della federazione dei consumatori americani, ha reagito con indignazione. «L'unica mossa giusta da parte della FDA - ha sostenuto - è stata di annunciare la decisione nel giorno di Halloween, la festa delle streghe. Le autorità sanitarie dimostrano una ottusità sconcertante, non vogliono capire che la gente è spaventata all'idea di mangiare carne di animali prodotti artificialmente».
Passerà almeno un anno prima che la FDA decida se la clonazione di animali deve essere considerata come una normale forma di riproduzione assistita, oppure se deve essere regolata dal governo. Rimane da risolvere un altro aspetto cruciale: se il consumatore deve essere avvertito con una etichetta. Per il momento, in America nessun regolamento vieta la produzione o la vendita di carne ottenuta da animali clonati. Gli allevatori tuttavia si sono impegnati ad aspettare una autorizzazione esplicita della FDA.
La FDA si è posta due domande: se gli animali clonati siano sani, e se le loro carni siano impossibili da distinguere da quelle ottenute con la riproduzione tradizionale. Il rapporto degli specialisti non è ancora pronto, ma il governo ne ha annunciato in anticipo le conclusioni per conoscere le reazioni degli scienziati e del pubblico. Nelle 11 pagine di riassunto si spiega che la maggior parte dei tentativi finisce con un aborto o con la nascita di animali deformi. Altre malformazioni emergono spesso nei primi mesi di vita. Tuttavia i cloni che raggiungono l'età matura non si distinguono dagli animali ottenuti con la riproduzione tradizionale. Stephen Sundlof, direttore del centro di veterinaria della FDA, assicura: «Questi animali risultano perfettamente sani, ed è difficile immaginare che animali sani producano carne o latte inaccettabili».
Negli Stati Uniti vi sono circa 300 cloni di bovini. Nei laboratori Cyagra di Worcester nel Massachusetts, i più grandi del genere, vengono clonati in media 60 animali l'anno. Il prezzo medio è di 20 mila dollari l'uno. È ovvio che esemplari così costosi non sono adatti alla macellazione. Gli allevatori usano questo procedimento per duplicare animali dai quali si ricava una produzione eccezionale di latte o una carne particolarmente saporita. I cloni sono destinati alla riproduzione, e sugli scaffali dei supermercati arriveranno se mai bistecche o latte ottenuti dai loro discendenti.
In ultima analisi, la reazione dei consumatori sarà importante quanto la decisione della FDA. Stephanie Childs, portavoce dell'associazione delle industrie alimentari, assicura che la sorte delle aziende biotecnologiche sarà decisa dal mercato. «Non basta - spiega - che la carne sia dichiarata sicura dal punto di vista sanitario. I consumatori la compreranno soltanto se avranno fiducia. Non è nel nostro interesse distribuire prodotti che nessuno vuole comprare».
Proprio per questo motivo la FDA ha informato il pubblico delle conclusioni dei suoi esperti prima ancora di essere pronta a fornire spiegazioni abbastanza particolareggiate per soddisfare la comunità scientifica. Una avversione viscerale dei consumatori potrebbe segnare la fine dell'industria nascente. Ma gli americani si sono rassegnati a mangiare carne con gli ormoni e vegetali organicamente modificati. Una campagna pubblicitaria potrebbe convincerli. In questo caso, probabilmente finiranno per comprare i cloni senza saperlo. Non è assolutamente detto che troveranno le indicazioni sull'etichetta.

