DOSSIER MUCCA PAZZA


 

Mucca pazza e altre questioni sottovalutate

CONSUMATORI SENZA PARTITO

di GUIDO GENTILI
Dove sono finiti i «Nader all’italiana»? Perché le grandi centrali sindacali non sembrano toccate più di tanto dai problemi che invece assillano milioni di cittadini-consumatori? A cavallo di mucca pazza e nel mezzo di una campagna elettorale in cui tutti si riscoprono (genericamente) sostenitori dello sviluppo eco-compatibile, la politica italiana continua a muoversi seguendo ritmi e prassi consolidate. L’andirivieni polemico che dalle sedi parlamentari e partitiche si propaga fin nel più piccolo dei consigli comunali non deve trarre in inganno. Al netto delle verbose contrapposizioni, governo e maggioranza tendono a rassicurare comunque i cittadini e invitano a «pensare positivo»; l’opposizione attacca e rigetta sul governo ogni responsabilità. Tutte e due le parti si presentano come i difensori più strenui degli interessi dei consumatori: dal caso di mucca pazza ai tassi usurari sui mutui, dalle assicurazioni auto alla giungla tariffaria della telefonia fissa e mobile.
Il grande movimento nasconde, però, un vuoto progettuale e una resistenza ai cambiamenti altrettanto grandi. Non è un caso, per esempio, che la riforma dei servizi pubblici locali si sia arenata alle Camere, perpetuando i monopoli delle aziende municipalizzate che fanno capo ai «Comuni-imprenditori». Il passo lento delle liberalizzazioni, meglio di ogni altra cosa, misura un deficit di cultura del mercato (trasversale agli schieramenti politici) tuttora molto ampio. Sono i cittadini, in conclusione, a farne le spese. Ed è certo che senza la spinta delle varie authority indipendenti, a partire da quella Antitrust, la difesa (economica) dei consumatori sarebbe rimasta una scatola pressoché vuota.
Il caso di mucca pazza, arrivando a toccare l’alimentazione e la salute dei cittadini, rende ancora più evidente la mancanza di una politica che tuteli gli interessi civili. Gli apparati ministeriali, nonostante gli innegabili progressi, tendono a inchiodarsi ai vecchi e «collaudati» schemi organizzativi e dunque rispondono male, confusamente e burocraticamente, alle nuove domande.
Del resto, fino a ieri, un ministero come quello per le Politiche agricole veniva ritenuto buono soltanto per il piccolo cabotaggio politico. E non va dimenticato che solo grazie a un referendum del 1993, sostenuto dai radicali, si riuscì a espropriare il vecchio Sistema sanitario dalle funzioni ambientalistiche che gli erano state, sciaguratamente, assegnate nel 1978.
I partiti, vecchi e nuovi, sono impreparati: non guardano ai dati, non tengono in nessun conto i risultati della ricerca scientifica e preferiscono, come sempre, ideologizzare il confronto.
La voce delle associazioni di utenti e cittadini, che in genere si leva alta fino a rasentare, qualche volta, lo schiamazzo pretestuoso, è impercettibile. Ma non sarà un tribunale amministrativo o un «pretore d’assalto», questa volta, a poter risolvere la questione. Il nuovo Nader italiano, cioè il senatore Di Pietro autoproclamatosi leader del «partito dei consumatori» sulla scia dell’esperienza del celebre avvocato americano, non sembra in grado di scrivere sul tema parole originali. I sindacati, addirittura, paiono poco interessati alla vicenda.
Proprio rivolto a loro, Giuliano Amato consigliò, per non perdere contatto con la realtà, di occuparsi del costo di pannolini e babysitter. Operazione rivoluzionaria in un Paese dove ha sempre abbondato una tutela statica dei diritti, meglio se concentrata intorno alla vecchia fabbrica. È difficile incontrare un sindacalista (o un «ministeriale») che abbia chiara la portata innovativa, anche in riferimento alla difesa dei consumatori, della firma elettronica su Internet. Ma forse, fatto più grave, è ancora più raro incontrare qualcuno che si occupi professionalmente di pannolini e mucche pazze.
ggentili@rcs.it

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