Sezione: Esteri 1/11/2003
«Carne e latte degli animali clonati non fanno male»
Primo verdetto dell’autorità sanitaria americana: «Questi prodotti sembrano sani, non ci sono prove del contrario». L’ira dei consumatori
UN NUOVO PASSO VERSO GLI SCAFFALI DEL SUPERMERCATO
corrispondente da NEW YORK
Gli animali clonati sono sani e danno prodotti altrettanto sani, dunque nulla osta alla loro entrata nella catena alimentare che, attraverso gli scaffali dei supermercati, arriva fino sulle tavole dei singoli consumatori. Il verdetto preliminare della «Food and Drug Administration» - l'agenzia federale americana che vigilia sull'alimentazione dei cittadini - è contenuto in un documento di undici pagine, redatto sulla base delle conclusione di una ricerca di 300 pagine, di cui era stato incaricato lo scorso anno il Consiglio nazionale della ricerca di Washington, un istituto indipendente cui il governo federale affida consulenze su temi scientifici di interesse pubblico. Secondo lo studio, «carne, latte e altri prodotti di animali clonati sembrano sani» perché «non è stata trovata prova che possa arrecare danno alla salute dei consumatori». Il passo compiuto segna un importante successo per l'industria del cibo clonato e avvicina il giorno in cui il volto dei supermercati americani potrebbe cambiare radicalmente. Ma prima di consentire l'entrata dei prodotti in commercio dovrà passare almeno un altro anno, durante il quale la Fda raccoglierà la «reazione del pubblico» valutando ogni sorta di obiezioni: tanto sul piano scientifico che sulle questioni di tipo morale e religioso. «Non siamo arrivati ancora al momento in cui i cibi clonati entreranno nella catena alimentare - spiega Lester Crawford, vicecommissario della Fda - e fino a quando la decisione formale non verrà presa la moratoria attuale resterà in vigore».
Gli accertamenti dei prossimi mesi andranno in due direzioni e risponderanno a due quesiti. Primo: gli animali clonati possono essere considerati del tutto sani? Secondo: i loro prodotti sono indistinguibili da quelli di origine naturale? Il passaggio è necessario perché, come riconosce lo stesso documento di undici pagine diffuso a Rockville, Maryland, «la tecnologia non è perfetta» e «la vita media degli animali clonati è bassa anche se in aumento». La rigidità di controlli ed esami ancora da passare non impedisce alla Fda di lasciare trapelare un giudizio positivo su quello che potrebbe essere l'esito finale. «Se è vero che alla nascita l'animale clonato può presentare alcune differenze rispetto a quello naturale - osserva Stephen Sundorf, responsabile della medicina veterinaria per la Fda - nella fase adulta queste differenze scompaiono». Se il verdetto atteso per il 2004 sarà di luce verde, la Fda dovrà passare a decidere se considerare la clonazione in sè come un «nuovo metodo di riproduzione» - equiparandola al metodo naturale - oppure richiedere una specifica autorizzazione per la clonazione di ogni singolo tipo di animale. Nel primo caso non vi sarebbe bisogno di alcun tipo di indicazione sull'etichetta dei prodotti, nel secondo potremmo avere nei supermercati scaffali separati per i prodotti clonati. In attesa di conoscere i contenuti dell'intero rapporto di 300 pagine del Consiglio nazionale della ricerca gli avversari dei prodotti clonati sono saliti sulle barricate. «Non è affatto scontato che la Fda abbia l'autorità legale e morale per porre fine alla moratoria in vigore - sostiene Carol Tucker Foreman, della Federazione nazionale dei consumatori - e questi funzionari sembrano incredibilmente inconsapevoli del fatto che il loro annuncio ha creato grande disagio tra i consumatori». Le associazioni dei consumatori si mobilitano, sono sul piede di guerra e assicurano che esamineranno la questione «molto a fondo», perché «la fiducia di chi acquista conta quando il fatto che i prodotti sono sani». D'altra parte il loro giudizio potrebbe risultare determinante: mettere in vendita prodotti di cui le casalinghe non si fidano si rivelerebbe un boomerang.
L'industria del bestiame clonato negli Stati Uniti è ancora alle prime armi: su oltre cento milioni di capi esistenti, appena qualche centinaio è stato «duplicato», seguendo il metodo che portò alla nascita in Gran Bretagna della pecora «Dolly». Inoltre in ragione dell'elevato costo della «duplicazione» di una mucca o di un maiale - valutato attorno ai ventimila dollari - l'ipotesi di mettere direttamente in commercio i loro prodotti sarebbe proibitiva, comportando, ad esempio, la vendita di un hamburger al costo medio di cento dollari. Più probabile invece, se arrivasse il definitivo via libera della Fda, che gli animali clonati - magari animali geneticamente modificati, con caratteri peculiari - vengano usati per creare a loro volta, e in modo naturale, altri esemplari che replichino automaticamente i caratteri desiderati. Sarebbero questi, con i loro derivati, a essere poi messi in vendita e finire sulle nostre tavole.
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